Di Lone Scherfig.
Questo è un piccolo film. Entri nel cinema e varchi di soppiatto la soglia della classe di Jenny, della casa di Jenny, sono gli anni ’60 e siamo nella periferia di Londra, eppure potrebbe essere oggi, il liceo dietro casa. Mi immagino il pettegolezzo sussurrato a ricreazione alla compagna di banco, sulla prima della classe che tutto a un tratto perde la testa per un uomo più grande e insieme alla testa smarrisce d’un colpo ogni certezza di sé.

Obietterete che di solito queste cose non capitano alla prima della classe, tristemente famosa per coniugare intelligenza e bruttezza, capacità nel calcolo algebrico e tonnellate di acne.
La nostra Jenny è invece qui interpretata dalla deliziosa Carey Mulligan, sorriso irresistibile e fossette maliziose comprese. A sedici anni con quelle fossette non resterà la più brava della classe a lungo.

Il mellifluo David (Peter Sarsgaard) l’attende in agguato alla fermata di un autobus che tarda ad arrivare, sotto una pioggia battente, dentro una macchina sportiva di quelle che non girano nelle città di provincia e con in tasca la sua battuta migliore.
Troppo facile, come pescare in un acquario.
Non c’è speranza per il timido compagno di classe quando dall’altra parte c’è un uomo che per il tuo diciassettesimo compleanno può regalarti quella Parigi fino ad allora solo intuita tra le note di un giradischi che suona Juliette Gréco.

Perduta nella dolce vita di una sfavillante Swinging London, Jenny smarrirà l’innocenza e l’opportunità di andare ad Oxford, gettando via se stessa insieme alla divisa scolastica, per indossare (deliziosi) tailleurini trés chic e collane di perle. Sarebbe già abbastanza deprimente così, eppure può ancora peggiorare, perché David è il simbolo di colui che strappa ad una ragazzina la sua unica opportunità e lo fa nel peggiore dei modi.

Questo piccolo film, sceneggiato dal Nick Hornby di Alta fedeltà, è un gioiellino: non solo per la fotografia e i costumi (splendidi), ma anche per la capacità di contenere esempi di personaggi topici eppure fin troppo reali; i genitori arrivisti e stupidi (un bravissimo Alfred Molina), che gettano la figlia in pasto all’orco solo per non dover continuare a pagare, l’insegnante sfigata e pura (Olivia Williams), tradita dalla celeberrima rabbia adolescenziale di Jenny, l’incallito seduttore bugiardo e  pavido, la preside scolastica frustrata e cieca (Emma Thompson), la sedicenne affamata di vita, ingorda di futuro, la sua rovina.

Insomma un piccolo film che è quasi una favola mitica con tanto di morale: mai e poi mai accettare un passaggio da uno sconosciuto. Innanzitutto se voi avete 16 anni e siete la prima della classe e lui trenta e possiede già una cabrio, secondo, poi, se voi siete tutte bagnate di pioggia e lui non si preoccupa della sorte dei suoi costosi sedili. Conoscendo gli uomini, deve avere qualcosa che non va.
Se ne raccomanda la proiezione durante l’ora di educazione sentimentale.