Buon compleanno Mr. Bowie!

Ieri il Duca Bianco ha compiuto 65 anni. Il Tg1 ha passato la notizia addirittura prima di informarci sugli ultimi rischi del raffreddore e allora dev’essere proprio vero: invecchiano (e si pigliano i malanni) pure gli alieni che vengono da Marte. Lo so, è un duro colpo per tutti, ma sono convinta di persuadermi che anche Bowie invecchierà e morirà solo davanti alla sua salma all’obitorio. E anche in quel caso, The spiders from Mars potrebbero aver sostituito il suo corpo con quello di un clone, tanto per non destare scandalo.

Ad ogni modo, David è un mito, un sogno erotico, un’icona gay, una rockstar, un folle, un fruitore smodato di tinte per capelli, un artista, un attore, il cattivo di Labyrinth, ed è tutte queste cose insieme. Non c’è un suo disco nè una sua trasformazione che non ci abbiano scosso e modificato irrimediabilmente per sempre.

E siccome i miti non conoscono la morte, per festeggiare degnamente Mr.Bowie, è il caso di andarsi a leggere Any Day Now, scritto da Kevin Cann che fu assistente del Duca a metà degli anni Novanta. Come recita il sottotitolo il libro, edito da Arcana, raccoglie e indaga gli anni londinesi di David, quelli del Gam rock e dei capelli color carota, nel periodo che va dal 1947 al 1974, ovvero Bowie nasce e non è nessuno, poi con un pugno George Underwood gli genera un trauma permanente alla pupilla sinistra che rimarrà permanentemente dilatata.

Quando riapre gli occhi, sbatte le lunghe ciglia ed è già Ziggy Stardust. Quel cazzotto diventerà il suo marchio di fabbrica. Il libro non si fa sfuggire i dettagli degli incantesimi che hanno fatto di David Bowie quello che è. In fondo sono incerta tra due possibilità: quella della natura aliena, che certo mi affascina ma fa anche di me una irrimediabile sfigata, o quella, più terrena, ma non meno straordinaria, che David altro non sia che un sognatore, con una fantasia così potente, che rende ogni suo sogno realtà. Chissà com’è bello e variegato il mondo visto attraverso gli occhi strani di Ziggy.

Sia come sia, cento di queste primavere, Mr. David Bowie.