Poche settimane fa vi avevo parlato del Festival del Cinema di Roma. Tra i film in concorso nessuno mi ha fatto ridere come quello di Roman Coppola. Intanto c’è Charlie Sheen. Forse vi ricorderete di lui per film come “Hot Shots” e serie tv esilaranti come “Due uomini e mezzo”. Io, dal mio canto non lo dimenticherò mai, ha fatto parte della mia adolescenza fatta di pomeriggi a ridacchiare sul divano con mio fratello davanti a capolavori degli anni ’80 come “Young Guns”.

Charlie impersona qui un designer di successo, dotato di fiuto per gli affari, amante delle belle donne e degli abiti anni’70, che viene mollato dalla fidanzata e entra in una profonda crisi personale. A far da contorno (se di contorno si può parlare quando le spalle comiche sono Bill Murray e Jason Schwartzman) una serie di improbabili amici, colleghi e familiari dalle storie strampalate.

Roman deve molto all’amico Wes Anderson e alla sorella Sofia. Il cast, le ambientazioni, i costumi, il gusto per il surreale ci ricordano ad ogni istante il regista de “I Tenenbaum”. Di personale c’è la voglia di aprire la mente di un personaggio che è quasi un fumetto, entrarci con la telecamera accesa senza bussare e filmare quello che succede. Notevole l’espediente di rendere potentissimo a livello visivo il gioco della fantasia che appare infine più reale del reale.

Uno sguardo nella mente di Charles Swan III. Dentro c’è il gioco del cinema come scatola magica, la possibilità di rendere visibile ciò che non lo è: i sogni, le aspirazioni, le allucinazioni. In questo caso, ciò che appare dinanzi agli occhi è volto a sollevare le menti e i cuori. Si esce dalla sala più leggeri, con la voglia di inventarsi un finale a sorpresa anche per le nostre serissime vite.

La fantasia al potere.