Soppalco per due bambine, intervento di ristrutturazione in abitazione priva a Pisa

Quante volte, negli ultimi anni, vi è capitato di imbattervi nelle storie di donne e uomini che hanno reinventato la propria vita, soprattutto professionale? Altroprogetto nasce da un incontro e da un’intuizione: pensare alternative capaci di rendere la permanenza “negli ambienti costruiti e abitati un’esperienza più umana e creativa“. Il risultato lo mostrano le creazioni di questo duo toscano, attivo sia sul fronte dell’architettura degli interni e del restyling di mobili, sia nella progettazione di arredi e complementi con materiali a basso impatto ambientale e di recupero.

Fabio Bertini & Elena Marcheschi, insieme nel lavoro e nella vita | Photo credis: liviofotografie.it

COSEBELLEALTROPROGETTO, ovvero Fabio ed Elena, rispettivamente un artigiano creativo e un’esperta in arti visive. Come è nata l’idea di dare vita ad un “laboratorio del fare e del pensare”?

ALTROPROGETTO L’idea è nata dalla necessità di reinventarci in un momento in cui le nostre “vite precedenti” stavano entrando in stallo. Fabio è stato allestitore di mostre e musei per 12 anni e ha studiato filosofia; Elena è dottore di ricerca in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo e si è sempre occupata di arti elettroniche. Ci siamo conosciuti lavorando insieme nell’ambito delle videoinstallazioni, nel giro di due anni ci siamo sposati e abbiamo deciso che per dare una svolta a questo momento di crisi dovevamo creare da soli la nostra chance. Da lì nasce ALTROPROGETTO, dal desiderio di Fabio di “fare”, costruire, plasmare i materiali, mettere in moto una fantasia creativa estremamente fattiva e dal desiderio comune di “pensare” a un “fare responsabile”, unendo basso impatto ambientale, eco-compatibilità e un design al contempo originale e funzionale. Siamo fortemente convinti che per creare qualcosa di bello e sensato sia necessario unire alla conoscenza e alla capacità artigianale un nutrito bagaglio “visivo” e culturale. Più si è visto, studiato, appreso, confrontato, più gli arredi crescono con un “codice genetico” ben definito.

Lucerna, lampada a sospensione in cartone triplaonda; è ideale per essere posizionata su tavoli e banconi | Photo credis: liviofotografie.it

CB Il recupero e la rivitalizzazione di quanto esiste sono tra i principi del vostro team. Quali sono i vostri riferimenti stilistici e concettuali? Vi ispirate a qualcuno?

AP Abbiamo iniziato conoscendo poco del mondo del design e avendo maggiore preparazione in arte contemporanea. L’idea del recupero è indubbiamente legata a una scelta etica: recuperare quello che c’è per soffocare meno un pianeta che nell’ultimo secolo e mezzo è stato seviziato dall’industrializzazione. C’è poi la componente del fascino: ci piacciono le cose, e anche le case, che hanno una storia. Il nuovo, spesso, ci “fa freddo”, i materiali sintetici, le plastiche hanno secondo noi una componente poco umana. Siamo attratti dal design che arriva dai paesi “freddi”, dalla Germania in su. Quando lavoriamo abbiamo in testa degli immaginari, più che dei riferimenti precisi: pensiamo ai paesaggi islandesi, alle case di legno colorate sui fiordi scandinavi con l’erba sul tetto, alle barchette abbandonate sui terreni di torba irlandesi, pensiamo ai pescatori di un tempo, col maglione di lana e il calore del fumo della pipa. Ci ispira di più quello che la natura ha creato, rispetto a quello che l’uomo ha fatto.

Mitte, credenza/ buffet su ruote. Sportelli realizzati con avanzi di falegnameria e vecchi parquet |
Photo credis:
Fabio Bertini

Cocoon, lampada a sospensione in cartone triplaonda | Photo credis: liviofotografie.it

CB – Nella vostra linea di interior design un posto d’onore spetta al cartone triplaonda. In base alla vostra esperienza, quali sono le potenzialità di questo materiale? E i punti deboli?

