Due architetti, due creative e due mamme con la voglia di ridisegnare il mondo“: sono queste le parole con le quali amano definirsi Carlotta Maranesi e Antonietta Bavaro, fondatrici dello studio milanese archub. Avremmo mai potuto non soffermarci sulla loro storia e sulla loro attività? Assolutamente no. Così, nell’attesa del più importante appuntamento mondiale dedicato all’architettura, la Biennale di Venezia 2014, ci siamo concesse un nuovo incontro, dopo quello con le progettiste di Ambrosiana, per proseguire la nostra “indagine” sulle giovani realtà al femminile attive nel nostro Paese. E questa volta abbiamo in serbo per voi anche un omaggio! Da scoprire rigorosamente a fine intervista.

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Da sinistra: Carlotta & Antonietta

Cosebelle Magazine: Ciao Carlotta e Antonietta! Per rompere il ghiaccio vi chiediamo di autopresentarvi a partire dal vostro ruolo di progettiste. Ci indicate un architetto, un edificio, una città che vi rappresentano o  che sentiti particolarmente affini a voi?

Carlotta Maranesi: Come architetto penso a delle donne creative, forti, serie, che hanno fatto dell’architettura e del design il loro mestiere e con professionalità sono ormai riconosciute. Mi riferisco a Zaha Hadid, l’irachena autrice, tra gli altri progetti, anche del Maxxi di Roma, a Kazujo Sejima, giapponese e prima donna alla Biennale di Venezia, ma anche, pescando dal passato, a Charlotte Perriand, francese, che oltre a essere annoverata fra i fondatori del design contemporaneo fu anche moglie e madre. Come edificio scelgo la Torre Isozaki di Citylife. Sono felice di aver fatto parte del team di architetti che l’ha progettata: mi tornano subito in mente le nottate lunghissime di lavoro! Sarà per Milano uno dei simboli della nuova architettura… per sempre! Confesso che il pensiero mi riempie d’orgoglio oltre che di un grande senso di responsabilità, fondamentale per un architetto che vuol far bene il suo lavoro. Come città potrei dire Parigi, Sidney, NY: tutte città dove ho vissuto e dove mi sono davvero divertita. Eppure scelgo Milano: quella dove sono nata e dove vivo. Una città concreta, misteriosa e discreta, in questo senso credo che ben mi rappresenti. Se confrontata ad altre rimane “piccolina”, ma è quello che più mi piace. Citando la frase di un libro che fa parte della mia vita credo di riuscire a spiegarmi meglio: il protagonista di “Novecento” di Baricco a un certo punto, spaventato dalla vastità del mondo dice: “Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito.Ecco, per me Milano è quel pianoforte.

AH-Carlotta

Carlotta Maranesi

Antonietta Bavaro: La mia città, probabilmente, è Londra. Lì ho lavorato per cinque anni, la sento vicina al mio cuore che mi sta ora suggerendo architetti ed edifici ai quali sono molto affezionata. Uso il plurale perché come architetto sento di avere una doppia anima: una amante del neoclassico e del pittoresco, il che mi fa pensare al suggestivo Park Crescent dell’inglese John Nash, che mi proietta in un mondo dominato dal candore dello stucco e dalla nobiltà delle “terraces”; l’altra invece più cantieristica, amante del dettaglio, dello stretto connubio tra architettura ed ingegneria, che mi rimanda all’architetto inglese Richard Rogers con il Lloyds Building per la sua forte componente tecnologica. Non a caso amo indossare spesso scarpe comode, decisamente versatili per il cantiere e per rincorrere il mio instancabile “ometto”!

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Antonietta Bavaro

CB: Cosa vi ha spinto a dare vita al “sodalizio” professionale di archub? Quali sono i punti di forza e le debolezze del lavorare insieme?
archub: Sicuramente la spinta ci proviene dall’avere in comune le stesse passioni e gusti in materia architettonica e non. E poi avevamo la stessa esigenza di voler creare qualcosa di innovativo e divertente sul mercato. Come si dice: l’unione fa la forza, ed è veicolo di scambio e approfondimento dei nostri bagagli professionali. Ci siamo conosciute quando lavoravamo per lo studio Isozaki s.r.l, poi oltre che architetti e creative siamo diventate anche mamme. Abbiamo voluto ridisegnare la nostra professione addosso alla nostra nuova realtà creando lo studio archub. L’idea ha preso forma all’inizio nei nostri pensieri, poi negli spazi che la maternità ci consentiva e infine, con i bimbi all’asilo eccoci qui.

