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“Il fare” ci fa muovere e  andare avanti: bastano pochi momenti di distrazione per rendere tutto più sopportabile, e anche una malattia diventa un po’ meno fredda, molto più umana.
Così, i pazienti che fanno arte si dimenticano temporaneamente del loro status e della loro sofferenza.
Via, vai via, voglio dimenticarmi che sei dentro di me e vedere solo il colore!
Abbiamo già ricordato che l’arte può essere un’ottima alternativa rispetto ad una sintomatologia dolorosa e debilitante, esprimendosi e lottando contro il dolore.
Un po’ come cerchiamo di fare noi tutti nella vita di tutti i giorni. Perchè è così, in ognuno di noi c’è un po’ follia, c’è malessere ma c’è anche tanta forza (ok, forse un po’ nascosta).
Certo è che anche molti artisti hanno spremuto l’arte fino in fondo, aggrappandovisi, usandola, rigirandola e ribaltandola pur di trarne benessere e aiuto.

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Paul Gauguin e Vincent Van Gogh –  Colore emotivo.
In una lettera al fratello Theo, Van Gogh gli confida: ed io, con la mia malattia mentale, penso a tanti altri artisti che soffrono moralmente e mi dico che ciò non costituisce un impedimento per dipingere come se niente fosse (…) Noi non siamo che anelli di una catena. Quel buon Gauguin ed io ci comprendiamo in fondo, e se siamo un po’ pazzi pazienza, non siamo forse anche abbastanza artisti per smentire le inquietudini a nostro riguardo con quello che esprimiamo con il nostro pennello? Tutti avranno un giorno la nevrosi, il ballo di San Vito o altro.

Paul Klee – Carattere vivace.
Nella seconda parte della sua vita soffre di sclerodermia, una malattia degenerativa che colpisce la pelle ed i muscoli, rendendo sempre più difficile una pittura precisa. Molti dei suoi ultimi lavori mostrano il dolore, la lotta fisica ed emotiva nel contrastarla; ma la sua pittura grida, è necessità, voglia di vivere, vivere ancora e farlo intensamente: non ho mai disegnato tanto né con tanta intensità… Creo per non piangere.

Joan Mirò  – Colorato interesse per il disegno automatico.
Si abbandona alla spontaneità totale ed attinge dal suo inconscio immagini per mezzo dell’automatismo.

Frida Kahlo – Piccoli autoritratti ossessivi.
Urgente nell’esprimere la sua sofferenza attraverso una serie di autoritratti. Affetta da spina bifida fin da bambina; dopo un incidente d’autobus si trova costretta a letto per anni col busto di gesso.
Non si piange addosso, ma piuttosto inizia ad impiegare il suo tempo in modo terapeutico: legge libri e dipinge moltissimi autoritratti, grazie all’ausilio di un letto a baldacchino e di uno specchio installato sul soffitto, tramite cui può vedersi e ritrarsi. Ne Le due Frida, uno dei suoi autoritratti più famosi, si rappresenta in due modi – una Frida vestita da sposa, l’altra in costume messicano – e le due immagini sono collegate tra loro da una sottile arteria rossa che sporca di sangue l’abito nuziale. Il suo volto è sereno ed impassibile ma sembra dirci: stringete i denti come faccio io, andate avanti e fatelo tempestivamente.

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Il dolore non è solo malattia; è qualcosa che proviamo tutti e che tutti meritiamo di saper allontanare.
Vidas è un’associazione no profit di Milano che offre assistenza socio-sanitaria gratuita ai malati terminali a domicilio o presso il suo hospice; abbiamo incontrato alcuni degli operatori sanitari che lavorano all’interno di questa struttura e abbiamo proposto loro un dialogo al buio.
Bendati, e quindi privati del senso principale della vista, sono stati sottoposti ad un percorso sensoriale per fare in modo che olfatto, gusto, tatto ed udito venissero maggiormente sollecitati. Sentire non è solo vedere, nascere e rinascere significa spingere verso la luce, e la luce non potrebbe esistere senza il buio più completo. Oli, aromi, bacinelle di lenticchie, caffè, essenze e cioccolato sono solo alcuni degli espedienti che abbiamo usato per stimolare le loro emozioni. Sensazioni di benessere, addormentamento, pianto e fastidio sono state solo alcune delle emozioni che gli stessi operatori hanno provato. Emozionati, infastiditi, arrabbiati. Non importa. Qualsiasi emozione provata è stata ugualmente importante. Per un giorno sono stati loro ad essersi immedesimati in un corpo che ha bisogno di cure.

Se c’è emozione, pianto o commozione, significa che tutto questo fa parte di noi, è dentro di noi.
Lasciarsi andare per far scaturire dall’inconscio tutto ciò che proviamo, può farci stare meglio.
Può farci fare grandi respiri profondi.
Può farci stupire del tempo che passa velocemente.
Può farci giocare a tirare chicchi di caffè in testa al collega, sorridendo, proprio come è accaduto alla fine del nostro dialogo al buio.