Abbiamo studiato storia dell’arte su volumi spessi come mattoni (e quante volte li abbiamo dimenticati sotto il banco). Abbiamo cercato di memorizzare opere d’arte, nomi e tecniche. (“Ok, Balla è quello del bassotto che corre veloce”).
Ci hanno spiegato innumerevoli correnti artistiche. (Dada che?)
Ci hanno portato in gita, in giro per musei dove nessuno mai è arrivato a raddrizzarci la testa inclinata a destra e poi a sinistra, spiegandoci che quello che stavamo guardando non era solo olio su tela sapientemente dipinto.
Ci hanno fatto credere che non ci fosse guadagno più profondo al di là degli sforzi mnemonici e del mero sapere scolastico (anche se la verifica era da 2 e mezzo).

Perché è successo tutto ciò e dell’arte abbiamo solo pensieri effimeri?

Alain de Botton_John Armstrong_Larte come terapia_CosebelleMagazine_00Non è colpa nostra. Dal Novecento in poi, l’arte viene insegnata, venduta e vista solo come un oggetto estetico, qui è cascato l’asino. E’ stata minimizzata alla domanda: “A cosa serve?” Avevamo davanti agli occhi uno strumento fortissimo, ma non abbiamo compreso come usarlo (e/o  non ce l’hanno insegnato).

Lo strumento solitamente è un prolungamento del nostro corpo, qualcosa che usiamo per sopperire ai nostri limiti fisici: esattamente come un coltello ci serve per tagliare le cipolle, così l’arte ci aiuta a conoscerci meglio, a ricordare, a crescere. Attraverso le opere deve parlarci, farci capire quali sono gli aspetti di noi stessi che non capiamo o non conosciamo. Ecco che l’identità personale, le qualità della mente e del carattere possono trovarsi non solo nelle persone, ma anche negli oggetti, nei paesaggi.

Qui arrivano un nome e un libro.

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Alain de Botton&John Armstrong: L’arte come terapia

Gli scrittori sono due filosofi, il primo svizzero, il secondo inglese e a quattro mani ribaltano il ruolo dell’arte (intesa come design, architettura e artigianato). Questi due giovani signori sono convinti che l’arte sia un potente mezzo per migliorare la nostra vita ed aiutarci a risolvere i dilemmi di tutti i giorni, uno strumento di guida, coinvolgimento e conforto.

Bastava un libro e ce l’avete tenuto nascosto?

Alain de Botton_John Armstrong_Larte come terapia_CosebelleMagazine_01Si apre così un nuovo modo di percepire e interpretare l’arte dal punto di vista mentale e sensoriale. All’interno del sito di Alain de Botton, tutti i suoi progetti: “L’arte ci propone una cultura che, a differenza della nostra, preveda la sofferenza e la decadenza anziché negarle. I musei del futuro la prenderanno sul serio e si trasformeranno in una casa pubblica ideale per consolare dai fuggevoli timori che ci colgono nel cuore della notte.”

Il libro si apre con sette (principali) fragilità psicologiche a cui corrispondono sette funzioni dell’arte, alle quali sono affiancate le immagini di diverse opere d’arte:

la memoria
la speranza
il dolore
il riequilibrio
la conoscenza di sé
la crescita
l’apprezzamento

E continua con alcune importantissime quanto difficili domande:
Qual è il senso dell’arte? // Qual è la buona arte? // Che tipo di arte si dovrebbe fare, acquistare e vedere? // Come andrebbe studiata l’arte? // Come si dovrebbe esporre?

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L’arte ci stimola a riconoscere l’autentico valore della vita che siamo costretti a vivere
Usiamo questa possibilità, è nel nostro più intimo interesse.

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