Fulham Palace dentro e fuori.

Ho sempre amato guardare il mondo attraverso le finestre e le porte. Non è una dichiarazione di voyeurismo, parlo di luoghi pubblici o di quel che del privato è comunque esposto agli occhi di tutti. Parlo anche del guardare da dentro a fuori. La finestra incornicia, la porta suggerisce, il cancello chiude e apre, la grata nasconde e mostra insieme.

Può essere questa una chiave di lettura e di visita per Fulham Palace, ex residenza estiva del vescovo di Londra, aperto gratutitamente al pubblico, (grounds tutti giorni dall’alba al tramonto, interni dal sabato al mercoledì dall’una alle quattro).

Sbirciare all’interno dai cortili e dal giardino, immaginando dignitari di corte e alti prelati scendere le scale e attraversare i corridoi bui. Un caminetto acceso, un calice di vin santo, il calore dei velluti nelle fredde serate invernali.
Da dentro, osservare i giardini, gli uccelli silenziosi tra le foglie, i profumi dei fiori percepiti con la memoria.
Sedersi fuori a soreseggiare una birra. Accomodarsi dentro con una tazza di tè e pasticcini.

Dal muro di cinta, occhieggiare il piccolo orto botanico, un quadrato di paradiso in terra.

Scoprire l’albero scolpito: un gatto sui libri, un trono vescovile, una figura distesa nel sonno eterno ma vivo del legno.

Memorandum: da tornarci tra un paio di mesi quando il glicine è in fiore.