Verdi contro rossi.

“E’ probabile che io ami i frammenti, cosi’ come ho sempre pensato che sia una condizione favorevole incontrare una persona con cui si sono spezzati i legami, è la confidenza con un frammento di noi stessi”

Si apre così un ipotetico discorso su Aldo Rossi, per molti è uno schifo totale, per altri è troppo classico, per alcuni è kitsch e per pochi è un architetto che con i suoi archetipi non è arrivato a delle soluzioni progettuali soddisfacenti ma ha indubbiamente creato un architettura “tipologica” interessante attraverso modelli.

Ok, dopo queste considerazioni è bello, per chi non lo avesse già fatto, leggere “Autobiografia scientifica”, un libro scritto da lui e che di certo non va di moda. Non è un racconto che parla strettamente di architettura, non è un libro nuovo, ma si limita semplicemente di parlare di vita e di morte.

Attraverso questo racconto, si ripercorrono tutte le fasi che portano dal disegno alla sua realizzazione, vedendo nella contaminazione tra un progetto e l’altro e, nella successiva copia, la base fondante dell’idea di Aldo Rossi.