La copertina del nuovo album di Adam Green, Aladdin

Giuro sulla mia collezione di dischi che qualche giorno fa, subito dopo aver intervistato Adam Green a proposito del suo nuovo film Adam Green’s Aladdin (di cui è regista, produttore, scenografo, autore della colonna sonora e chi più ne ha ne metta), ho messo a soqquadro mezza casa per controllare se, casomai, non avessi una lampada da strofinare per vedere avverati tre desideri. Tipo un appartamento con vista su Central Park, un conto corrente a sette zeri e la pace nel mondo.

Una favola di cartapesta e una colonna sonora di psichedelia bubblegum: Adam Green’s Aladdin

Il perché è presto detto: Adam Green ha ambientato la sua versione del grande classico de Le Mille e una notte in un mondo surreale fatto di cartapesta a tinte accese, con un gran senso dell’umorismo e una verve lisergica che ti domandi quanta polvere d’angelo sia stata spolverata via dalla lampada magica di Aladino, sul set del suo Aladdin.


Malinconia e cazzonaggine, demenzialità e surrealismo
. E tanta, tanta cartapesta. L’idea è che se la siano spassata un po’ tutti come pazzi, girando il film: lui e la sua altrettanto surreale compagine di attori come Macaulay Culkin, il musicista Devendra Banhart, Zoë Kravitz e celebrità delle serie TV come Natasha Lyonne (Orange is the new black) e Penn Badgley (Gossip Girl).
Che dai tempi dei Moldy Peaches – il duo nel quale Adam Green aveva firmato la colonna sonora di Juno – sia passato un fiume d’acqua sotto ai ponti è evidente nella soundtrack che l’artista newyorkese ha composto per Aladdin: bye bye folk, benvenuta psichedelia bubblegum.
Come un vero working class hero, qualche settimana fa Adam Green si è rocambolescamente rotto una mano durante una performance sul palco a Newcastle, in Inghilterra e, già solo per questo, gode della mia stima per essere riuscito a infondere un sovrappiù di humour e surrealtà in un’opera già prossima all’essere un cartone animato in carne e ossa.
Abbiamo chiacchierato a lungo e adesso non faccio che strofinare l’abat-jour che ho sul comodino. Occhio, potrebbe succedere anche a voi dopo aver letto l’intervista!

Cosebelle: Un miscuglio di influenze serpeggia lungo tutto il tuo Aladdin. C’è una dolcezza più contemporanea in Never Lift a Finger, Trading Our Graves e Me from Far Away, ma poi il mambo s’intreccia con la psichedelia. Che musica ascoltavi, quando stavi scrivendo la colonna sonora per il tuo film?
Adam Green: In passato ho ascoltato un sacco di musica folk e di psichedelia. Leonard Cohen, Serge Gainsbourg, Lou Reed sono tra i miei preferiti da sempre e adoro Kevin Ayers dei Soft Machine. Ma tutto ciò che volevo da questo disco in particolare era che suonasse come un album di psichedelia bubblegum anni ‘70.

E in effetti suona proprio così!
Penso dipenda dall’estetica del film, soprattutto perché tutti nel film indossano pantaloni a zampa d’elefante. Volevo che l’intero album ricordasse i pantaloni a zampa! Mi piace un tipo di musica che suoni davvero groovy, come se tu camminassi lungo la strada e fosse uno spasso, tipo come se indossassi pantaloni a zampa e tutto fosse fico e il mondo fosse un bel posto.
Per registrare Aladdin ho messo su un gruppo composito di artisti di Los Angeles. Al basso Josiah Steinbrick, il cui stile è influenzato da Serge Gaisbourg e Herbie Flowers: è come se ci fossero degli Arcade Fire degli anni ‘70, con Gainsbourg e Lou Reed e altro. Alla batteria ho scelto Stella Mogzawa, la batterista delle Warpaint: è una dei migliori batteristi in circolazione. E alla chitarra c’è Rodrigo Amarante – è il cantante dei Little Joy, ma anche un solista ed è uno dei migliori, il suo album Cavallo è stato uno dei miei preferiti dello scorso anno.

Adam Green’s Aladdin è una favola per adulti, ma tu hai una figlia, Zeba. Qual è la sua favola preferita?
Zeba ama moltissimo Nel paese dei mostri selvaggi, di Maurice Sendak: è la sua storia preferita.

Spike Jonze ne ha anche tratto un film, Nel paese delle creature selvagge, se non erro.
Esatto. Beh, lei adora quella storia.

Qual è la tua favola preferita, da adulto?
Si chiama Aladdin! Ho trascorso gli ultimi quattro anni realizzando Aladdin, perciò se dovessi scegliere una favola, sarebbe quella.

