La Casa del villaggio di Bak è un edificio multifunzionale, progettato da Imre Makovecz tra il 1985 e il 1988 per un piccolo villaggio dell’Ungheria occidentale. All’interno si trovano una piccola biblioteca, una sala lettura, un bar e un palco per gli spettacoli folkloristici.

Casa del villaggio (1985-88), Arch. Imre Makovecz

Casa del villaggio, Bak (1985-88), Arch. Imre Makovecz

L’edificio ha un impianto simmetrico, e si rifà all’immagine di un volatile con le ali aperte. Le assi di legno che ricoprono l’intero edificio, fin quasi a toccare il suolo, ne ricordano il fitto piumaggio. L’edificio è un omaggio alla figura mitica e alata del Turul, che rappresenta il popolo ungherese, nella tradizione.

Casa del villaggio (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra

Casa del villaggio, Bak (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra 2009

Quella di Bak non è la sola Casa del villaggio costruita da Makovecz. Molte, infatti, sono le faluházak sparse su tutto il territorio ungherese che portano la sua firma. Questi edifici, costruiti per le comunità locali e spesso commissionati dai főépítészek (termine traducibile con la formula architetti capo) del tempo, sorti spesso in piccoli villaggi della campagna ungherese, lontano dai centri del potere sovietico, aiutavano le persone a coltivare e a mantenere viva la memoria storica e artistica locale, e costituiscono ancora oggi veri e propri centri di ritrovo per tutta la comunità.

Casa del villaggio (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra

Casa del villaggio, Bak (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra 2009

Casa del villaggio (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra

Casa del villaggio, Bak (1985-88), Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra 2009

La Casa del villaggio di Bak si sviluppa su due livelli e l’ingresso è posto sull’asse di simmetria dell’edificio. La copertura, come in molti edifici di Makovcz, è sostenuta dalle pareti in muratura che segnano il perimetro dell’edificio e da travi lignee che si innestano sui pilastri in calcestruzzo armato, sormontati da capitelli decorati secondo i motivi della tradizione magiara. Elementi naturali sono perfettamente inseriti all’interno dell’edificio, come l’albero scortecciato della scala a chiocciola, che ne collega i due livelli.

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Il mio percorso di ricerca sull’Architettura Organica Ungherese è iniziato nel 2007 ed è tuttora in corso. L’avvicinamento alla cultura ungherese, ai luoghi e alle opere più rappresentative del lavoro di Makovecz costituiscono un’arricchimento continuo. Il viaggio è strumento necessario e imprescinibile per conoscere e comprendere a fondo il messaggio che questa architettura vuole trasmetterci.

L’articolo fa parte di un più ampio lavoro sull’opera di Imre Makovecz, che conduco attualmente e che è bello ed utile condividere. Trovate tutti gli articoli sull’architettura organica di Imre Makovecz qui!

Martina Giustra