Se come noi avete fatto un salto a Il Tempo delle donne, organizzato a Milano un paio di settimane fa dalla 27sima ora de Il Corriere della Sera, avrete sicuramente fatto caso a dei tipi che disegnavano e rendevano grafici molti dei panel tenuti durante quel fine settimana. Quei tipi sono i tipi di Housatonic, una realtà di base a Bologna ma che gira il mondo portando il verbo di questo mondo strano e bellissimo: quello dei facilitatori grafici.

Se è un punto di domanda quello che vi si è stampato in testa, non preoccupatevi. Anzi, loro lo sanno bene. Così bene che hanno pensato di creare un libriccino che spiega e racconta la vita del facilitatore grafico, divisa tra voli intercontinentali, jet-lag e pennarelli colorati. E siccome il libro non è ancora nato per davvero, si può partecipare alla campagna Kickstarter per vederlo di carta e inchiostro. Intanto noi abbiamo fatto una chiacchierata con Alfredo Carlo, fondatore di Housatonic e facilitatore grafico, così ci siamo tolte un sacco di punti di domanda (e proviamo a levare anche i vostri) e scoperto un mondo bellissimo, così bello che ora disegniamo su ogni foglio di carta ci capiti per le mani (con risultati discutibili, ovviamente).

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Alfredo, cosa significa fare il facilitatore grafico?
Avere la capacità di ascoltare e visualizzare allo stesso tempo concetti, idee e conversazioni, con l’obiettivo di facilitare comprensione, coinvolgimento e memorizzazione. Il facilitatore grafico supporta l’argomento e le relazioni tra i partecipanti nelle conversazioni più complesse e allo stesso tempo rappresenta un valido supporto nel semplificare un messaggio e sintetizzare concetti.

Come vi è venuta l’idea?
Abbiamo iniziato più di 15 anni fa partecipando a workshop che utilizzavano (e utilizzano tutt’ora) la Facilitazione Grafica come uno degli strumenti per facilitare la collaborazione e accelerare i processi decisionali. Da allora abbiamo trovato una nostra personale evoluzione applicandola a diversi media, dalla visualizzazione live in occasione di eventi, alla realizzazione di animazioni e prodotti multimediali.

L’obiettivo di Housatonic è creare chiarezza su concetti più o meno complessi e sintesi dei messaggi chiave attraverso la creatività.

Qual è la cosa più difficile con cui vi siete rapportati?
Ogni tanto abbiamo a che fare con eventi e conferenze che trattano argomenti molto complessi (se non addirittura ostici). Tra i primi che ci vengono in mente, una conferenza in cui uno speaker ha presentato una ricerca sulla fisica quantistica e la storia dell’universo…

E quella più divertente?
Più di recente abbiamo partecipato ad un evento sulla fecondazione assistita a Lugano in cui visualizzare i concetti principali è stato particolarmente divertente!

Cosa rimane del vostro lavoro? A chi vanno le tavole che mano mano create?
Intanto creiamo una copia in formato digitale di tutto e poi consegnamo una versione che può essere condivisa con altre persone e utilizzata per produrre materiali di comunicazione. Quando lavoriamo su materiali non cancellabili invece l’originale rimane generalmente al cliente, che utilizza le tavole per i propri spazi o anche solo per diffondere i messaggi in esse contenuti.
Quello che succede più spesso è che gli stessi partecipanti facciano una foto di quanto è stato prodotto, per conservarlo e mostrarlo ad amici e colleghi o condividerlo sui social: diventa così la anche la condivisione di un ricordo.

Avete pensato a un libro per spiegare cosa fate. Perché sembra così difficile comprendere o far comprendere il vostro ruolo?
È complesso perché quello che si vede è soprattutto il risultato finale: bei disegni, con una valore estetico e creativo, che non sempre mostrano appieno il processo da cui scaturisce. La fase di ascolto e di visualizzazione, la selezione dei contenuti, i collegamenti che vengono resi disponibili dal nostro lavoro sono qualcosa di unico e spesso non viene valutato o capito. Nel libro ad esempio c’è una vignetta che mostra come spesso ci chiedono se eravamo preparatissimi sull’argomento e sul relativo linguaggio… non lo siamo quasi mai, abbiamo semplicemente imparato ad ascoltare con l’attenzione necessaria!

Esistono molte realtà come Housatonic?
Noi siamo un gruppo che lavora insieme da molti anni e opera a livello internazionale. Ci sono altre persone in Italia e molte altre nel mondo che fanno lo stesso. È un mestiere sempre più richiesto e che speriamo continui ad avere successo perché crediamo che aiuti notevolmente la collaborazione e quindi la risoluzione di problemi. 

Il libro rivela, con ironia, l’incomprensione del pubblico/cliente verso quello che si fa. Pensiamo sia molto diffuso come sentimento soprattutto tra chi svolge una professione “moderna”.

Se uno volesse fare il facilitatore grafico da cosa gli consigliereste di iniziare? quanto è importante saper disegnare?
Saper disegnare aiuta, ma disegnare troppo bene potrebbe essere un problema perché diventa difficile arrivare al livello di sintesi necessario per essere rapidi ed esplicativi allo stesso tempo. Quello che è veramente essenziale è l’ascolto e capire in che modo quello che stiamo producendo potrà facilitare la nostra controparte a raggiungere gli obiettivi prefissati.
È necessario iniziare allenandosi per gradi, ascoltando, prendendo appunti scritti, cominciando a ragionare sullo spazio e l’uso dei vari strumenti (lettere, disegno, uso dello spazio) per riuscire a creare qualcosa che sia davvero utile soprattutto per gli altri.

Perché partecipare al vostro crowdfunding?
Questo è il primo libro illustrato che racconta in maniera simpatica e attraverso episodi veri cosa facciamo e come il nostro lavoro aiuta il lavoro degli altri. È un modo per avvicinarsi a questa professione e capirne qualcosa in più, facendosi una risata. È un crowdfunding copre solo i costi di produzione ed è realizzato per diffondere la conoscenza di questa pratica. Più persone sapranno di cosa si tratta più ci sarà la possibilità che lavorino meglio insieme e collaborino in maniera efficace in futuro. Crediamo che il mondo ne abbia davvero bisogno!