Ormai lo sapete ed è pure tardi per ribadirlo, settembre non mi piace. Non mi piace la domenica sera, l’ora finale di una festa, i primi giorni dell’anno. Ci compio pure gli anni, a settembre. Ma che ci volete fare, non ce la faccio proprio a togliermi quella patina di tristezza. Sarà che negli anni i settembre (mi) hanno sempre portato con sé un sacco di roba malinconica. Sarà che sono nata in un posto di mare.
Ma magari anche settembre soffre di quella sindrome da musica pop, quella di Alta Fedeltà.

«Ascoltavo musica pop perché ero infelice. O ero infelice perché ascoltavo musica pop?».

È ponendomi questa domanda che ho scelto i pezzi per la Cassettina di settembre.

Anzi, piuttosto è accaduto il contrario. Riascoltandola mi sono resa conto che come in Alta Fedeltà non si sapeva bene chi aveva cominciato per primo, anche la Cassettina di settembre inconsciamente riassumeva l’andamento dell’umore che avevo già dagli ultimi giorni di agosto. C’è della bellezza nei colori che tornano pastello, che dismettono quel vivace esagerato. C’è nella segreta soddisfazione nel porsi mini obiettivi (da queste parti abbiamo imparato a ridimensionare i buoni propositi. Tipo che ho capito che la maratona non la faccio) e del piacere nemmeno tanto segreto a indossare nuovamente i jeans e pure quel golfino comprato in saldo e ancora con l’etichetta, ancora nel cassetto.
Questa Cassettina di settembre è malinconica ma c’è anche qualche sprazzo di entusiasmo (sì, lo so, sono pochetti) perché settembre è così. Il mio settembre è così, e questo in particolare. Farò l’ultimo bagno, mi godrò gli ultimi tramonti all’orario aperitivo che il nostro emisfero ci concede. Inizierò a fare dei piani e prenderò le bacche di goji per avere l’energia necessaria per portarli a termine. Secondo me siamo in tanti.
Per questo mese basta parole, premete play, basterà.
(Che, l’ho già scritto per caso “settembre”?)

 

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La foto è mia ed è scattata a Pellestrina, un’isola desolata e bellissima.
Le altre Cassettine le trovate qui.