Nel corso del tempo l’uomo ha sempre considerato l’arte come una medicina… Aggiungiamo oggi questa certezza alle poche che abbiamo, purtroppo!
Quello strano popolo degli Ittiti compiva riti magici con fili di lana colorata, lo sapevate?
E che alcune culture africane indossavano maschere coloratissime per preservarsi da malattie ed evocare i propri antenati?
In Europa, molti dei dipinti paleolitici più famosi sono collocati in profondissime gole dove, probabilmente, avevano finalità magiche e propiziatorie oltre che ornamentali. Oggi come ieri, l’arte è sollievo fisico e mentale.

Nell’Arizona settentrionale, nello Utah e nel Nuovo Messico, i Navajo che abitano queste zone, combinano danza, canto e pittura con la sabbia per curare particolari malattie. Con grande gestualità questa popolazione disegna il mandala, (o ologramma del cosmo), un cerchio sacro sulla sabbia, abbastanza grande da permettere al malato di posizionarsi al centro ed essere pregato attraverso cantilene sacre… Ma non sono gli unici!
I Tibetani tracciano sulla sabbia un altro mandala, Kalachakra o ruota del tempo, il quale illustra la struttura dell’universo.

E gli Sciamani? Attraverso immagini rituali, abbigliamento e cerimonie guariscono il corpo, attraggono gli spiriti, raggiungendo uno stato di coscienza alterato.
Il filo che unisce tutte queste culture sarà pur colorato ma è invisibile!
Le somiglianze sono affascinanti, alcune forme di decorazione sono comparse in culture o società che non avevano il ben che minimo contatto reciproco! Come può essere successo tutto questo?
L’arte protegge tutti i concetti universali sotto un unico linguaggio visivo… Ma avviciniamoci ai giorni nostri.
Leonardo da Vinci fu il primo che si avvicinò all’idea del test proiettivo: osservando la macchia creata dal lancio di una spugna intrisa di colore su una parete, notò che le interpretazioni erano multiple!
Anni quaranta. Nasce il test proiettivo nel tentativo di distinguere un comportamento normale da un atteggiamento folle.
(Il termine “proiezione” infatti, in psicanalisi, indica una tendenza ad attribuire agli altri, percezioni, emozioni o problematiche che in realtà sono nostre). Oggi l’arte stimola le azioni cosiddette psicomotorie, tutti i gesti che chiamano in causa la vista, il tatto, l’udito, il movimento. Le attività artistiche ci permettono di entrare in contatto più facilmente con le nostre emozioni, hanno effetto gratificante e rilassante; sono espressioni liberatorie delle proprie emozioni quali ansie, stress o paure.
Possono insomma aiutare in termini psicologici la catarsi.
La catarsi? Sì. Chiamiamola più semplicemente purificazione, restituzione della calma, del nostro equilibrio momentaneamente perduto. Scegliete un colore, prendete un foglio ed iniziate a provarci… volete un consiglio per un buon sottofondo musicale?
Changes degli Stars!