Riduci, riusa, indossa: è l’imperativo del momento.

La moda usa e getta ha un costo, soprattutto ambientale. Non possiamo più pensare a una maglia come a un oggetto da indossare per una stagione, ma dobbiamo immaginare la storia di questo oggetto in un’ottica di economia circolare. Quindi è importante non solo come viene creato, ma anche quello che succede a un abito quando decidiamo di toglierlo dall’armadio.

Una sfida che i brand stanno affrontando con decisione: come? Stimolando l’uso di fibre riciclate. Si chiama Recycled Fashion ed è la nuova tendenza del momento. Perché oggi per essere green è necessario avere un comportamento attivo, fare delle scelte. Sicuramente la prossima edizione di Pitti Uomo (dal 9 al 12 gennaio) e le sfilate milanesi di febbraio ci regaleranno delle sorprese intorno a questo tema.

Un approccio alla moda sostenibile significa solo prendere in considerazione l’ambiente, ma anche valutare con severità l’etica della produzione. Lo sa bene Livia Firth, la moglie dell’attore americano Colin Firth, che lo scorso autunno ha fondato la società di consulenza Eco-Age, che aiuta le aziende della moda ad attivare percorso di sostenibilità. Il Recycled Fashion è una tendenza che integra la sfida della sostenibilità, ma che va oltre: la sfida è quella di riutilizzare, anche in ambiti diversi dalla moda, gli abiti a fine ciclo di vita, quelli che escono dai nostri armadi e che sono destinati alla discarica. Ecco, la discarica deve diventare l’ultima spiaggia, e un gruppo di giovani start-up sono impegnate su questo tema.

Il settore moda è tra i più inquinanti al mondo

L’industria della moda si classifica al secondo posto tra i settori più inquinanti al mondo. Inquina la produzione di materie prime, sia naturali che sintetiche; inquina la fase di lavorazione e soprattutto il capo di abbigliamento inquina anche alla fine del suo ciclo di vita, quando arriva in discarica. Negli ultimi 20 anni il volume di indumenti distrutti è raddoppiato: si è passati da 7 a 14 milioni di tonnellate. Quando decidiamo di liberare il nostro armadio dai capi che non mettiamo più, si apre il problema dello smaltimento. Se non si attivano strade alternative, i capi usati finiscono all’inceneritore e inquinano.

La raccolta degli abiti usati: la scelta di molti brand

Riportare in negozio il capo usato per ricevere uno sconto sugli acquisti: H&M è stato tra i primi brand ad organizzarsi per fare questa raccolta. Ha attivato la sua campagna nel 2013 e da allora ha raccolto circa 40.000 tonnellate di capi.  Dai negozi sparsi in tutta Europa, i capi vengono trasferiti al proprio impianto di riciclaggio dei partner a Berlino. Ciò che non può essere riutilizzato viene trasformato in prodotti come panni per la pulizia o fibre isolanti.

HM recycling

Sostenibili e performanti: ecco i materiali di nuova generazione

“Fare di più con meno”: ecco lo slogan scelto da Nike per la sua collezione “Nike grind”, una gamma di materiali di eccellenza che nasce dal processo di rigenerazione di materiali originali. Capi di abbigliamento, ma anche scarpe, che guardano alla sostenibilità ma senza sacrificare le performance. E per le scarpe c’è anche la possibilità di riportarle in negozio, pronte per essere riciclate.

Un total look tutto riciclato: la proposta della start up spagnola Ecoalf

Lavorare con tessuti prodotti dal riciclo di materiali non solo tessili, ma dalle fibre più diverse: ecco cosa fa la start-up spagnola Ecoalf. Collezione uomo, donna e accessori realizzati con fibre riciclate dalle più diverse provenienze. T-shirt in cotone riciclato, zaini realizzati riciclando le reti da pesca oppure giubbotti con fibra di plastica recuperati dagli oceani inquinati. Prodotti bellissimi e molto studiati nel design, a dimostrazione che per un prodotto il riciclo può essere un valore aggiunto.

ecoalf

Cambiare le abitudini di consumo: i jeans in affitto di Mud

Consumare meno, eliminare il superfluo: l’impegno per la salvaguardia del pianeta non può prescindere dal cambiamento delle nostre abitudini. Secondo Mud almeno il 30% dei capi presenti nei nostri armadi non viene indossato per un anno. Eppure continuiamo ad acquistare capi nuovi per saziare il nostro desiderio di novità. E allora ecco la proposta di Mud: il jeans in affitto. Si acquista pagando una quota di ingresso e poi una quota mensile per indossarlo. Quando è ora di gettarlo o non ci piace più, può essere rispedito a Mud che ne fornisce uno nuovo. E il vecchio viene riciclato.

Fashion is an attitude

A febbraio Moschino aveva dedicato una capsule della sua collezione al tema del riciclato, proponendo una serie di capi provocatori. La sfilata si concluse con una t-shirt con lo slogan “Cputure is an attitude”. Insomma, siamo quello che indossiamo, le nostre scelte ci rappresentano. Sempre.

Testo di Silvia Gambi

In copertina: Christain Boltanski’s ‘No Man’s Land’
credits: archdaily