Dopo Il racconto dell’ancella e l’omonima (e pluripremiata) serie TV americana, torna alla ribalta Margaret Atwood con un secondo romanzo, Alias Grace, successivo di quasi un decennio (è stato pubblicato nel 1996), fresco di ristampa in Italia con la nuova edizione di Ponte alle grazie e con una serie Tv disponibile dal 3 Novembre su Netflix. Nuovo caso letterario o operazione di marketing sulla scia del precedente successo?

L’altra Grace racconta la vicenda, reale, di Grace Marks, sedicenne al servizio di casa Kinnear, accusata poi dell’omicidio del suo padrone e della sua governante Nancy Montgomery, assieme ad un altro dipendente della casa, James McDermott, impiccato poi per il delitto. Siamo nella Toronto del 1843 e Grace sopravvive alla pena capitale perché giovane, donna, serva e, presumibilmente, poco intelligente. Grace passa, allora, un decennio tra manicomio e prigione fino all’arrivo del dottor Simon Jordan incaricato di far luce, dopo tanti anni, sulla colpevolezza di Grace: assassina o vittima?

È il 1851. Compirò 24 anni nel mio prossimo compleanno. Sono rinchiusa qui da quando ho 16 anni. Sono una prigioniera modello e non do problemi.

Margaret Atwood riprende i fatti, li segue rigorosamente riempiendo le lacune storiche con la versione che lei stessa definisce più plausibile. L’altra Grace, però, non è solo un thriller o una ricostruzione storica, ma il ritratto minuzioso di una donna perfettamente calata nella sua epoca: l’opinione pubblica ha già deciso che è una assassina e l’attenzione morbosa su di lei e sulla sua vicenda è enorme. “Inhuman female demon” o vittima di un plagio perché donna, e cioè troppo ignorante e innocente? La sostanza non cambia: Grace è un fenomeno da osservare e di cui parlare freneticamente. I secondini la importunano, la minacciano e la violenza verbale e fisica è una costante della vita di Grace che si placa solo quando arrivano i colloqui con il Dr Jordan. Sono racconti di una vita passata e dell’altra Grace, quella che era prima dell’omicidio, ma i ricordi sono filtrati e dolorosi. La narrazione si sviluppa come un racconto nel racconto e diversi piani temporali si accavallano, collegati da un’unica costante, Grace.

Ancora una volta Margaret Atwood racconta una realtà diversa e lontana dalla nostra, distopica ne Il racconto dell’ancella, storica in Alias Grace, ma che riflette perfettamente ciò che siamo ancora adesso. Tutto quello che accade può facilmente essere trasportato nel 2017 e gli elementi del racconto combacerebbero ancora. Eppure in questo mondo occidentale siamo così progressisti e ci prendiamo cura delle donne, no? Margaret Atwood, allora, modella su una vicenda reale una riflessione che è ancora valida.

Dio ha creato le donne con le gonne così che possano essere tirate sulla loro testa e legate, in questa maniera non fanno tanto rumore, odio le puttane che urlano, le donne dovrebbero nascere senza bocca, l’unica cosa utile è sotto la loro vita.

Chi l’ha detto: un noto predatore sessuale Hollywoodiano del 2017 o i secondini di Grace Marks nella Toronto del 1850? Frasi che la Atwood scrive nel 1996, ma che 20 anni dopo probabilmente leggeremmo ancora su qualche pagina Facebook.

Grace è colpevole? Il finale del libro e il percorso che la Atwood fa per giungerci lascia interdetti, desiderosi di capire, ma non appagati. Nessuno saprà mai la verità su Grace Marks, ma quello di cui saremo più consapevoli lo spiega la stessa Atwood durante la presentazione della serie TV. 

Quella di Alias Grace è una crime story, il racconto di un delitto efferato che coinvolge un uomo e una donna. Il fattore interessante, però, è la maniera in cui gli altri, il pubblico dell’epoca, hanno accolto la narrazione di questo delitto proiettando, di fatto, le loro idee politiche sulla figura di Grace. Grace, allora, diventa allo stesso tempo giovane donna dalla bellezza straordinaria plagiata da quel McDermott assassino, oppure demoniaca tentatrice di uomini che finge l’amnesia o nasconde l’infermità mentale.

Nel libro, ma anche nella serie TV che segue fedelmente la narrazione della Atwood, i temi sono quelli del dualismo di Grace (chi è veramente vs chi la società vuole che lei sia) e la sua storia maledetta fin dall’inizio dalla violenza, familiare e sul posto di lavoro.

Non sapremo mai chi è stata Grace Marks e il suo ruolo nel delitto Kinnear-Montgomery, ma quello che possiamo sapere dopo questo libro è il potere infinito del giudizio della massa, talmente forte da far passare in secondo piano anche la verità.

Per approfondire

Leggere oggi “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood

Don’t ask for the truth – The Guardian

Did She or Didn’t She? A Tale of Two Murders