Sperimentare col corpo è bellissimo. Cambiare forma, aspetto, arrendersi a ciò che si è nelle forza o nella fragilità che un asana permette di vivere e di osservare è una delle peculiarità che fa di questa disciplina uno degli aspetti che amo.

Proprio per questa capacità di trasformazione – che conosceremo in maniera diversa quando alla prossima puntata parleremo dell’elemento acqua, e dunque fluidità, creatività e istintività – volevo affrontare ancora un’ultima posizione nell’ambito dell’elemento terra, che vale in realtà doppio. Infatti, le due forme similari analizzate sono Catuskona e Stambha. Le affronto insieme perché si rimandano idealmente l’una all’altra. In entrambe le posture entriamo col corpo, per prima, e poi con il mentale nella forma che le accomuna: il quadrato e tutta la forza e la simbologia che questa figura geometrica, non solo fisica, custodisce.

Il quadrato/catuskona, simbolismo

È con il quadrato che gli indiani si riferiscono alla potenza della terra. Questa forma, uguale in tutti i suoi quattro lati, rappresenta la perfezione, la dimensione sacra e i quattro punti cardinali, questo si contrappone alla figura del cerchio visto, invece, come forma profana che riporta sempre allo stesso punto in modo infinito e senza soluzione di uscita. Se ci pensate, molti spazi sacri hanno una pianta a forma quadrata. Con la nostra architettura viaggiante, possiamo assaporare la “perfezione” quadrangolare con questi due asana.

Catuskona, esecuzione

illustrazione by Trattonero Illustration

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Nella forma di Catuskonasana – letteralmente la quadrangolare – ci entriamo partendo da una posizione eretta, a piedi uniti, dai talloni alle punte, si inspira aprendo bene le spalle, come se si volesse spingerle indietro (idealmente cercando il contatto tra le scapole, questo ci eviterà l’effetto gobba o cifosi, facendole crollare verso la terra). Durante l’espirazione il bacino si spinge all’indietro facendo scendere il busto dritto fino a portarlo parallelo al tappetino, le braccia sono rilassate e parallele e guardano verso la terra.

Ricordiamoci che tutte le posture yoga sono accompagnate dal respiro ed è proprio durante il processo di espirazione che la colonna vertebrale si distende e si allunga senza sforzo.

È molto importante il concetto dell’attivazione dei muscoli senza tensioni e sforzo ma attraverso “la forza” del respiro e della gravità. Impariamo a utilizzarla e scopriremo davvero un nuovo spazio dentro e fuori di noi.

Ora, se proiettiamo la nostra posizione quadrata a terra, e dunque ci portiamo con la schiena a terra, otterremo il quadrato “rovesciato” che rimanda alla seconda figura: Stambha, il Pilastro.

Il pilastro/stambha, simbolismo

Simbologicamente questo asana evoca la potenza e la stabilità della colonna, il sostegno che sorregge la volta del cielo. Il pilastro rappresenta il canale della vita divina, il soffio vitale che attraversa la colonna, e in alcuni rituali viene descritto come una forma che collega l’asse centrale del mondo, rappresentandone la crescita e la fine. Insieme all’albero esprime la relazione fra i diversi livelli dell’universo e dell’io. Un luogo di passaggio dell’energia cosmica, vitale o spirituale

Stambha, esecuzione

illustrazione by Trattonero Illustration

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Per portare il corpo in Stambha partiremo da terra, supini, con le braccia lungo i fianchi e i palmi delle mani a terra. All’inspiro si porteranno le gambe verso l’alto, dritte e ben unite, piedi a martello, contemporaneamente si alzeranno anche le braccia, mantenendo le spalle ben presenti a terra, i palmi delle mani rivolti verso il cielo. Respiri calmi e regolari.

Il mantenimento e la propriocezione in Catuskona e Stambha

Per entrambe le posizioni è consigliabile almeno una decina di respiri o finché risultano comode.

Nell’eseguire queste due forme simili ma opposte la prima differenza che noterete è la distribuzione della forza. Se con Catuskona la si avverte nelle gambe ben radicate a terra –  come se ci fossero due tiranti che vi inchiodano a terra, li avvertirete la forza sui talloni e la gravità che vi tiene ben ancorati – che permettono alla colonna vertebrale di estendersi; su Stambha osserveremo come la schiena ben in appoggio e l’addome “attivo” permettano di mantenere le gambe e le braccia sollevate. Solitamente all’inizio le gambe tremeranno un po’, è normale, state costruendo la vostra forza, che risiede tutta al vostro centro, nell’addome, imparate ad utilizzarla e a farla crescere. La solidità e la fermezza che ne acquisirete praticandola sarà straordinaria.

I benefeci di Catuskona:

  • Si rafforzano i muscoli addominali e dorsali, la colonna.
  • Le gambe diventano più forti e stabili di conseguenza anche i muscoli dorso-lombari.
  • E’ particolarmente adatta a chi soffre di cifosi perché corregge la postura della schiena alleviandone i dolori.

I benefici di Stambha:

  • Rafforza braccia, torace e schiena
  • Le gambe si defaticano e migliorano la circolazione e lo scarico venoso (se per esempio passiamo molte ore della giornata in piedi)
  • Le spalle incurvate si raddrizzano
  • Si massaggia lievemente il cuore, ottimo quindi per ridurre l’ansia

Praticando queste due posture rafforziamo il sistema nervoso, acquisiamo maggiore sicurezza, stabilità, forza e concentrazione. Particolarmente indicate qualora ci sentiamo timorosi, sommersi dalle difficoltà della vita e poca attenti al presente. Lavoriamo sui cackra Muladhara (terra), Manipura (fuoco) e Anahata (aria).

Consiglio. Datevi il tempo per ascoltare il corpo, per osservarlo e per accettarlo in tutti i suoi limiti o difficoltà. Bandita è la fretta quando pratichiamo, accettiamo tutto, davvero tutto, anche le cose che non ci piacciono. Fanno sempre parte di noi!

Buona pratica!