Addiomonti_Cosebelle_01

Ciò che, oltre alla scelta delle parole, accomuna il titolo di questo bel libro di Michele Masneri al celebre passo dei Promessi Sposi è lo sconforto. Quello di Lucia, dovuto all’esilio e alla perdita di un territorio caro e quello dei protagonisti del romanzo, invischiati in un ambiente bellissimo e fagocitante.

I romani capiranno benissimo le intenzioni di Masneri, ma non sarà difficile immedesimarsi neppure per chi risiede fuori, poichè ogni grande città italiana ha i suoi quartieri in, lastricati delle speranze degli abitanti di assumere una nuova e più proficua rilevanza nel tessuto sociale.

Ecco che lo storico quartiere Monti di Roma, nato come sobborgo, ci viene mostrato com’è oggi, in tutta la pretenziosa arroganza delle sue gallerie d’arte, dei suoi baretti dal sapore vintage, dei suoi rigattieri dagli incassi d’oro, dei suoi ristoranti bio, dei suoi (finti) loft e dei suoi negozi alla moda. Qui, si raccoglie un’umanità stereotipata e narcisista, che fa dell’abitarlo uno status symbol e della ricerca del potere l’unica ragione di vita.

Raccontando il Rione Monti Masneri racconta per Minimum Fax i vizi e le debolezze della modernità, il vuoto di valori che ci attanaglia, rendendoci schiavi delle mode e dei consumi e vittime di un’omologazione che anche nelle sue versioni lo-fi conserva tutte le caratteristiche di una vera e propria perdita di identità.

Tra fan di Wes Anderson e David Foster Wallace, starlette e conduttori televisivi in declino, perdigiorno da aperitivo in piazza, frequentatori di gallerie d’arte e radical chic, si compone un affresco che diverte di un riso amaro, teso a comporre la domanda fondamentale: sono forse anche io uno di loro?

La risposta passa per una questione ancora più cruciale, che fa da sottotesto a tutto il romanzo: cosa sono disposto a perdere di me stesso pur di essere accettato? Quanti orpelli, quanti vernissage, quanti aperitivi, quante ore di shopping serviranno ancora per coprire il fatto che siamo bloccati, in un quartiere costruito ad arte, che ci consola e ci nasconde al vuoto che ci attende oltre il varco ZTL di Via dei Serpenti?

E allora, Addio, Monti.