Convivialità al femminile

Ladies is Trouble“: noi della redazione lo sappiamo bene. Se poi le ladies in questione iniziano a giocare con il potere comunicativo del cibo, dando vita a una ricerca progettuale trasversale che abbraccia tutti i campi della creatività, non c’è scampo.
Con l’intervista di oggi vi presentiamo Francesca Sarti, fondatrice del delizioso collettivo femminile Arabeschi di Latte.

CB: Iniziamo con una domanda difficile: chi è Francesca Sarti?
FS: Un architetto con la passione per la convivialità e che ha trasformato la propria ossessione in un lavoro, che le piace! E ancora… di natura tendente alla disposofobia, esperta di sport anni ’90, amante di classifiche e classificazioni di ogni tipo. Da tempi non sospetti ama associare ad ogni persona un dolce.

IT TAKES TWO TO TANGO, interactive performance, Victoria & Albert Museum, London, September 2010

CB: Libro sul comodino, ricetta preferita, ristorante del cuore.
FS: Sicuramente un libro di un autore giapponese… baro di qualche mese e dico “Il ristorante dell’amore ritrovato” di Ito Ogawa. La ricetta preferita mi mette sempre in crisi, vorrei dire qualcosa di originale e inaspettato, ma penso sempre agli spaghetti alle vongole (magari con un po’ di bottarga), ne vado pazza! Il cuore ha gusti mutevoli… ma decido di rimanere in tema Asia: una minuscola izakaya scovata sotto la pioggia ad Ebisu, Tokyo, 2007.

MiDNIGHT DINNERS (for Underktichen) – Natura Morta, Era Studio Gallery, Milan, April 2011

CB: Come nasce un evento: quali spunti cogli e in che modo si innesca il processo creativo?
FS: Il progetto può nascere da un’immagine, da una frase o da un modo di dire, da una ricetta, da un oggetto trovato dal ferramenta o al mercato, piuttosto che da un ricordo, insomma è scontato ma, citando Paul Smith: “you can find inspiration in everything”. L’importante è crearci intorno una personale mitologia.

Multi-colored Kenzo cookies, flower sandwich and cocktails for vibrant the Kenzo fashion show designed by Studio Toogood, Kenzo Headquarter, Paris, October 2011

CB: Arabeschi di latte: un’autopresentazione per luoghi. Città, edifici e spazi che hanno segnato i primi 10 anni di attività del collettivo.
FS: Complimenti per le domande, mi piacciono… Le colline di Firenze per il primo pic nic notturno nel 2003; la spiaggia sull’Arno per la sua evoluzione urbana 5 anni dopo; la piccola Rocket Gallery, a Tokyo, per il pastificio (un sogno che si avvera); un’altra galleria… la Ver, a Bangkok, è stata un tempo lo studio di Rirkrit Tiravanija, un’esperienza magnifica, grazie all’invito di Pier Luigi Tazzi; e ancora, tornando in Italia, nel bel mezzo della Sicilia, San Michele in Ganzaria per un workshop a cura di Mario Lupano, in mezzo alla campagna, tra carciofi e fichi d’india; oppure all’opposto, La Permanente di Milano, per il più bel progetto fatto recentemente come “architette”, a cura di Maria Luisa Frisa.

EGG OPEN SOURCE, The Hatch, The dock, London, September 2009

CB: Nel vostro team siete in gran parte “architette”: che relazione c’è tra spazio e cibo nelle esperienze conviviali che progettate?
FS: La relazione tra spazio è cibo è sempre molto importante. Il cibo è uno strumento di lettura degli spazi e soprattutto ha la potenzialità di attivarli.

LEI E LE ALTRE, Moda e stili nelle riviste RCS dal 1930 30 ad oggi, La Permanente, Milan, September 2011

CB: La connotazione femminile di Arabeschi di Latte è un peculiare punto di forza del collettivo o un riferimento alla tradizione domestica mediterranea?
FS: Entrambi! E’ un vezzo, un gioco, una citazione, una scelta, un caso, un plus valore, un dato come un altro, un piacere!

COLOR ME BEAUTIFUL – a natural beauty session, FOOD MARKETO, Kaleidoscope, Milan Design Week, April 2010

CB: Dopo l’esperienza del Mia Market a Roma, come e dove sarà il vostro prossimo “ristorante”?
FS: Sarà a Londra… ma molto italiano, anzi toscano!

MIA MARKET – Food concept, Mia Market shop, Rome, November  2008 – April 2010

CB: Descrivete il vostro lavoro come “daily sense of happiness”, qual è il posto in Italia che più ti trasmette questa sensazione?
FS: Non c’è un posto in particolare…si può cercare in ogni luogo! Comunque una buona cena cinese, magari da Sonia, a Roma, è un buon inizio!

150. IL NUOVO IN ITALIA E’ FATICA – UOVO Performing Festival, Teatro Parenti, Milano, March 2010

CB: Dopo il laboratorio interattivo “Il nuovo in Italia è fatica” organizzato in occasione del 150° anniversario dell’Unità, quale messaggio lanceresti ai giovani architetti, designer e creativi italiani che non vogliono lasciare il nostro Paese (ma non sanno che pesci pigliare!)?
FS: Di provare a fare il pesto come si deve, con tutte le statuette dei diversi monumenti italiani… No, scherzo, non lo so, è dura, ma credo sia importante uscire dal proprio giardinetto anche solo con la testa. Lavorare in un’ottica internazionale, anche se si rimane in Italia, e poi coltivare la propria personale ossessione!

150. IL NUOVO IN ITALIA E’ FATICA – UOVO Performing Festival, Teatro Parenti, Milano, March 2010

CB: Cosa ne pensi di Cosebelle? Ci sono degli elementi di affinità tra la vostra ricerca progettuale ed i contenuti da noi proposti?
FS: I loghi direi che un po’ si somigliano! E poi c’è leggerezza, che non significa stupidità, c’è curiosità, apertura, entusiasmo (fondamentale), e anche un tocco femminile.

Intervista a cura di Giulia Milza, con Benedetta Andreozzi e Valentina Silvestrini