CB: In quali ambiti di intervento siete particolarmente attive?
archub
: Abbiamo entrambe un profilo professionale completo e sfaccettato: con il nostro studio archub riusciamo ad essere attive nei diversi settori dell’architettura: dalle ristrutturazioni d’interni alle pratiche edilizie, dal design di oggetti alla progettazione di edifici, in più ci siamo inventate dei servizi diversi, come il “Remaking Home by archub” che parte da un approccio più leggero alla ristrutturazione e si rivolge a chi con un intervento mirato vuole rivedere un ambiente della propria casa, e lo speciale Bebè&Kids by archub dedicato ai bambini.

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Speciale Bebè&Kids by archub

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Speciale Bebè&Kids by archub

CB: L’esperienza di diventare mamme vi ha dato l’impulso nell’ideazione dei servizi di progettazione destinati alla prima infanzia? In cosa consistono?
archub: Si, il diventare mamme ci ha proiettato in una sfera emotiva e di sensibilità unica che sta diventando la marcia in più che ci spinge verso servizi per la prima infanzia, avvicinandoci al mondo dei bambini e dei loro sogni. Proponiamo un servizio di progettazione partecipata della cameretta “speciale Bebè&Kids by archub”: abbiamo un gioco disegnato e prodotto da noi che condividiamo con bimbi e genitori, poi ci dedichiamo alla progettazione e all’allestimento dello spazio destinato ad accogliere il bambino con il tempo e l’attenzione necessaria, o anche della nursery, perché nulla sia trascurato nella preparazione del “nido” dove prendersi cura del piccolino, fin dai primi giorni di vita.

INTERVISTA AD ARCHUB_CosebelleMagazine_00

CB:  Ampliando il discorso alla situazione della professione nel nostro Paese, avrete notato che in questo periodo si moltiplicano, anche sui social network, le riflessioni e le ricognizioni, tra l’ironico e il drammatico sugli architetti italiani. Dalle vostre esperienze, anche all’estero, su quali fronti ritenete si potrebbe agire per tentare di invertire l’attuale rotta?

archub: Ripartire dalla serietà sarebbe un buon punto di partenza. Ci sono molti validi professionisti nel nostro settore che contribuiscono con il loro lavoro alla qualità dei manufatti architettonici che anche in questo periodo, seppur di difficoltà, nascono. Bisognerebbe spostare l’attenzione più che sulla luna sull’uomo che la indica: la libera professione in Italia è purtroppo una realtà lavorativa così come strutturata troppo penalizzante, urgono modifiche sostanziali. All’estero la carta vincente è probabilmente la fiducia che si ripone nei giovani e nelle loro capacità, puntando tanto sulla collaborazione del “team”, dove il sapere viene condiviso e non gelosamente custodito tipico di un vecchio sistema individualistico italiano.

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CB:  Prima di salutarci, svelateci un’ultima curiosità. Qual è la vostra cosabella?
Carlotta: Tutte le mattine quando mi sveglio chiedo alla mia bimba cos’ha sognato. Lei mi racconta una piccola storia che con fantasia si inventa sul momento. Per me è un regalo prezioso, una cosabella, che mi accompagna tutto il giorno: se il semaforo è rosso, se piove e non ho l’ombrello, penso alla sua piccola storia e sono felice!
Antonietta: Per me e la mia famiglia non potrei desiderare nulla di più di una casetta sul mare, il suono delle onde, l’attesa del tramonto visto attraverso gli occhi del mio bimbo come una magia, la sabbia sulla pelle e l’odore della salsedine tra i capelli.

OPPORTUNITA’!
archub riserva alle lettrici e ai lettori di Cosebelle Mag uno sconto speciale del 15% sui pacchetti riservati all’infanzia! Tutti i dettagli sono disponibili qui: approfittatene entro e non oltre il 31 dicembre 2014! 😉

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Contatti: info.archub@gmail.com | Sede operativa presso Piano C – Via Simone d’Orsenigo 18, Milano | altre info qui
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