Torniamo alla musica. Nove anni fa, nel 2006, hai firmato la colonna sonora di Juno con i Moldy Peaches, e a partire da quell’esperienza sei stato un habitué della musica pensata per i film. Ma fino a che punto Aladdin è “soltanto” una colonna sonora? In che modo hai concepito il tema del tuo film e come pensi che andrebbe ascoltato?
Ho concepito il film come un’opportunità per unire tutte le vene della mia creatività in un unico prodotto. C’era la possibilità di realizzare un progetto in cui dare spazio alla mia arte visiva e alle mie sculture, un progetto in cui scrivere, sceneggiare, recitare e leggere tutto ciò in chiave di una colonna sonora. Diciamo che per me è stato uno strumento alchemico per poter racchiudere il mondo intero in un unico blocco.

E direi che ce l’hai fatta!
Credo che il film sia una sorta di paesaggio interiore, nel senso che è come mostrare un mondo che c’è dentro di me e di farlo con spontaneità. Hai presente il movimento Dogma 95? È un movimento cinematografico fondato negli anni 90 da Lars von Trier, nel quale trionfano delle ambientazioni irreali e ci sono regole del tipo che non si possono avere scenografie né musica di sottofondo che non sia parte integrante della scena girata. Tutte queste regole sono finalizzate a rendere la scena cinematografica quanto più possibile prossima alla realtà. Credo che il mio film sia agli antipodi da Dogma 95, nel senso che la regola è che nel mio film niente ambisce a essere reale, è tutta una scenografia fatta a mano, e il set è un cartone vivente in cartapesta. L’intero film è in cartapesta e gli attori è come se ci fossero dentro come in un cartone animato davvero animato. In questo senso, Aladdin è l’opposto della spontaneità e, al tempo stesso, credo che, in qualche misura, rispecchi la mia vita e la mia esperienza personale: il mio Aladino è un cantante indie-rock. E quelli alla fine del film sono i miei veri voti nuziali, ma in un mondo totalmente innaturale, come se raccontassi al mondo una storia vera in cui nulla è reale.

Il tuo film è pieno zeppo di cartapesta. So che l’hai dipinta tu stesso.
A dire il vero ho avuto l’aiuto di un team, perché c’era davvero un sacco da fare – abbiamo costruito qualcosa come 30 stanze e 500 arredi scenici. A un certo punto ho avuto il supporto di circa 20 persone. Alcuni di loro erano dei veri professionisti e altri erano semplicemente persone che volevano dare una mano – musicisti, attori, amici, chiunque.

Qual è il significato della lampada magica nel tuo film – perché una lampada magica?
Stavo cercando di rendere una diversa versione di Aladino, una versione più attuale, nella quale la lampada è una stampante 3D e può stampare di tutto, è come una versione analogica di internet! La lampada è un simbolo per qualunque cosa abbia un potere creativo, come i genitali: può essere un pene, una vagina, qualcosa da cui possa avviarsi un processo creativo. Stessa cosa per il genio, che è parte integrante della lampada – la parola “genio” ha la stessa radice di “genesi” e “generare”. Perciò la lampada è semplicemente l’inizio della creatività.

Nel behind the scenes del tuo film ho visto la vera lampada magica – beh, spero che lo sia davvero, non ne ho la certezza – che ti ha ispirato quella realmente presente nel film. Insomma esiste davvero, fantastico. Che desideri esprimeresti se, strofinando la lampada, dovessi scoprire che è veramente magica?
Sarebbe molto divertente creare un parco divertimenti per adulti, con tutte le sculture che ho realizzato. Sarebbe un posto simile a un museo con la possibilità di imparare a proposito di qualche tipo di arte stramba e potresti anche fumarci – potresti fumare erba, non sarebbe male!

Credo che quel tipo di *lampade magiche* esistano già, però vengono chiamate in un altro modo!
Ma parliamo di soldi… Adam Green’s Aladdin è stato finanziato con una campagna di raccolta fondi su Kickstarter. Grazie a questa piattaforma di crowdfuning è possibile avere una sorta di vetrina in cui promuovere un’idea e realizzarla con l’aiuto di molti. Ti andrebbe di raccontarmi la tua esperienza?
Tutto è iniziato grazie a Kickstarter, con cui ho raccolto il denaro che mi ha permesso di affittare un magazzino, in cui abbiamo realizzato tutte le scenografie, ma il progetto si è rivelato molto più costoso dei fondi raccolti con Kickstarter ed è successo che siamo andati oltre cinque volte il budget raggiunto online. Questo film mi è costato un mucchio di soldi! Ma è stato fico partire da Kickstarter, perché altrimenti non saremmo stati in grado di iniziare, e penso che il grosso contributo che ci ha dato sia stato soprattutto di farci assumere l’impegno di realizzare davvero il progetto.

