Mentre Trump, come primo atto da presidente, taglia i finanziamenti alle associazioni che si battono per il diritto all’aborto e qui in Italia proliferano le pagine su Facebook che incitano alla violenza di genere, sembrerebbe superfluo parlare di una piaga che ci colpisce tutte: la domanda sessista.
Ma lo è davvero? Quando perpetuiamo i tristi stereotipi della disparità non stiamo forse affermando che vogliamo continuare a recitarli?
Spesso senza rendercene conto, ci rivolgiamo quesiti non solo inopportuni ma maschilisti e giudichiamo le amiche, le conoscenti e persino le semplici passanti sulla base di un sistema sessista per cui – mettiamocelo bene in testa – non saremo mai abbastanza: abbastanza magre, abbastanza di successo, abbastanza morigerate, abbastanza angeli del focolare, abbastanza scatenate.
Iniziamo a cambiare la realtà in cui viviamo smettendo per lo meno di tormentarci a vicenda. Eccone cinque esempi pratici.

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Domanda sessista numero 1. Perché non ti trovi un fidanzato?

Ma quando vai a convivere? Ma perché non ti sposi? A meno di non essere la zia ottuagenaria resa loquace da tre bicchieri di vino al pranzo di Natale – che se non altro tartassa indistintamente nipoti maschi e femmine – non avete scuse per chiederlo. Intanto non è buona educazione, perché se è un’amica ve lo dirà da sola e nel caso contrario non sono affari vostri, e poi una donna non si giudica dall’avere o meno una persona al suo fianco o dalla qualità delle sue relazioni, vero? (Domanda retorica: se la risposta è no andate in un angolo sedute sui ceci a vergognarvi tantissimo e ci rivediamo qui tra mezz’ora.)

Domanda sessista numero 2. Quando fai un figlio?

Perché l’hai fatto così giovane? E il secondo? Lo sai che i figli unici sono potenziali serial killer? Aspetti il terzo, non stai esagerando? Scommetto che nessuna è sfuggita ad almeno una di queste domande e a nostra volta le abbiamo ripetute a qualche malcapitata. A seconda dell’ambiente culturale, inizieranno a chiedere lumi sulle vostre ovaie già superati i 25 anni ma dopo i 30 è libera tutti, non si tiene più nessuno: chiunque si sentirà in diritto di dirvi che la fertilità sta crollando sotto i piedi del vostro povero utero inutilizzato. Eppure la riproduzione è un tema da evitare come la peste, non solo perché l’idea che una donna si realizzi solo nella maternità è sessista e antidiluviana, ma perché davvero non si può mai sapere che storia c’è dall’altra parte: una sterilità combattuta con dolore, un partner riottoso, problemi medici, impossibilità economica o semplicemente il diritto a non volere figli, che ricordiamolo non nuoce a nessuno al mondo.

Domanda sessista numero 3. Con quanti uomini sei andata a letto?

Davvero così tanti? Ma come stai ancora col tuo primo amante? Fai quella roba lì? Non ti vergogni a usare Tinder? Per lo meno qui usciamo dal terreno delle domande che ti può fare anche la parrucchiera, queste vengono fuori quasi solo tra amiche, eppure quante sentenze si annidano in un contesto che invece dovrebbe essere di apertura! Non giudicare una donna per come, quanto e con chi fa o non fa sesso è il livello pro del femminismo, uno degli ultimi step praticamente. Siamo talmente abituati a mettere in pratica certi schemi mentali da non renderci conto che sono gabbie che imprigionano prima di tutto la nostra sessualità. Farli fuori vuol dire liberare una buona parte di noi stesse.

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Domanda sessista numero 4. Ma quanto lo vizi questo bambino?

Allatti al seno fino a due anni sei pazza? Gli hai dato subito il biberon scellerata? Come dorme sempre con voi? Lo fai piangere finché non si addormenta, ma sei un mostro? Anche in questo caso le domande sono sempre per le mamme, mai per i papà, e spesso arrivano da altre mamme ma a volte anche da amiche senza figli, dalle vicine impiccione, dalle anziane incontrate al supermercato. Le questioni educative sono un campo minato, per cui anche qui è sempre meglio tacere, soprattutto se non si vuole intavolare un confronto costruttivo ma solo emettere sentenze. Anche io, come tutti, ho le mie idee eppure ho deciso di tenerle sempre per me: ognuno i figli se li educa come gli pare e poi è sessista giudicare soltanto le madri su questi temi, come se fossero le uniche ad avere l’onore e l’onere di tirare su la prole. Ecco perché “davvero il tuo compagno è così bravo da aiutarti con il bambino?” è un’altra domanda che vorrei non dover mai più sentire.

Domanda sessista numero 5. Lavori full time e come fai con la famiglia?

Ma quello non è un mestiere da uomo? Guadagni più di lui, non gli scoccia? Lasci i bimbi tutto il giorno al nido e cosa li hai fatti a fare? Hai rinunciato al lavoro per i figli e quando crescono? Possiamo essere donne in carriere e mamme perfette, che passano dal tacco 12 agli omogeneizzati fatti in casa, e non accontenteremo mai tutti, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire. Perché siamo in una società ancora profondamente sessista, che nel profondo non accetta che le donne possano fare qualunque mestiere e prendere le loro scelte lavorative e personali in autonomia e libertà. Sulla carta è così ma la realtà racconta un’altra storia, basta guardare i dati sulla disparità sui luoghi di lavoro e sulla divisione dei lavori domestici nella famiglia. Visto che siamo in una situazione difficile possiamo almeno evitare di romperci le scatole a vicenda?

La prossima volta invece di una domanda giudicante avanzate un semplice: sei sicura di stare bene? Di quello sì che c’è un gran bisogno.