Il primo romanzo della band bolognese Lo Stato Sociale.

Precariato, amori travolgenti, passione politica e incertezza del futuro. Non potevano essere che questi i temi in grado di abitare un romanzo scritto dalla band di Turisti della democrazia e L’Italia peggiore. Lo Stato Sociale ci ha abituato a testi densi, un fiume di parole accese, talvolta sussurrate, altre volte gridate come manifesti.

Ed è come una canzone il loro libro, Il movimento è fermo,  edito da Rizzoli, un romanzo, come recita il sottotitolo, “d’amore e libertà ma non troppo“. Un inizio qualunque: due ragazzi Zeno e Genio, alle soglie dei trent’anni. Il primo, disoccupato, scrive reportage online, il secondo guida uno scassato pulmino Volkswagen portando i turisti in giro per la città. Anche Bologna è il solito scenario, indolente e placida, studenti, vino alla buona e concertini in giro.

Sarà forse per il paesaggio sempre uguale, o forse per le vite che scorrono senza colpi di scena, quasi rassegnate, che l’arrivo di una ragazza riccia riccia, dalla risata contagiosa, vitale come sanno essere solo le cose inaspettate, crea un movimento dove non c’era più niente. Si rianima Zeno e con lui il collettivo studentesco dato per morto.

Qui la storia prende una virata: un sistema di controllo della Rete minaccia la libertà di tutti. Non si può restare fermi, proprio quando l’amore ha dato speranza al futuro. Un altro mondo è possibile, una rivoluzione è possibile.

Lo Stato Sociale ci racconta la speranza di cambiare in un momento in cui niente sembra essere sotto il nostro controllo. E nella convinzione che tutto vada troppo veloce ci ritroviamo immobili.