Lasciamoci alle spalle il passato e parliamo del nostro futuro: i bambini. Il pensiero nei piccoli cuccioli d’uomo, come in ognuno di noi, è visivo, ovvero viene creato a livello celebrale, sotto forma di immagine.

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Abbiamo sete? Nel nostro cervello si verrà a creare l’immagine di noi stessi che, aprendo il frigorifero, ci dissetiamo con un bel bicchiere di acqua ghiacciata. Ecco perché le immagini disegnate ci fanno sentire meglio, buttano su carta i nostri pensieri in modo più chiaro e semplice! Lasciando che uno stato d’animo spiacevole si incarni in una determinata immagine, si tende a comprenderlo ed accettarlo più chiaramente ed in profondità. Sono sopratutto le esperienze traumatiche, codificate nella mente sotto forma di immagini, ad essere esteriorizzate per mezzo dell’arte. Questo accade perché il disegno e le sue forme sono processi non vincolati alle regole del linguaggio. Pensateci! Nel disegnare non serve conoscere la grammatica, la logica o la sintassi… Sopratutto i bambini traggono beneficio da questa esperienza. Essendo loro forniti di un esiguo vocabolario per descrivere emozioni e sensazioni, attraverso il disegno sono facilitati nell’esprimere totalmente i loro pensieri, in particolar modo quelli latenti, legati a traumi o esperienze drammatiche. L’espressione artistica traduce aspetti che, se fossero descritti a parole, risulterebbero troppo complessi. A differenza degli adulti, i bambini sono estasiati dall’idea di colorare, scrivere o creare disegni perché, per loro, è un’espressione del tutto naturale.

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Per gli adulti spesso invece è un blocco, una sensazione sgradevole che dà la certezza di essere impacciati! Ma come mai “i grandi” sono così scarsi a disegnare?! Tra i dieci e gli undici anni è il momento in cui tutti dovremmo prendere confidenza col disegno realistico, cioè dovremmo iniziare a disegnare tutto il mondo come appare realmente ai nostri occhi. Molti di noi non riescono a rendere le ombre, creare i volumi e la tridimensionalità, così, rimanendo delusi, abbandonano totalmente il disegno. Il risultato? Si ritrovano a quarant’anni a disegnare come un bambino di undici!
I bimbi invece, dai tre ai quattro anni, iniziano a disegnare tutto secondo la loro visione personale. Attenzione! Anche lo scarabocchio che a noi appare come il più incomprensibile, per il bambino significa qualcosa. I bimbi disegnano solo le cose che conoscono, non astraggono nessun aspetto del mondo! Il loro disegnare continua fino al momento in cui tracciano il cerchio; una palla, una faccina, qualora un bambino inizi a tracciare la forma tonda, ha preso coscienza di se stesso, della sua presenza nel mondo, del suo esserci.
Acquerello, tempera, acrilico o gessetti? Lapis, pennarello o collage?
I primi materiali sono detti fluidi, più facili da maneggiare ma più difficili da controllare rispetto ai secondi. La scelta del tipo di materiale varia a seconda del soggetto, della sua iperattività o della sua inibizione.

La terapeutica artistica si è dimostrata molto utile nell’aiutare i bambini che hanno vissuto eventi catastrofici o calamità naturali. Superare le conseguenze emotive per questi bimbi che hanno vissuto uragani, terremoti o incendi non è semplice: conservano per lunghi periodi di tempo il bisogno di esprimere col disegno il ricordo di quell’evento traumatico. Molti mesi dopo l’11 settembre 2001, per esempio, i bambini continuavano a rappresentare il crollo delle Torri Gemelle. Questo si verifica spesso in casi del genere, poiché l’esperienza traumatica di un attentato come quello delle Twin Towers è multidimensionale, ossia coinvolge i superstiti attraverso le immagini di distruzione e di morte, a livello emotivo, sensoriale e percettivo. Quando si subisce un trauma si è portati in modo naturale al desiderio di rappresentarlo per immagini, ripetendo i disegni fino ad ottenere sollievo e beneficio.

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