Adoro i tatuaggi. Sugli altri.

Non me ne farei mai, mai e poi mai uno. A meno che…

Amanda Wachob, da New York, dipinge con l’ago.

E sembra che i suoi tatuaggi, una volta finiti, si possano lavare via con acqua e sapone…

Crede che si debba rompere con l’immaginario tradizionale, fatto di forme ormai ripetitive e convenzionali e perciò limitanti per chi nel tatuaggio cerca una forma di espressione personale. Lei vede il corpo come una tela. Una tela non più tradizionalmente rettangolare quindi, ma mossa, organica, morbida; e cambiando il supporto, dunque, come cambia l’arte?

Dice che tutti i suoi tatuaggi cominciano come un dipinto. eterei, trasparenti, fatti come di delicate pennellate di tempera o acquerello.
Sia che siano astratti, frutto di sperimentazione con forme e colori intorno alla linea del corpo, o figurativi, quadretti diafani dai soggetti più diversi. Elementi naturali, animali, rivisitazioni di tele importanti di Schiele, Klimt o Mucha per dirne alcuni, ritratti, scarpette, scene da dia de los muertos, o un quarto di bue per chi non si vuol far mancare niente.

Interessante anche la sua sperimentazione con l’acqua usata al posto dell’inchiostro, che arrossando, ‘ferendo’ la pelle crea linee e segni non permanenti che svaniscono man mano che il corpo guarisce il tratto, riassorbendo l’energia del simbolo.