I miei coetanei – sono nata nel 1986 – sono cresciuti con i film con Macaulay Culkin. Mi ricordo di un’estate in cui i miei cugini e io eravamo ragazzini e passavamo le giornate a guardare ossessivamente Mamma ho perso l’aereo 2: mi sono smarrito a New York. Non so perché, ma adoravamo quel film. Com’è stato lavorare con Macaulay Culkin? So che siete amici.
Macky è un tipo super intelligente, è un artista visuale e credo che a chiunque piacerebbe fare un film con lui. E sono davvero felice che lui abbia recitato nel mio! Ha una marcia in più e questo si riflette in tutto ciò che fa.

Sai che il tuo film è stato premiato da un piccolo festival italiano, il Soundscreen Film Festival?
Sì, lo so, il Soundscreen: è una figata! E sono già stato a Ravenna nel 2008, mi piace molto!

Hai mai visto Il fiore delle mille e una notte di Pasolini o il Satyricon di Fellini? Il tuo talento visionario e strabordante ha davvero molto in comune con il loro approccio libero e disinibito all’arte. Rolling Stone ti ha anche definito «Un Fellini sotto ketamina».
Il Satyricon di Fellini è il più importante film surrealista che abbia mai visto, ha avuto una forte influenza su di me. Ammiro molto Pasolini e ho visto Il fiore delle mille e una notte, a dire il vero l’ho visto dopo aver girato Aladdin e prima di iniziarne il montaggio, quindi è come se mi avesse ispirato quando ormai avevo una certa familiarità con il film. Credo che Pasolini riuscisse a essere molto empatico: quando vedo i suoi film sento una profonda connessione con lui.

Un musicista con cui ti piacerebbe collaborare – magari usando uno dei tre desideri della lampada magica.
Leonard Cohen, direi. O magari gli Strokes.

Caro Adam, sarei contenta anch’io di lavorare con Leonard Cohen – e pensa, non sono neppure del mestiere!

Adam Green presenterà il suo film Aladdin e la colonna sonora in uno dei festival estivi più fichi del Belpaese, il Siren Festival. Appuntamento il 21 e il 22 luglio a Vasto (CH).
Mi verrebbe da augurargli: «Break a leg!», ma meglio non istigarlo.

