Armaud - How to Erase A Plot

Una, nella vita, ha poche certezze. Si dice così, no? Le mie: la pioggia nel weekend, l’esistenza degli extraterrestri da qualche parte nell’universo e il guanciale nella carbonara.
E l’ottobrata romana.
L’ottobre 2015 a Roma è stato freddo e piovoso e le T-shirt, giocoforza, sono state frettolosamente rimpiazzate dall’infagottamento multistrato a cipolla. Un novembre preventivo, praticamente, ma soprattutto un’ingiusta privazione.
In una tale vacanza di certezze, nemmeno la carbonara può. Piuttosto, è stato un dolce rifugio scoprire l’uscita di How to Erase A Plot degli Armaud: un album sognante ed etereo dalle magnifiche atmosfere ambient, frutto di una collaborazione tra tre talenti romani.

Paola Fecarotta

Uno di questi, la trombettista-chitarrista-cantante Paola Fecarotta, è fresco di una lunga esperienza ad Amsterdam. Gli altri due sono Marco Bonini (Mamavegas) e Federico Leo. La città eterna vs la città dei canali: non sarà forse un caso che due luoghi che risentono così fortemente di un’influenza fluviale siano le fondamenta del progetto Armaud, una gemma autunnale rifulgente fluidità compositiva.
La piccola costellazione che ruota attorno a Paola Fecarotta, la cui voce lieve e trasognata ricorda Sara Lov dei Dévics, si libra sulle atmosfere rarefatte e diluite di un suono elegante. Canzoni come PatternsSpoiler scolpiscono una dimensione intima e intensa. Tra dream pop e ambient l’album How to Erase A Plot racconta un’intensa intimità attraverso la voce eterea di Paola Fecarotta. Ne abbiamo parlato con Paola.

Nel progetto Armaud, Paola, collabori con Marco Bonini dei Magavegas – una band con un sound ben diverso (e amatissima nella nostra città, Roma). Qual è stato il punto d’incontro di questo scambio artistico?
«Io e Marco ci conosciamo ormai da molti anni, quindi siamo prima di tutto amici. Credo che il punto d’incontro sia proprio la nostra diversità, anche caratteriale. Si sente dal modo in cui suoniamo o dalle scelte stilistiche negli arrangiamenti. La capacità di incontrarci a metà tra le nostre diverse ma complementari sensibilità, arricchisce la nostra ricerca musicale».

Amsterdam-Roma solo andata: due città profondamente diverse, a partire dalle abitudini quotidiane e dallo stile di vita. Le atmosfere uggiose di How to Erase A Plot nascono da un luogo in particolare o derivano più da un luogo dell’anima?
«Ho cambiato molte case ad Amsterdam, in particolare gli ultimi due anni li ho trascorsi in un quartiere molto silenzioso e di grande ispirazione. Le sue atmosfere rarefatte hanno risvegliato in me quella malinconia che da sempre mi caratterizza ma che il caos e lo stile di vita mediterraneo in qualche modo hanno sopito».

In How to Erase A Plot si percepisce un’introspezione profonda e la tua formazione jazz. L’ispirazione è frutto del movimento o nasce dalla stasi?
«L’ispirazione nasce dal movimento e si sviluppa nella stasi. Ho raccolto le esperienze della mia vita e grazie al silenzio sono riuscita a metterle in ordine. Per me è stato così ma credo che il processo creativo sia sempre diverso e molto personale. C’è molto jazz nel disco, soprattutto nel brano “How to erase a plot”. Non è stata una scelta del tutto consapevole ma un processo spontaneo derivante dai tanti anni di studio e ascolto».

Armaud era il cognome di tua nonna, giusto? Come mai hai scelto di chiamare questo progetto con un nome di famiglia?
«Giusto. Mia nonna si chiamava Maria Armò ed era una musicista. Non ho mai avuto il piacere di conoscerla ma dicono che le assomiglio molto. Io che non ho mai avuto occasione di coltivare il suo ricordo, ho trovato nella musica il modo più bello per farlo».

Qual era il sentimento predominante durante la registrazione di How to Erase A Plot?
«Euforia, paura, gioia, curiosità, indecisione… insomma, l’amore. É stato un po’ come quando ti innamori per la prima volta!»

Se doveste scegliere un solo verso del disco per rappresentare il momento che state vivendo, quale sarebbe?
«“There’s no reason to be scared, dear. There’s no perfection”. Per me questo verso rappresenta perfettamente lo spirito di autoironia e semplicità con le quali sto affrontando questo mio debutto. É una specie di mantra che spero continui ad animare per sempre il mio modo di vivere».

Qual è il vostro album preferito oggi? E dieci anni fa?
«Non è facile scegliere un album preferito, per una che non riesce neanche a decidere cosa mangiare a pranzo… Ti posso dire che ultimamente sto  ascoltando molto “Bloom” dei Beach House. Dieci anni fa ho  iniziato a suonare la tromba ed ero ossessionata da Chet Baker».

Paola, hai suonato molto all’estero, nell’ultimo anno. Che accoglienza hai ricevuto?
«Sempre diversa e sempre positiva, anche quando le condizioni non erano ottimali. Per esempio mi è capitato di suonare in posti molto chiassosi, soprattutto in Germania. L’esperienza più bella però rimane quella di Riga, città intellettualmente vivace che premia l’arte e i giovani in ogni loro espressione».

La scena musicale romana, negli ultimi quattro o cinque anni, si è diversificata molto, e in un certo senso anche stratificata. In quale locale avete ascoltato i migliori concerti del 2015?
«Fortunatamente a Roma la programmazione è variegata e veramente di alto livello in quasi in tutti i locali, dai più piccoli a quelli più conosciuti. Non ti saprei dire quali sono i migliori ma ti posso sicuramente dire quali sono stati i più importanti per Armaud: Le mura e il Fanfulla».

Che cosa cantate sotto la doccia?
«Tizianone nazionale! Ma non dirlo a nessuno!»

Una Cosabella?
«Il vento olandese. Prima lo odiavo, adesso mi manca».

How to Erase A Plot è uscito il 23 ottobre scorso per Lady Sometimes Records. Potete ascoltarlo dal vivo nei prossimi live degli Armaud: a Bologna il 13 @ Maison Ventidue, a Faenza il 14 @ Prometeo Arci Faenza e, infine, a casa. Il 19 novembre, infatti, gli Armaud approdano al B-Folk di Roma.