Guardando all’arte Informale e agli esiti incredibilmente diversificati che ha prodotto circa sessant’anni fa, nulla ci farebbe sospettare che il disegno fosse una pratica familiare a quelle dinamiche di creazione e produzione, tutte coagulate attorno ai due grandi poli del gesto e della materia. Tele lacerate e agglomerati di materiali eterogenei sembrano a prima vista assolutamente incompatibili con la riflessione e la progettazione di un atto più meditato (almeno in apparenza) come il disegno. Ma a testimoniarci che ci sbaglieremmo c’è la bella mostra in corso proprio in questi giorni a Modena, dal titolo L’Informale in Italia. Opere su carta dalla collezione della Galleria Civica di Modena.

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Inaugurata il 22 febbraio scorso e visitabile fino al 13 aprile, l’esposizione ci guida attraverso gli archivi della Galleria Civica modenese, e mostra al pubblico opere che vanno dagli ultimi anni Quaranta fino alla fine degli anni Sessanta. È allestita nelle sale superiori della Galleria Civica e si inserisce all’interno di una ricognizione cronologica che la Galleria stessa ha messo in atto per dare visibilità al proprio patrimonio, allestendo esposizioni che seguono l’evoluzione temporale della storia dell’arte e della cultura italiane.

Molti dei disegni esposti sono studi preparatori per tele che oggi conosciamo o abbiamo già visto esposte altrove. Molti altri invece sono compiuti e autonomi, sperimentazioni a sé stanti che colpiscono per la loro forza.

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Un incredibile disegno su carta di Vasco Bendini occupa un’intera parete a testimonianza della fase informale dell’artista. Sulla destra nella prima sala campeggia un celebre disegno a tempera di Leoncillo, accanto all’unico di Toti Scialoja presente nella collezione. È del 1956, eseguito su carta giapponese talmente sottile e fragile da essere stato restaurato per l’occasione. Tra le altre opere esposte troviamo disegni di Carla Accardi, scomparsa di recente e a cui abbiamo voluto dedicare un saluto, Cesare Peverelli, Mario Nanni, Giuseppe Capogrossi, tra i molti artisti esposti.

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All’interno di questa antologica ci sono anche due sale monografiche, dedicate a due tra i più noti artisti del secondo dopoguerra italiano, Alberto Burri e Lucio Fontana. In fondo sulla destra la sala dedicata ai disegni di Lucio Fontana, estremamente prolifico, tra i quali fanno bella mostra alcune tavole per l’illustrazione del libro di favole del 1964, Six contes de La Fontaine, e per Apocalissi e sedici traduzioni di Giuseppe Ungaretti, dell’anno seguente. Scopriamo che il Fontana che tutti identifichiamo con le misteriose tele squarciate, prive di qualunque riferimento figurativo, in realtà non ha mai abbandonato la figuratività, e molti suoi disegni ce lo testimoniano.

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Nella sala accanto troviamo i disegni di Alberto Burri. Sappiamo che non si tratta di schizzi preparatori, poiché non ne faceva, ma di opere autonome, in cui si alternano carta, acetato e vinavil, oggi in lotta costante contro il tempo che inevitabilmente li deteriora.

Moltissimi artisti informali infatti, durante gli anni Cinquanta e Sessanta, sperimentano i nuovissimi materiali che proprio in quel periodo vengono immessi sul mercato, come la plastica, il vinavil, il nastro adesivo e i fogli in acetato. Questi inserti spesso, purtroppo, deteriorandosi o ingiallendo nel tempo, hanno prodotto dei cambiamenti più o meno visibili nei disegni, molti dei quali oggi sono estremamente fragili e necessitano di essere maneggiati con estrema cura.

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L’Informale in Italia. Opere su carta dalla collezione della Galleria civica di Modena. A cura di Marco Pierini

Dove&Quando: Modena, Palazzo Santa Margherita, sale superiori, corso Canalgrande 103.
Fino al 13 aprile 2014. Mercoledì-venerdì 10.30-13.00 e 15.00-18.00; sabato, domenica e festivi 10.30-19.00. Lunedì e martedì chiuso. Ingresso gratuito.

Proto credits Angela De Gregorio