Punti di vista dall’est Europa e non solo

Il risultato del tema Common Ground, scelto da Chipperfield per la Biennale dell’Architettura 2012, è un’edizione più orientata e concreta, con pochi fasti, solo apparentemente sottotono rispetto a quella del 2010.

© Padiglione ungherese, ceramiche Zsolnay, 2012

© Padiglione ungherese, 2012

Il Padiglione ungherese, edificio art nouveau, col tetto ricoperto con ceramiche Zsolnay, prosegue la riflessione proposta due anni fa, mettendo al centro ancora una volta le persone e il lavoro paziente delle mani: dalla linea e dal disegno a mano libera del 2010, si giunge al modello, strumento necessario per comprendere alcuni aspetti del progetto.

© Padiglione ungherese, 2012

© Padiglione ungherese, modelli dei bambini, 2012

© Padiglione ungherese, modelli degli studenti, 2012

© Padiglione ungherese, interni, 2012

© Padiglione ungherese, allestimenti, 2012

In Grecia la nuova generazione di architetti ripensa la città e i suoi spazi sociali, tra tradizioni, contraddizioni e rinnovamento urbano, e mostra le intenzioni da attuare in questo processo.

La Romania, in modo efficace, propone una riflessione tra architettura e burocrazia attraverso un allestimento in cui massime e frasi di architetti celebri sintetizzano concetti di architettura e i timbri sono metafora di quella burocrazia, che spesso intralcia la strada alla buona architettura.

In Polonia l’edificio è un sistema rumoroso capace di condizionare relazioni sociali e distribuzione negli spazi.

© Padiglione austriaco, proiezioni, 2012

L’Austria si concentra sul corpo umano, fruitore principale dell’architettura, attraverso proiezioni di corpi fluttuanti, in parte interattive.

© Padiglione Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, 2012

Bello notare che la Repubblica Ceca e la Slovacchia, a Venezia, sono ancora unite, per riflessioni comuni sull’arte e sull’architettura. Le esposizioni dei due paesi si alternano ogni due anni, ma l’edificio rimane il simbolo del dialogo culturale mai interotto a cui partecipano artisti, critici e architetti da entrambe le parti.

© Padiglione serbo, 2012

In Serbia l’installazione lascia spazio alla creatività…

In estremo oriente, il Giappone di Toyo Ito ricostruisce case e il senso della comunità: colpito e affondato sembra un commento amaro in questo caso, ma i nipponici mettono l’architettura a servizio dell’uomo e delle sue necessità, non solo materiali, e centrano il punto.

foto: Martina Giustra