Un dialogo fra vecchio e nuovo, tra innovazione discreta e preesistente, un nuovo edificio di 10 piani che sembra essere sempre stato lì: ecco la New Tate Modern, firmata dal duo svizzero Herzog & de Meuron. Un volume piramidale sfaccettato di vetro e mattoni che si raccordano visivamente alla muratura dell’ex centrale, una sorta di estensione verticale che si contrappone all’andamento orizzontale dell’antica struttura. Semplice ed essenziale, perfettamente collegato al corpo preesistente attraverso connessioni invisibili e funzionali.

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Con una media 5 milioni di visitatori ogni anno, la Tate Modern è in assoluto il museo destinato all’arte contemporanea più visitato al mondo

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In seguito all’intervento di ampliamento, durato 11 anni, la New Tate Modern ha incrementato  la propria superficie espositiva del 60% rispetto alla precedente dotazione. La foto è opera di Iwan Baan ed è parte integrante della serie dedicato al nuovo museo dal celebre fotografo di architettura.

Cuore pulsante della struttura, punto di raccordo tra i due corpi uniti, è la Turbine Hall: ci accoglie con al centro il possente albero di Ai Weiwei, linfa vitale dell’intera nuova collezione.
Il percorso espositivo è innovativo, guarda con più attenzione all’architettura, alla fotografia, alla performance e al design, a partire dai tavoli, dalle sedute e dell’interior nel suo complesso che portano la firma del designer inglese Jasper Morrison. Moltissime le recenti acquisizioni del museo con artisti provenienti da 57 paesi. Meravigliosa la galleria dedicata a Louise Bourgeois.

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Art changes we change: New Tate Modern, inaugurazione

Sono molti i cambiamenti in atto in questo che è oggi anche il primo grande museo londinese in mano a una donna: Frances Morris, 100% inglese, cresciuta nella Tate, da poche settimane insediata come direttore. La Tate è uno “spazio comune dove le persone possano incontrarsi per condividere, creare dibattito e conoscere” –  ha dichiarato nei giorni scorsi – “un luogo dove non solo gli artisti, ma anche il pubblico può correre dei rischi”. Obiettivo del nuovo spazio è cercare di “incuriosire un pubblico più eterogeneo, provocando, stimolando, spingendo i nostri visitatori a compiere un salto con l’immaginazione, a lasciarsi colpire, ispirare, stupire”.

Stupire, dunque: è questo il paradigma assoluto inglese.

Qui, dove una ruota panoramica è divenuta un’ attrazione da prenotare con mesi di anticipo e Philip Sayer è un eroe nazionale celebrato per aver pronunciato la frase forse più conosciuta a Londra: “Mind the gap”. Qui, dove tutelare e valorizzare adeguatamente le ricchezze è un dovere, ma al tempo stesso una grande opportunità (e gli Inglesi questo lo hanno capito molto bene). Qui la bellezza è considerata a tutti gli effetti una risorsa economica che fa crescere il Paese e i musei sono luoghi da vivere appieno. Qui la cultura è un diritto di cui tutti possono e devono godere. Solo qui puoi osservare le opere per ore e sentire tutti i tuoi sensi completamente appagati. Solo qui puoi perderti e ritrovarti sdraiato tra i cuscini in una gabbia, davanti a una finestra affacciata sul Tamigi con addosso una cuffia che all’improvviso suona “Bridge over the trouble water” di Simon and Garfunkel. Per questo e per molto altro la Tate è il museo perfetto. Adorabile.

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New Tate Modern