“Dovrai ammettere che sarebbe difficile seguire le avventure di Peter Pan senza conoscere bene, prima, i Giardini di Kansington”. Inizia con queste parole il libro di J. M. Barrie che racconta la storia straordinaria del bambino che non voleva crescere mai.
Ho sempre pensato che in fondo gli inglesi siano degli eterni adolescenti. Che sotto la maschera del self-control e gli abiti scuri da businessmen si nascondano ragazzini mai cresciuti, pronti a saltar fuori al primo abbassamento del livello di guardia, sia questo causato dall’onnipotente dio alcol, o dall’entrata in zone di divertimento consentite quali stadi di calcio o club sotterranei. Costretti da rigide mamme vittoriane a crescere in fretta, e spinti da una società fondata sul senso di responsabilità personale a “take care of themselves”, hanno respresso il bambino voglioso di affetto, attenzioni e cure in un angolino dell’anima, e cercano in tutti i modi consentiti dalle leggi sociali di gratificarlo quando è possibile con giochi di squadra, rock’n’roll, rave alle cinque di mattina, deprecabili sabati sera in cui rendersi ridicoli, irresponsabili one-night-stands, patatine, gelati e mars fritti.

Insomma, il Peter Pan che non vuole crescere è parte dell’animo di tutti gli inglesi (forse più gli uomini delle donne? Discuss.) E quindi non è solo al personaggio letterario, ma ad un’icona dell’essere britannici, che è dedicata la statua in Kensington Gardens, con cui io, eterna adolescente incallita quale sono, ho dedicato varie visite, in varie fasi della mia eternamente adolescente vita. I giardini in sé valgono naturalmente una visita. La statua vi attende a bordo laghetto. Buona ricerca, e che l’infanzia sia con voi.