© Alessandro Moggi. Completo Issey Miyake – anni Novanta.

Il tessuto è l’abito e l’abito è il tessuto. La qualità di un capo, le sensazioni che vi sono legate, la moda stessa: tutto dipende dal materiale scelto e dalle sue caratteristiche. Partendo dai grandi classici mai tramontati (la seta, il pizzo), passando per i tessuti che hanno segnato un’epoca (il jeans, per dirne una) e per quelli che – ai giorni nostri – sono legati ad una sola stagione  (la lana, il lino): ogni materiale rappresenta la memoria dell’abito ed anche, a volte, la memoria di chi  lo indossa. L’evoluzione del tessuto parla dell’evoluzione del gusto e, quindi, dell’abitudine all’estetica che cambia e ci racconta.

© Alessandro Moggi. Da sinistra, giacca da banda musicale – anni Sessanta. Tailleur Thierry Mugler – fine Anni Ottanta.

Tutto questo e molto di più è racchiuso nella mostra “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto” organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato (Camera di Commercio di Prato, Comune di Prato, Provincia di Prato) in collaborazione con Cassa di Risparmio di Prato, SAPERI srl e Banca Popolare di Vicenza e la sinergia della Vice Presidenza di ACTE Italia. L’idea, a mio parere entusiasmante, vuole rendere omaggio allo stile di ieri raccontando il perché e – soprattutto – il “quando e come” di una tendenza tutta contemporanea: l’amore per il second hand. Partner imprescindibile per un’operazione del genere, di largo respiro e soprattutto di un certo spessore, non poteva che essere A.N.G.E.L.O. con il suo inestimabile Vintage Archive. Insieme a lui, fondamentale per la riuscita di un progetto così ambizioso si è rivelata la collaborazione con l’Archivio Osti e con alcune fra le più prestigiose case di moda internazionali tra cui Gucci, Salvatore Ferragamo, Pucci e MaxMara.

© Alessandro Moggi. Da sinistra in senso orario, giacca Thierry Mugler – fine anni Ottanta. Parka Marras – inizio anni Duemila. Completo da sera YSL – anni Ottanta. Abito Sorelle Fontana – anni Sessanta.

L’esposizione inaugura il 7 dicembre alle ore 18:30 e sarà visitabile sino al trenta maggio 2013. La mostra verrà ospitata all’interno della sede del Museo del Tessuto, negli ambienti della storica ex cimatoria Campolmi a Prato in via Puccetti 3, all’interno quindi di “un gioiello di archeologia industriale” (come si legge sulla homepage del sito del museo) che rimane legato, in maniera coerente, al territorio locale; la zona del pratese – è cosa risaputa – ha infatti da sempre fatto dell’industria tessile un marchio di fabbrica regionale, un punto di forza di inestimabile valore, ed il Museo ne è un chiaro e fortunatissimo esempio. Alcune esposizioni passate, come la mostra I luoghi storici della produzione nel pratese (10-12-2011/29-1-2012), sono una bella testimonianza di questa tradizione da non dimenticare.

© Alessandro Moggi. Da sinistra, abito Margiela – fine anni Novanta, inizio Duemila. Abito Pierre Cardin – anni sessanta.

Il piano espositivo della mostra “Vintage: l’irresistibile fascino del vissuto” è molto ben articolato e prevede una suddivisione in 4 sezioni, l’esposizione di oltre 100 capi ed un impiego di spazi di ben 800 mq (suddivisi tra la Sala Storica del Museo e le Sale del primo piano). La sezione 1 è intitolata La pratica dell’usato nella storia del costume e racconta del riuso volontario (o obbligato), costante dei percorsi eterogenei che la gran parte degli abiti ha intrapreso e testato sulla propria “pelle”. Nella sezione 2 invece, intitolata Il caso Prato, come accennato l’attenzione sarà rivolta principalmente alla zona del pratese e alla sua tradizione, cominciando con la storia culturale ed economica che trainò la cittadina toscana già dalla metà dell’Ottocento e che rese Prato, in poco tempo e per ben 150 anni, un nucleo centrale per il mercato dell’abito usato e non solo.

© Alessandro Moggi. Da sinistra, cappotto Christian Dior – anni Cinquanta. Tailleur Chanel – anni Cinquanta, inizio Sessanta.

La terza sezione, Dall’usato al vintage: questione di stile, lega invece il tema del second hand alla contestazione o – per meglio dire – alla trasformazione; parliamo del momento in cui riuso fa rima conpersonalizzazione, del momento in cui alla tradizione si associa (consapevolmente) una certa innovazione che arriva a mutare prepontentemente i costumi della gente comune e, allo stesso tempo, le grandi linee sartoriali. Solo allora l’’usato, ormai mutatosi – concettualmente e lessicamente – in  vintage, si trasforma in oggetto simbolico, in oggetto di culto da avere, collezionare e soprattutto far rivivere. Infine nella sezione 4, Imitare il Tempo: fascino del “vissuto” e “degradi ad arte”, si affronta l’ interessante tema delle attualissime tecniche di azione sui capi in produzione, in particolar modo su quelli che – anche se nuovi – appaiono naturalmente degradati e vissuti, spesso a seguito di sperimentazioni audaci e decisamente “artistiche”.

© Alessandro Moggi. Da sinistra, cappotto Sorelle Fontana – anni Sessanta. Mantello (Chapan) – sec. XIX. Abito Pierre Cardin – anni Sessanta.

La mostra, inutile dirlo, si preannuncia memorabile: per gli amanti del vintage, per gli amanti della moda, per gli amanti del costume o anche solo delle belle esposizioni. Nasce come primo appuntamento di un programma triennale che il Museo di Prato, col contributo del Ministero dei Beni Culturali, porterà avanti all’insegna del buon fare e dell’impegno. Lungo l’intero arco temporale coperto dall’esposizione, il comune di Prato sarà inoltre coinvolto in numerosi eventi a tema vintage che renderanno, nella provincia, ancora più vivo questo splendido progetto.

Ci vediamo il 7 dicembre a Prato: questa è – davvero – un’occasione da non perdere.

Vintage: l’irresistibile fascino del vissuto

Dove: Via Puccetti, 3, 59100  – Prato
Orari:
martedì/ venerdì dalle 10 alle 18 –  sabato dalle 10 alle 19 – domenica dalle 15 alle 19. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.

Tutte le immagini sono di Alessandro Moggi e sono coperte da copyright.