108, Agostino Iacurci, Awer, Dado, Etnik,  Hogre, HopnnJBRock, Joys, Moneyless, MP5, Orticanoodles, Peeta, SensoTellas: sono loro i 15 artisti italiani, donne e uomini, artefici de “Il Piano”, l’intervento coordinato dall’agenzia Le Grand Jeu nell’ambito di La Tour Paris 13, un grandioso progetto di street art prossimo all’inaugurazione. Voluto dall’amministrazione locale e guidato da Galerie Itinerrance, l’intervento ha coinvolto un condominio parigino ubicato nel 13° arrondissement, destinato alla demolizione, nella sua interezza – interni, esterni, spazi privati e condivisi. Quasi 100 gli interventi di arte murale che in questi mesi hanno modificato l’aspetto dell’edificio, coinvolgendo esponenti della scena street internazionale, con particolare riguardo per il Medio Oriente e l’America Latina. All’Italia è stato affidato un intero livello dello stabile (da qui la scelta di ribattezzare il progetto “Il Piano“) e Le Grand Jeu, dopo aver selezionati gli artisti,  ne ha supportato le esigenze logistiche ed economiche, scegliendo di percorrere una strada precisa: rinunciare a finanziamenti esterni per conservare la natura indipendente di uno dei movimenti artistici in maggiore ascesa. Abbiamo intervistato Christian Omodeo, direttore artistico di  Le Grand Jeu.

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La Tour Paris 13 dall’esterno 

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La Tour Paris 13: l’intervento di Joys

COSEBELLE: Come nasce il progetto “Le Grand Jeu” e chi lo anima?
CHRISTIAN OMODEO: Il progetto Le Grand Jeu è nato nel 2011 su Facebook. L’anno seguente, io e qualche amico abbiamo creato un vero e proprio sito, perché non ne potevamo più di sottostare alle logiche con cui Facebook gestisce le immagini, censurando di fatto l’arte e limitando la libertà di pensiero. La struttura del sito riproduce i vari interessi che si intrecciano nella vita reale di chi collabora a LGJ. Ci sono la sezione webzine “we like” dedicata ad arte, musica, fotografia ed illustrazione, il blog “we think” che si occupa principalmente di Street Art e graffiti e quindi “we do”, l’ultima nata, nella quale archiviamo i progetti ideati dall’associazione fondata qualche mese fa. Non serve dire chi siamo. Le Grand Jeu è come il blog di un writer o di uno street artist. Lo visiti perché ci trovi quel che ti piace e non perché cerchi un nome. Se poi capisci chi siamo perché ci vuoi contattare, ben venga. Ci piace dialogare con tutti.

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La Tour Paris 13: l’intervento di Orticanoodles

CB: La scena street europea sembra godere di un periodo di fortuna. Ma è veramente davvero così? Quale può essere il contributo di strutture come vostra a questa “causa”?
CO: La Street Art gode di ottima salute, non solo in Europa. Il progetto della Tour Paris 13 dimostra che la portata di questo fenomeno è mondiale, perché trova largo seguito anche in Sud America, nei paesi Mediorientali e in Asia. L’eterna ed inutile diatriba ‘arte o vandalismo’ ne ha ostacolato il riconoscimento per molto tempo, ma la dinamica attuale è ormai inarrestabile. L’istituzionalizzazione di un movimento nato al di fuori dei circuiti ufficiali è sempre una fase delicata. Strutture come Le Grand Jeu diventano utili se fanno emergere il movimento per quel che è stato veramente, se difendono i writer e gli street artist che hanno saputo rinnovarne i codici, se raccontano i progetti che lo hanno fatto crescere e se contribuiscono a realizzarne altri ancora, sempre più ambiziosi.

CBSta per inaugurare “La Tour Paris 13”, considerato “uno dei progetti di street art più ambiziosi” dell’anno in corso. Cosa dobbiamo aspettarci? Puoi darci qualche anticipazione?
CO: La Tour Paris 13 non è né il primo né l’ultimo progetto di Street Art di questa portata, ma è probabilmente uno di quelli che segnerà questa fase storica, perché non capita tutti i giorni di vedere riuniti in un solo luogo un centinaio di street artist provenienti da più continenti. E’ un palazzo di nove piani destinato alla demolizione, completamente dipinto sia all’interno che all’esterno. E’ un progetto nato per caso e senza un vero budget. E’ il frutto del lavoro di tante persone che si sono innamorate di quell’edificio e del concatenarsi di circostanze fortuite. Quando le cose si mettono così, in genere, bisogna prepararsi o ad un flop clamoroso o ad un successo strepitoso. Stavolta, sembra che la fortuna abbia giocato al nostro fianco.

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La Tour Paris 13: l’intervento di Awer

CB: Quali sono state le difficoltà e i punti di forza dell’aver realizzato un intervento del genere a Parigi rispetto alla possibilità di proporlo in Italia?
CO: Parigi si è ritagliata negli ultimi anni il ruolo di capitale della Street Art. C’è Street Art dappertutto, nelle strade, nelle gallerie e nei musei. Il 14 luglio scorso, delle tele realizzate da writer storici hanno preso il posto dei dipinti antichi o di artisti contemporanei sui muri dell’Hotel de Matignon, la residenza del Primo Ministro. In Italia, si fatica a trovare un riconoscimento da parte delle istituzioni e questo complica il lavoro degli street artist, delle associazioni e delle gallerie. Ti trovi spesso in situazioni assurde, perché ti siedi per proporre un progetto ambizioso con street artist internazionali e ti ritrovi a parlare dell’adolescente che imbratta i muri. Così, parti con l’idea di realizzare un progetto in Italia, ma poi ti rendi conto che ci metti di meno a concretizzarlo all’estero. La Street Art è l’arte di una generazione nata con internet. Il concetto di frontiera è qualcosa di astratto. Ti viene in mente un’idea e spedisci qualche mail. Se rispondono prima da Parigi o da Rotterdam, ti sposti e non stai neanche più a controllare se il tuo contatto a Firenze o a Udine ha letto la mail.

CB: Una cosabella
CO: I feedback degli artisti che hanno partecipato al progetto e che ci hanno  ringraziato per l’esperienza che hanno vissuto. Trovarsi la sera a parlare e a dipingere con dei pixadores di Sao Paulo, dei ragazzi arabi che fanno calligraffiti o A1one, il primo street artist iraniano ti arricchisce come persona, ma ti fa soprattutto sentire partecipe di una generazione che sta ridipingendo il pianeta senza neanche aver avuto bisogno di un manifesto artistico. Più utopico di così…

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Credits FOTO: Le Grand Jeu/il Pistrice


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