AP Il cartone è un materiale ambivalente: dal punto di vista fisico è un materiale sorprendente, estremamente resistente, quasi “testardo”. Al contempo permette una duttilità di costruzione notevole: una volta tagliati i fogli strato per strato, si possono creare arredi veramente originali. Col cartone si lavora un po’ come gli scultori e i grafici: bisogna prima avere in testa l’idea tridimensionale dell’oggetto, per poi progettarla in modo grafico, bidimensionale e foglio su foglio. In ultimo, avere una buona manualità è indispensabile. Ci piace lavorare per strati, non proponendo alla vista il foglio liscio, ma mostrando anima e bruciature del cartone. Il punto debole del cartone che noi usiamo è il colore, spesso i clienti ci chiedono delle variabili cromatiche, ma dopo aver fatto delle prove riteniamo che non abbia una buona resa estetica. Per noi però non è un problema, ci piace che il cartone non finga di essere altro da quello che è. E poi in casa diffonde un effetto calmante, non sappiamo ancora perché…

SixOnly2, tavolo con piano di avanzi di parquet e scarti di falegnameria e base in ferro |
Photo credis: liviofotografie.it

Panoramica stand ALTROPROGETTO @Lucca InFiera con La Sardina, il divano creato dal relitto di un barchino da padule, al centro dell’immagine | Photo credits Paola Ponticelli

CBRecentemente avete preso parte alla vostra prima esposizione, Lucca InFiera, presentando oltre agli arredi in cartone, una serie di pezzi, molto riusciti, frutto di interventi di restyling. Come riuscite a cogliere l’essenza di un mobile e a renderlo contemporaneo?

AP Studiando, aggiornandoci e continuando ad essere curiosi. Se siamo noi a recuperare il mobile ci sentiamo più liberi e osiamo di più, nella speranza di trovare un cliente che sposi il nostro gusto e che abbia una casa compatibile con la nostra scelta. Quando è il cliente a chiederci un restyle, chiediamo di vedere la casa e proponiamo soluzioni diverse, dall’intervento cromatico all’uso di carte da parati o tessuti per il rivestimento. Ci piace che gli arredi siano “leggeri”, non solo dal punto di vista dell’impatto visivo, ma anche per quanto riguarda la sensazione che vorremmo dare di benessere estetico ed emotivo. Arredi che in qualche modo siano rilassanti o mettano di buonumore, come il nostro logo: due uccellini sul filo, uno dritto e l’altro ribaltato… tanto per fare capire che, cambiando prospettiva, spesso si possono vedere le cose in modo diverso e tanto più interessante rispetto a come siamo normalmente abituati a fare.

CBLa più grande soddisfazione e l’esperienza da non ripetere.

AP Portare a termine “La Sardina”, il divano creato dal relitto di un barchino da padule. Si è trattato di un lavoro titanico, con autentici momenti di sconforto. Alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stata una grandissima soddisfazione. Ora non resta che intercettare “l’amatore” che la voglia acquistare. L’esperienza da non ripetere: portare la libreria “Symphonie Diagonale. Omaggio a V. Eggeling” al secondo piano di una palazzina, Elena con la guancia schiacciata dalla struttura che spingeva e ripeteva: “Non ce la posso fare!” Non sapevamo se ridere o piangere. Poi è andato tutto bene, anche se essere solamente in due in certi casi può essere veramente faticoso!

Sweetread, chaise longue in cartone triplaonda con lampada | Photo credis: liviofotografie.it

CBUna cosabella.

Elena: “L’energia vitale di Fabio” // Fabio: “Il coraggio di osare di Elena”

Altroprogetto è su Facebook e Pinterest | Dal 30 novembre al 23 dicembre 2012 le creazioni di Altroprogetto saranno visibili all’esposizione “Era Carta”, presso lo Studio di Architettura 70m2 di Livorno. Opening: venerdì 30 novembre ore 18.30. Orari: da Lun a Ven 9:30/13 e 16/19:30 | Sab 16/20 | Domenica chiuso | Ingresso gratuito