Anna_Cosebelle_01

Ho sempre amato il nome Anna. Un po’ perché mi ricorda Anna Karenina e mi suggerisce la forza, la resistenza. Un po’ perché è palindromo, ovvero lo puoi leggere da sinistra verso destra, o da destra verso sinistra e non cambia, resta uguale, come un’affermazione d’esistenza. Anna, Anna, Anna. Comunque te lo rigiri tra le labbra, sulla lingua, devi usare la gola, i denti. Anna è un nome universale.

Il nostro Niccolò Ammaniti non poteva trovare un nome migliore da assegnare alla protagonista del suo ultimo romanzo, pubblicato da Einaudi. Anna è una ragazzina di tredici anni, sopravvissuta a una immensa catastrofe in una Sicilia post-apocalittica, dove qualcosa ha ucciso tutti gli adulti, lasciando in vita solo i ragazzini.

Ha delle regole Anna, lasciate dalla mamma in un diario. Dovrebbero servirle a sopravvivere ma ben presto divengono solo parole su carta, inutili in un mondo dove tutto è cambiato. Non le servono nella strenua ricerca del fratellino scomparso, né tantomeno a comprendere come si faccia a restare in vita.

È sola Anna. Ma forte come solo una ragazzina di tredici anni può essere. Una tabula rasa dove tutto dev’essere ancora imparato, con un destino troppo grande per le sue mani così minute. Ammaniti come sempre è cupo e poetico insieme, commovente e duro. Il suo libro può essere letto come il nome della sua eroina: da due identici versi.

Da sinistra a destra è la storia di fantascienza di un mondo possibile, con qualcuno da seguire col fiato sospeso, per scoprirne la sorte. Da destra a sinistra è una bella metafora di una terra in declino, dove il vecchio scompare lasciando il posto a una speranza intimorita, lì dove il mondo adulto ha fallito, consumato dai suoi stessi peccati, ecco l’aria fresca, i bambini, che come spesso accade ci insegnano un altro orizzonte dove volgere lo sguardo. Non meno impervio certo, ma forse, davvero, migliore, infinito.

Il mondo salvato dai ragazzini.