Rossana Campo – Dove troverete un altro padre come il mio. Candidato al Premio Strega 2016. Presentato da Valeria Parrella e Antonio Riccardi

È approdata tra i dodici finalisti del Premio Strega 2016 con un romanzo breve incentrato sulla propria famiglia. Di più, Rossana Campo allo Strega di quest’anno c’è arrivata con una domanda molto secca (e, in un certo senso, lanciando il guanto della sfida), Dove troverete un altro padre come il mio.

«Che casino porca miseria, sentire di assomigliare e di volere bene a qualcuno che è stato anche il nostro torturatore. Che confusione riconoscere tratti di mio padre sulla mia faccia, la forma del naso, degli occhi, le braccia, le mani, il modo di camminare. Che cazzo di fatica, che dolore sentire che hai parte dei suoi geni in eredità, parte del suo difficile carattere, delle sue debolezze e fragilità»

Che cosa c’è di più comune di un padre? Perché dovremmo andare a cercare l’anomalia di una figura paterna nella famiglia di Rossana Campo? Eppure è sull’eccentricità del proprio universo che la scrittrice, all’alba dei cinquant’anni e dopo aver perso quel suo papà «ex carabiniere buttato fuori dall’arma a calci in culo», che va nei boschi e spara ai serpenti, scoperchia il vaso di Pandora dei sentimenti.

«Mi è sempre sembrata un’attitudine molto italiana, delle famiglie e dei singoli, questa di non voler guardare le cose per quelle che sono, questo aggirarle, rimuoverle, questo sperare che rimandando, non affrontando, non mettendosi di fronte alla verità delle cose, le cose cambino, si trasformino, facciano meno male, o addirittura spariscano»

La famiglia, la famiglia. Il fulcro attorno al quale si sviluppano storie e il percorso personale di ciascun personaggio, che personaggio non è se non nella scrittura veloce di Rossana Campo, ma persona col proprio vissuto, con i propri vizi e virtù accumulati nel corso della vita, come mattoni di un muro.
Il vero protagonista di questa storia è lui, Renato, prima «giovane carabiniere timido e spavaldo», poi un padre sbronzone e inaffidabile, smargiasso, spavaldo, sbruffone e «zingaro». E loro, lei, Rossanì, la mamma Concetta, il fratello Nic, pianeti portanti di quella piccola galassia domestica, di quella famiglia del Sud trapiantata in Liguria come un organo strappato che si sentirà sempre rigettato in quel corpo nuovo, estraneo e respingente.
La mamma che vorrebbe che «ci tramutassimo in settentrionali anche noi», i papion e i vestiti verde smeraldo con le paiett. E poi temporali, nubifragi, alluvioni, l’automobile «tutta scassata», la piccola epopea da film neorealista di quei «[…] due sballati. Questi due esseri allegri, tristi, pazzi, ansiosi, incasinati, insicuri, eterni emigranti, sono mio padre e mia madre».
In Dove troverete un altro padre come il mio Rossana Campo passa ai raggi X il legame profondo e incasinato con papà Renato, attaccato alla bottiglia, sbandato e sprezzante nei confronti della vita piana e regolare e di quelli «che sono a modino, quelli che fanno tutto giusto». E lo fa da figlia che ha assorbito fin da subito quel sentirsi fuori posto nel mondo, ma lo fa soprattutto da scrittrice e da artista. Perché gli artisti – come le dirà uno psicanalista – trovano il modo di curarsi da soli attraverso la propria arte. Questo fa Rossana Campo, ritornando à rebours nella propria storia e facendola passare attraverso la cruna dei ricordi.
Una storia come tante, una storia come nessuna.

«Milioni di volte mi aveva tradita e ora veniva di nuovo a chiedermi di ristabilire un’intesa, un patto, di essere di nuovo complici, padre e figlia, quelli che si capiscono, quelli che hanno l’anima gitana»

Il vero dolore è accettare le affinità con quel padre impossibile, cattivo e buono, allegro e terribile; l’esser fatti di una stessa pasta, insomma, come due alieni.

«Forse, ora che l’avventura umana di Renato sul nostro pianeta si era conclusa, ora che ero sicura che la sua parte distruttiva non avrebbe più potuto farci soffrire, restava solo qualcosa di quest’uomo, diciamo la sua natura di fondo, la parte bella che aveva, restava la sua parte anarchica, vitale, casinista, quella sua capacità di fottersene delle regole, delle opinioni comuni, delle buone maniere ipocrite, dei doveri fasulli»

Che cosa c’è di meno comune di un padre?

Rossana Campo, Dove troverete un altro padre come il mio, edito da Ponte alle Grazie.
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