English version

Cosebelle: A mix of influences winds thorought your new album Aladdin. There is a contemporary sweetness in tracks like Never Lift Finger, Trading Our Graves and Far Away from Me, but then mambo melts up with psychedelia. What music were you listening to, when you were composing the soundtrack to your movie?
Adam Green: In the past I used to listen to a lot of folk music and psychedelic music. I’ve always been a big fan of Leonard Cohen, Serge Gainsbourg, Lou Reed and I really like Kevin Ayers, he’s from the band Soft Machine. But anything I wanted from this particular album to sound like 70’s bubblegum psychedelic album.
And it really does!
Adam Green: I think it was the visual aesthetic of the movie, especially because I’ve had everybody in the movie bell-bottom pants. I wanted the whole album to sound like bell-bottoms. Lot of my last few records isn’t pushing forward folk songs. I like one music to sound really groovy, like you walkin’ down the street – it’s fun, you’re wearing bell-bottom and everything’s cool and the world is a nice place.
I put together a compaginated group from L.A. On the bass was Josiah Steinbrick, who is really influenced by Serge Gainsbourg and Herbie Flowers. It 70’s Arcade Fire with Gainsbourg and Lou Reed and stuff. On drums I had Stella Mogzawa, the drummer of Warpaint: she’s one of the best drummers that’s playing right now. And on guitar there’s Rodrigo Amarante – yes, he’s a solo artist – he’s the singer of Little Joy and he’s one of the best, his album Cavallo was one of my favourite albums of the last year.
Adam Green’s Aladdin is a fairytale for adult people, but you have a daugther, Zeba. Which is your child’s favourite fairy tale?
She really loves the story Where the wild things are: that’s her favourite. It’s from Maurice Sendak.
There’s also a movie from Spike Jonze, right?
Yeah, yeah. Well, she loves that.
And now that you’re a grown up man, which is your favourite fairy tale?
It’s called Aladdin! I spent the last four years making Aladdin. If I would have to choose a fairytale, it would be that one.
Let’s come back to the music. Nine years ago, in 2006, you signed Juno‘s soundtrack with The Moldy Peaches, and starting from that experience you’ve been a regular in composing music for motion pictures. But to what extent your Aladdin is just a soundtrack. How did you concieve the theme for your movie and how do you think it should be heard?
I’m kinda speaking of the movie as an opportunity to mix all the different ways that I like to be creative into one thing. Still it was a chance to do a project with my visual art and sculptures, you know, and to write it, to script, and to act and then also to do all this in musical soundtrack for it. So, for me was like alchemical medium that could make this entire world in one package.
And I think you did it!
I think that the movie is more like an interior landscape, in the sense that it’s sorta to show a world that’s inside of me and to put anything that has to do with naturalism. Do you know the movement Dogme 95? It’s a filmmaking movement that was started in the 90’s by Lars von Trier and where the people have some unreal locations and there are all these rules like cannot have any props, cannot allow to have any background music that wasn’t sound live on the set at that time. There are all these different rules to make the movie scene almost like it was for real. I think that my movie is obviously opposite to the Dogme 95 movement, in the sense that the rule is that nothing in the movie is supposed to be real, everything is an handmade prop, and the set is in a real-life papier-maché cartoon. So, basically it’s like the entire movie is in papier-maché, the actors are into a real-life cartoon. In that sense, it’s like the opposite of naturalism and, at the same time, I think that, in some degree, the real-life story reveals my own life in personal experience: in my movie I made Aladdin an indie-rock singer. At the end of the movie those are my real wedding vows, but in a world that’s not natural like I’m telling the world a real-life story where nothing is real.
You movie is fullfilled with lots and lots of papier-maché, which I know you painted youself.
I actually had a team of people who helped me, because there’s so much that we had to do – 30 rooms, we’ve had to build 500 props. So at some point I had with me almost 20 people helping. Some of them were really great and some of them were just people who just wanted to help, like musicians, actors, friends, whoever – so there’s was a real mixture of people.
What’s the meaning of the magic lamp in your movie – why the magic lamp?
In my movie I was trying to make a different version of Aladdin. In my version the lamp is a 3D painter, so the lamp prints out anything and it’s like an analogue version ot the internet! So I tried to give a message that the lamp is like a symbol for everything that’s creative, like genitals: it can be a penis, it can be a vagina, so it’s like a place for creation begin. And so the genie, which is a part of the lamp – the word “genie” is the same root word as “genius”, as “genesis”, “generate”.
In the behind the scenes of your movie I saw the actual magic lamp – well, I hope it is magic, I don’t know! – that inspired you the one you used in your movie. So, it does really exists and that’s amazing! What desires would you like to express if, rubbing your lamp, you’d find out that is really is magic?
It would be really really fun to make an amusement park for adult people, with something like all those sculptures that I made… And you can have all these sculptures and things, it would be really nice. It would be something like a museum with some kinda weird art information, it would be like a place to learn and you could buy smoke in there, you could smoke weed, it would be nice!
Well, I think that those magic lamps already exist. They just call them other way! I know that Adam Green’s Aladdin has been fundraised with a Kickstarter campaign – so, let’s talk about money! Thanks to this funding platform is easier to have a showcase in which to promote an idea and realize it with the help of many people. Would you like to tell me something more about Aladdin’s Kickstarter campaign?
Basically it did get started originally with the Kickstarter and I got some money and it helped me to rent a warehouse, which is where we built all the sets, but then after that it just turned out much more expensive than the Kickstarter provided, so we just went so like five times over the budget of the Kickstarter. So it ended up really like costing me a ton of money, the movie! But it was cool that we get the Kickstarter, because we wouldn’t have been able to get started and I think that an important part of the Kickstarter was the commitment that we actually made all the project. So an important part is to commit to.
People of my generation – I was born in 1986 – grew up with the movies starring Macaulay Culkin. I remember a summer when my cousins and I were kids and we spent our days watching obsessively Home Alone 2: Lost in New York. I don’t know why, but we used to! We were crazy about that movie! How was it working with Macaulay Culkin? I know you’re friends.
Macky is a very intelligent guy, he’s a visual artist and I think that everybody would like to do a movie with him. And I’m really happy he did mine! He brings an intelligent skill to everything he does and he’s one of the smartest guys.
Do you know that your movie has been rewarded by a small Italian festival, Soundscreeen Film Festival?
Yeah! Soundscreen, that’s pretty cool! I’ve actually been to Ravenna before, in 2008, it’s been a while. I like it there!
I wonder if you’ve ever seen Pasolini’s Arabian Nights or Fellini’s Satyricon, because your visionary and overflowing talent has so much in common with the free approach to art of these two Italian movie directors. And I know that Rolling Stone defined you «A Fellini on ketamine».
Fellini’s Satyricon it’s the greater surrealist movie that I’ve ever seen, it definitely inspired me. I really admire Pasolini and I saw the Arabian Nights, but I actually started the Arabian Nights after I filmed Aladdin and before I started the editing, so it’s like it inspired me when I was really familiar with fhe film. I think that Pasolini is very sympathetic: when I see his movies I feel like I really relate to him.
Could you tell me the name of a musician you would like to work with – perhaps using one of three wishes of your magic lamp?
Oh well, a lot of them have been died, lately!
Sure, even somebody who’s not alive anymore…
Oh, I don’t know. Leonard Cohen. Or maybe The Strokes.
I’d be happy to work with Leonard Cohen too – and I’m not even a musician!