Noireve è andata al Sonar di Barcellona e qui ci racconta com’è andata. Ah, ci aveva regalato anche un inedito che aveva poi suonato durante il suo live.

Protagonisti:
Noirêve – l’artista
Paolino – il manager
Nut – l’amica festaiola

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Giovedì
Io e Paolino arriviamo a Barcellona la
 mattina, con delle facce da zombie come se dal festival ci stessimo ritornando, e molliamo tutto in hotel per andare in avanscoperta. Dopo un giretto ci appollaiamo sul molo a goderci il sole, in attesa di beccare la mia amica Nut per dirigerci verso il Sonar by Day. Apriamo il festival verso le 19 col dj set di Black Madonna, piuttosto pestato per l’ora, ma c’è un sacco di gente presa bene e noi, ancora un po’ freddi, esploriamo altri lidi: andiamo al padiglione del Sonar +D, ché voglio vedere dove avrei suonato per smettere di asciugare Paolino con le mie paranoie. Nell’edificio ci sono innumerevoli spot per tech-savvies e non: talking di gente del calibro di Brian Eno, anteprime di hardware, installazioni e postazioni di virtual reality. La consolle è in una sala spaziosa con grandi vetrate, terrazza e bar, ma soprattutto c’è l’angolo morbido (!).

Protagonisti: Noirêve - l’artista, Paolino - il manager, Nut - l’amica festaiola

Soddisfatti da queste premesse, andiamo a vedere Kelela, che si presenta accompagnata da un dj che lancia le basi: la voce non sbaglia un colpo, ma rimane un po’ di amarezza per l’uso quasi totale degli strumentali del disco. Next up Bob Moses, che non conoscevo ma che ho subito apprezzato, perfetti per il primo imbrunire. E poi – mannaggia – andiamo a procacciarci del cibo. Grandissimo errore, perché mentre eravamo a caccia di leccornie c’era David August che si esibiva live, e noi stolti ce lo siamo perso, arrivando solo in tempo per l’ultimo [fichissimo] brano. Finiamo la prima giornata di Sónar felici, con un sacco di aspettative. 

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Noireve ha suonato al Sonar 2016 venerdì 17 giugno nel Sonar +D stage

Venerdì
Ci svegliamo a un’ora indecente ma io ho la scusa che mi devo riposare per suonare [Paolino non ha scuse]. Altro giretto per Barça tutti e tre, e arriviamo al festival 
verso le 19. Io e Indian Wells salutiamo i ragazzi di Soundreef, montiamo tutto, breve linecheck e si parte. Dettaglio da non trascurare è che allo scoccare delle 20, in concomitanza della mia performance, si verifica anche quel tanto lieto quanto raro evento che è l’open bar. Quindi ricapitolando, c’erano l’angolo morbido, la birra gratis, la zona fumatori e la musichetta, e perciò la gente era tutta mansueta e contenta. Con l’hype da fine performance ci spostiamo al Sónar by Night, dove James Blake ci sorprende con un set a tratti particolarmente spinto. Ma i veri highlights della serata (e di tutto il festival) sono stati i dj set di Mano Le Tough e di Talabot. Immensi.

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Sabato
In confronto al venerdì, il sabato trascorre più sottotono: spiccano su tutti gli Howling, e ci è piaciuto abbastanza anche il live dei Booka Shade. La rivelazione della nottata è stato il banchetto in cui far analizzare le droghe, un presidio molto intelligente che in Italia siamo ancora distanti anni luce dal poter contemplare.

Distrutte, io e Nut abbandoniamo durante il set di Fatboy Slim, mentre Paolino rimane e di lui si perde ogni traccia. Mi sa che è ancora nell’area Vip.