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Paolo Cognetti ci ha fatto innamorare della sua Sofia, che vestiva sempre di nero e si tormentava col senso dell’esistenza. Oggi, sempre per Minimum Fax, Cognetti ci parla di un altro modo di stare al mondo, quello di chi racconta e – per esteso – della letteratura.

A Pesca nelle pozze più profonde è dunque una preziosa testimonianza su due fronti: quello del lettore che attinge, proprio come un pescatore, alle pozze più profonde per comprendere al meglio sè stesso, e quella dello scrittore, che nel riemergere di un tesoro nascosto tirato fuori a suon di muscoli dal fondo melmoso di un lago, scopre la strada da percorrere per diventare egli stesso parte di quel fondale.

Coraggioso Cognetti, perchè si confronta coi grandi narratori di racconti, geni indiscussi come Raymond Carver, Ernest Hemingway, J.D. Salinger, Alice Munro, John Cheever, Flannery O’Connor. Perchè proprio il racconto breve? Ci vuole del talento anche nella vita per condensare un impulso, una sensazione, un’immagine, in poche righe potenti. Che cosa delle vite di questi uomini e di queste donne l’ha reso possibile, e che cosa c’è di metodo, di ricerca, di studio, nel loro modo di approcciarsi alla forma scritta?

Cognetti risponde da un punto di vista personalissimo e privilegiato a tutte queste domande, non come farebbe un ricercatore o un biografo, piuttosto come un affascinato collega, che mentre svela i segreti dei suoi miti di sempre, rivela ad ogni passo una particella di sè.

A volte è bello leggere che il passato ritorna nella sua forma più sublime, arricchendo il presente, come in una pesca miracolosa.