Allucinazioni_Cosebelle_01

Chi l’ha detto che trattati di Psichiatria e indagini scientifiche debbano essere per forza noiose e incomprensibili? Dove sta scritto che la Scienza sia il parente più lontano della letteratura e che l’emozione debba essere risucchiata via, nel buco nero della teoria?

Oliver Sacks (quello di Risvegli), crede che la poesia non tolga alcuna autorevolezza alla scienza e ce l’ha dimostrato, nel corso di anni e anni di ricerca, presentando le sue torie cliniche come romanzi, bellissimi romanzi.

Perchè la dimensione umana, in una ricerca sulla psiche, possiede lo stesso peso di un sintomo o di un’interruzione in una trasmissione nervosa. Ed è con l’intento di non trascurare nulla che arriva in libreria, per Adelphi, Allucinazioni, una storia naturale del fenomeno più sorprendente e inquietante della mente umana. A partire dal caso dell’uomo che, persa la vista, aveva sviluppato una “percezione sostitutiva” che provocava stati allucinatori, Sacks procede fino agli albori dell’umanità, narrando fenomenologia, storia e sintomatolagia dell’allucinazione.

Da elemento magico a medico, dalle epifanie degli sciamani ai più cupi stati di psicosi, Sacks ci conduce in un viaggio affascinante che consente di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza dei meccanismi della mente e della società. Il percorso non viene esaminato con freddo occhio clinico, bensì condito di rimandi alla vita personale, sogni e riferimenti letterari che affascinano il lettore trasportandolo in un mondo parallelo dove nulla è dato per scontato e si passeggia sospesi tra stati di coscienza alterati e visioni d’infinito.

Se tutti gli scienzati fossero come Oliver Sacks, la scienza sarebbe una meravigliosa poesia.