In un parco verdissimo di Milano svetta la U.O.N.P.I.A: Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Salita la grande scala a chiocciola si arriva all’ultimo piano, in una sala luminosissima. Apriamo la porta. Uno, due, tre… dieci bambini tra i 7 e i 9 anni. Uno ha gli occhi a mandorla, un’altra la pelle olivastra, uno è biondissimo con gli occhi color ghiaccio. Sono tutti bambini nati in Italia ma figli di immigrati, il che significa che la loro mamma, il loro papà, oppure entrambi provengono da un altro paese. I piccoli sono qui per partecipare ad un laboratorio terapeutico-artistico, ossia un percorso basato sull’ausilio dell’arte come forma unica d’espressione. Tutto ciò perché? Proviamo a rispondere pensando di essere uno di questi bambini, pensiamo di essere Omàr!

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U.O.N.P.I.A Milano

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I colori in U.O.N.P.I.A.

Omàr (nome di fantasia) abbiamo detto che nasce in Italia da due genitori stranieri. Quindi non è italiano; è straniero, potrà scegliere di essere (anche) italiano a diciotto anni. Omàr ha una cultura famigliare che gli viene raccontata dai suoi genitori, non conosce direttamente la sua terra d’origine, sa qualcosa solo attraverso i racconti del suo papà e della sua mamma. Non è italiano, dicevamo, ma a scuola parla (timidamente) la nostra lingua. In casa però, ne parla un’altra.

A scuola, le sue maestre gli insegnano la cultura italiana, che è anche la sua. I suoi nonni vivono nel suo paese d’origine, ma Omàr non li ha mai conosciuti, quindi mentre gli altri bimbi parlano di quanto sia buona la torta di mele fatta dalla nonna, Omàr saltella scocciato, allontanandosi… non sa nemmeno che viso ha, la sua nonna. Chi, a sette anni, riuscirebbe a gestire tutta questa confusione senza chiedersi: Ma chi sono io?

Tutti i bambini (sopratutto nella seconda infanzia) sono fragili, sensibili ed introversi. Ma questi fanno più fatica a crearsi un’identità personale dei loro compagni, sono disorientati e questa confusione si manifesta nei modi più strambi, attraverso la timidezza, il mutismo o l’esuberanza incontrollabile. E’ a questo punto che interviene l’arte, per di più, con un’idea fulminea.

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I personaggi del cartone animato

Trovare l’identità di questi bambini attraverso la cosa che più amano: i cartoni animati. Facciamo inventare ad ogni bimbo un suo personaggio e gli chiediamo come si chiama, dove vive, chi sono i suoi amici… le sue caratteristiche generali, insomma. Mentre disegnano infinite volte l’ambiente ed il personaggio, ne raccontano anche la storia. Le singole storie si intrecciano in modo del tutto naturale ed eccoli: i disegni sono colorati, ritagliati ed uniti da ferma-campioni. Eppure sono vivi, si muovono! Fanno parte di un cartone animato vero: Dolcilandia!

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Un frame del cartone animato

Ad ogni bambino abbiamo donato una copia dvd del cartone animato, realizzato in stop-motion. Sia i genitori che il  personale medico che segue i bimbi nel percorso di crescita, sono rimasti affascinati dall’entusiasmo dimostrato. Ma la cosa più importante è stata che i bambini stessi si sono sentiti realizzati nel fare arte e ne hanno tratto godimento. Una linea di progetto ancora in progress, presso questa struttura.

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