Dopo aver sperimentato la stabilità della terra attraverso i nostri piedi, continuiamo il nostro percorso con un asana molto conosciuta. Nell’immaginario collettivo, infatti, quando qualcuno dice “faccio yoga” lo si immagina quasi sempre nella posizione di Vrksasana/L’albero.

Nutriti delle qualità delle sue fronde che si estendono in alto e in basso; gli oggetti dei sensi sono i germogli e le sue radici crescono in basso e sono i nessi dell’azione nel mondo umano” . [Bhagavad Gita]

Oggi vi porto alla scoperta proprio di questa forma che in realtà, sì, è tra le più conosciute in Occidente ma sicuramente non è tra le prime a essere state utilizzate dagli yogin nei secoli passati (almeno dal III secolo d.C.) i quali praticavano sostanzialmente da seduti o distesi; le forme in piedi non erano contemplate e hanno origine più tarda con la nascita dello Hatha Yoga, verso il XIII secolo d.C. grazie a Gorakhnath (o Gorakh) considerato il fondatore dello hathayoga, cui insegnamento troviamo nell’opera più conosciuta: la Hathayoga-pradipika  di Svatmarama (XV-XVI sec).

HathaYoga_Pradipika

Vrksasana, simbolismo

Diversi sono gli aspetti simbolici legati a questo soggetto. L’albero simboleggia la perpetua rigenerazione e perciò, nel suo senso dinamico, è carico di forze sacre perché è verticale, fiorisce, perde e ritrova le sue foglie, si rigenera, muore e rinasce innumerevoli volte. Gli indiani venerano l’albero – chiamato Ashvattha – come manifestazione del sacro: asse del mondo, manifestazione della vita, incorpora la sacralità dell’universo in rigenerazioni continue. Infatti nel Atharva Veda, 11, 6 l’albero, come le piante, è inserito nel versetto e invocato come le altre divinità: “Noi invochiamo Agni, gli alberi, le piante e i vegetali, Indra, Brhaspati, Surya: che ci liberino dall’angoscia.

Nella mitologia induista l’albero rappresenta quindi la vita che si esprime nella crescita graduale, ha radici profonde nella terra e la chioma leggera che s’infrange nel cielo. Rende possibile la comunicazione tra i tre livelli del cosmo: quello sotterraneo (le radici); quello superficiale (del tronco), quello dell’aria (i rami). Nella Bhagavad Gita molta importanza hanno le radici come principio della manifestazione e i rami quali la manifestazione in fase di sviluppo, rappresentando la continuità e la ciclicità della vita stessa.

AlberoIndia_Yoga

Vrksasana, aspetti di propriocezione

Le posture in piedi permettono al corpo di prendere costantemente l’energia dalla terra che si avverte prepotentemente, nella sua stabilità, sotto le piante dei piedi. Ma cosa succede se rimaniamo in equilibrio solo su un piede? Cosa succede se stravolgiamo per qualche respiro la percezione che abbiamo del nostro corpo, la consapevolezza che portiamo nella postura della colonna e della stabilità, come cambia? Dove va lo sguardo? Come diventa il respiro?

In equilibrio su un solo piede possono cambiare molte cose e potremmo trovarci di fronte a diverse difficoltà, che non sono “prettamente fisiche” ma che appartengono invece alla totalità del corpo che si manifesta in tutta la sua complessità. Sono tanti i motivi per cui facciamo fatica a stare in equilibrio su una sola gamba, concentrazione, attenzione, stanchezza, reattività, equilibrio tra il nostro sistema simpatico e parasimpatico.

Personalmente ho sempre vissuto le posizioni di equilibrio un po’ come la “prova del nove”, ne ero piuttosto spaventata perché sapevo che lavoravo sul sistema nervoso e non ero proprio così sicura di essere “in bolla”. Le posizioni di equilibrio sono state una sfida, conquistata passopasso, è stato curioso osservarne anche i cambiamenti e le capacità che ogni volta cambiavano del corpo e lo spazio con cui mi relazionavo, di come la percezione della mia stabilità cambiasse a seconda della fase della giornata, da quanto avevo dormito bene la notte prima, da quanti pensieri invadevano la mia mente, eccetera. Ogni volta gli asana di equilibrio ci permettono di indagare la nostra stabilità, la fermezza, la capacità di rimanere presenti e concentrati nonostante le distrazioni che ci circondano (questo lo potete sperimentare ogni qualvolta mentre siete nella vostra posizione di equilibrio e qualcuno davanti a voi, per esempio,  sarà instabile); la sensazione della terra sotto una sola pianta del piede è sempre piuttosto variabile e si percepisce a ogni respiro come si stia bilanciando il peso e di come questo si possa spostare dall’alluce al tallone al mignolo in un moto continuo di ricerca della stabilità, allo stesso tempo il torace si espande e ci permetterà di assaporare una sensazione di leggerezza ed apertura verso il mondo. Ogni volta ci sorprenderemo di cosa in realtà siamo capaci di fare e fino quanto ci possiamo spingere.

Per gli antichi yogin mantenere a lungo questa posizione permette all’uomo di scacciare tutti gli errori commessi.

Illustrazione di Trattonero Illustation

Illustrazione di Trattonero Illustration

Vrksasana, esecuzione

In piedi, gambe e piedi uniti. Scaricare il peso del corpo sulla gamba sinistra, la gamba destra si fletterà leggermente lasciando andare a poco a poco il contatto con la terra; poi si piegherà, e aiutandosi con la mano si porterà il tallone destro vicino al perineo, la pianta del piede sarà ben aderente all’interno della coscia sinistra. Le braccia si allargheranno, all’inspiro si porteranno verso l’alto, le mani si uniranno e all’espiro lentamente i gomiti si fletteranno fino a sfiorare la testa con i polsi. Giunti nella posizione si cercherà di rimanere immobili, portando per qualche respiro l’attenzione sulla gamba tesa, che sta sostenendo il corpo. Sguardo fisso in un punto, manteniamo gli occhi aperti.

Per lasciare la posizione, sempre all’inspiro si stenderanno le braccia verso l’alto e all’espiro si riporteranno lungo i fianchi insieme alla gamba destra che tornerà a terra.

Ripetere con le stesse modalità dalla parte opposta.

Vrksasana, mantenimento

Si può iniziare a mantenere la forma per una decina di respiri calmi e regolari sull’addome, che si gonfia all’inspiro e si gonfia all’espiro (ricordiamoci sempre che 12 respiri equivalgono a circa 1 minuto). Da ripetere su entrambi i lati.

Vrkasana, benefici

  • Permette di tonificare l’apparato respiratorio
  • Massaggia lievemente il cuore
  • Fortifica il sistema nervoso sviluppando il senso dell’equilibrio
  • Tonifica i muscoli anteriori delle cosce, sopratutto i quadricipiti, e anche le caviglie assumono una maggiore stabilità
  • Tutta la schiena viene allungata, insieme alle cosce, inguini e torace
  • Migliora e tende a far scomparire problemi ai piedi (come piedi piatti e piedi cavi)
  • Dà una sensazione di armonia.

Durante l’esecuzione di questo asana vengono stimolati tre chakra in particolare: Anahata (aria/regione cuore), Vishuddha (etere/regione gola), Muladhara (terra/regione piedi e polpacci).

Buona Pratica!