C’è sempre un gran parlare del corpo femminile, oggetto di continue analisi e dissertazioni. Si discute del concetto di femminilità che la società si è costruita, della sua rappresentazione, soprattutto nella pubblicità e nella fotografia, ma anche di come il corpo privato della sua identità diventi vero e proprio oggetto, nonché strumento di comunicazione. Il corpo femminile fa vendere, emozionare e ultimamente anche indignare molto facilmente: quanto è diventato difficile per una donna, per esempio, scostarsi dai canoni imposti su aspetto estetico e peso?
Diamo spazio, però, ad un punto di vista inedito, antico e a tratti inquietante. The anatomical venus di Joanna Ebenstein è il racconto delle rappresentazioni di cui il corpo femminile è stato oggetto nella storia, in particolare di quelle relative al periodo di transizione tra fede religiosa pura e i primi albori di pensiero scientifico. Una raccolta di fotografie e documenti accompagna l’analisi dell’autrice sul fascino che il corpo femminile ha sempre avuto a partire dall’età romana fino ad arrivare ai giorni nostri. Queste non sono rappresentazioni convenzionali, lo diciamo sin da subito, ma val la pena riflettere sui suoi significati più reconditi anche per esplorarne le implicazioni moderne.


La venere anatomica del titolo è la Venere dei Medici, cioè la rappresentazione scientificamente più fedele e artisticamente rilevante della storia moderna. Siamo nella Firenze dei Medici, per l’appunto, è il 1780, e in un misto di sacralità, voyeurismo e scienza applicata il ceroplasta Clemente Susini realizza il calco di una donna perfettamente aderente alla realtà. Questa Venere è sezionabile, una sorta di enciclopedia del corpo umano destinata agli studi scientifici di quel tempo, ma allo stesso tempo intrisa di estrema sacralità.

la venere anatomica

Il disagio che si prova nel soffermare lo sguardo sulla Venere si contrappone al suo valore filosofico e storico, un turbine di contraddizioni che ne consegue è il tema portante di questo libro. La Venere è la prima svolta nella rappresentazione del corpo femminile: quello che per i secoli addietro è stato nobilitato solo dal suo apparato riproduttivo – la donna è madre, niente di più -, adesso acquisisce valore scientifico, ma anche artistico e blandamente erotico. Il corpo della Venere, ma anche quello di tutti gli altri modelli di questo libro, mantiene ben evidente lo scopo del corpo femminile (al suo interno c’è anche il modellino di un feto), ma si eleva anche grazie ai dettagli estremamente curati: i capelli veri, la seta, le perle, la posa, il tutto per rendere quanto più accessibile il concetto di morte, tema centrale del culto cattolico, ed esplorarne gli aspetti più scientifici.

corpo femminile secondo le veneri anatomiche The anatomical Venus Joanna Ebenstein

Questo libro apre una finestra su un tempo passato, sul passaggio ad un cattolicesimo più razionale che apriva le porte al corpo femminile come elemento di scienza e studio. Se in alcuni elementi è ancora evidente la componente macabra e di ammonimento morale, nella maggior parte dei soggetti studiati dalla Ebenstein rimane una sorta di fascino verso la morte, lo stesso presente nell’arte Romantica e dei pre-Raffaeliti. Corpi eleganti seppur tormentati nella loro sofferenza, che hanno un analogo moderno nell’iconografia pop di Twin Peaks, per esempio, e l’immagine di Laura Palmer che tormenterà molte generazioni a venire, o nei lavori di Cornelia Parker e la sua installazione con Tilda Swinton, The Maybe.


Il tormento ricorre in ogni venere analizzata nel libro, quasi come monito eterno di quanto tormentato è ancora il rapporto con il corpo femminile, peccato ed incanto allo stesso tempo.

 

Joanna Ebensten blog, Morbid Anatomy 
The anatomical venus, edizioni Thames & Hudson