Architettura autentica, portavoce di cultura e storia locale, legata alle tradizioni, alle immagini, ai segni e ai motivi del repertorio popolare ungherese e non solo.

ph. Martina Giustra ©

Chiesa cattolica, Paks (1987) Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra  2008 ©

Imre Makovecz, massimo esponente dell’architettura organica ungherese, è autore di molte opere caratterizzate da ardite strutture lignee, forte antropomorfismo ed espressività; studia le opere di Wright, Gaudì ed Aalto, approfondisce il lavoro di Ödön Lechner, Kós Károly ed altri illustri ungheresi del passato. Si rifà agli studi di Steiner sull’euritmia, approfondisce le connessioni che intercorrono tra suono e movimento e studia gli spazi minimi che il corpo in movimento genera.

Sono in viaggio per l’Ungheria, attraverso le opere del Maestro ungherese, in una freddissima giornata di marzo. Tra innumerevoli sali-scendi da treni, in piccole stazioni fantasma, popolate dalla gente autenticamente locale e piena di disponibilità. Mi ritrovo ben presto a Paks, immersa nella campagna ungherese, sulle rive del Danubio.

Chiesa cattolica, Paks | ph. Martina Giustra 2014

Chiesa cattolica, Paks (1987) Arch. Imre Makovecz | ph. Martina Giustra 2008 ©

Chiesa cattolica, Paks (1987) Arch. Imre Makovecz – dettaglio del campanile – | ph. Martina Giustra 2008 ©

Dalla stazione si scorge il caratteristico villaggio con costruzioni tipiche, dove trovano posto però anche costruzioni, frutto dell’architettura socialista-realista, che si adeguava alle direttive di regime social-comunista.

Scorgo subito il Templom di Makovecz e il campanile severo ed immobile, che svetta sulle case circostanti, sembra scrutare la vita quotidiana degli abitanti del villaggio trasmettendo forza e potenza. Nonostante l’edificio contrasti con il carattere sonnolento della cittadina e le piccole case unifamiliari intorno, la costruzione sembra appartenervi da sempre. Nel Templom di Paks, Makovecz lo precisa puntualmente, pianta e sezione riprendono un motivo decorativo del repertorio magiaro di origine celtica – due “S” accostate specularmente – [cit. P. Portoghesi].

Tutto il lotto su cui sorge l’edificio è organizzato secondo tale simbologia. L’edificio, come la maggior parte delle opere di Makovecz, è organizzato simmetricamente. Le travi in legno multistrato con sezione longitudinale curvilinea, che ne compongono la struttura, configurano una navata unica. Nella copertura, un lucernario, le cui decorazioni riprendono motivi celtici, è posto in corrispondenza dell’altare e lascia filtrare la luce all’interno.

Chiesa cattolica, Paks (1987) Arch. Imre Makovecz – interno e dettaglio del lucernario – | ph. Martina Giustra 2008 ©

Il mio percorso di ricerca sull’Architettura Organica Ungherese è iniziato nel 2007 ed è tuttora in corso. L’avvicinamento alla cultura ungherese, ai luoghi e alle opere più rappresentative del lavoro di Makovecz costituiscono un’arricchimento continuo. Il viaggio è strumento necessario e imprescinibile per conoscere e comprendere a fondo il messaggio che questa architettura vuole trasmetterci.

L’articolo fa parte di un più ampio lavoro sull’opera di Imre Makovecz, che conduco attualmente e che è bello ed utile condividere. Trovate tutti gli articoli sull’architettura organica di Imre Makovecz qui!

Martina Giustra