Ci ho pensato e ripensato in questi giorni che hanno seguito il Primavera Sound. Prima mi sono chiesta: serve fare un bilancio? Serve fare una sorta di foglio excel di quello che dei concerti ti hanno lasciato? Davvero? Dopotutto sono soprattutto sensazioni e solo in parte giudizi obiettivi. Come stavo, cosa cercavo e di cosa avevo bisogno durante questo festival? Può tutto questo essere unanime o comunque condiviso? Mano mano che i giorni passavano quello che saliva a galla era una convinzione abbastanza chiara: questo 2016 era l’anno delle consacrazioni, del consolidamento delle “A” maiuscole alla parola artista che useremo per definire in maniera definitiva certi musicisti. Forse anche per questo questo Primavera era in qualche modo atipico, almeno per me. Di solito vado a caccia dei nuovi per capire che opinione avere, come sono dal vivo, fuori dai “best new music” e dagli effettoni da sala registrazione. Invece quest’anno ho fatto lo stesso, ma con quelli che possiamo definire grandi. Se dietro il nome e la carriera c’è ancora stoffa e magari pure qualcosa di più, tipo del genio. Eh sì, la cosa bella è che c’è eccome e non avete idea della gioia che questa cosa può dare, più ancora di scoprire un buon artista al primo disco, è ancora più gratificante sapere che quelli a cui hai donato il cuore qualche anno fa sono ancora in grado di custodirlo, al sicuro. Sono forse tempi in cui buttare via le certezze questi? Io direi di no.

Lcd Soundsystem live-luce-effetti-Primavera-Sound-Barcellona-2016

Sono tornati e direi che questo già potrebbe bastare. Non solo, sono in una forma smagliante. Un live di classe (preparatevi, la userò spesso questa definizione), maturo, senza sbavature e ricco di picchi altissimi. James Murphy ha guadagnato stoffa quasi da crooner, un mattatore che parla di noi senza mai sbracarsi, impeccabile nella sua camicia alla coreana bianca.

Radiohead – Primavera Sound
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I pezzi nuovi non infiammano ma dal vivo rendono ancora meglio che da disco. Forse Thom Yorke aveva qualche problemino di voce, di sicuro i volumi non erano al massimo e questo ha dato vita a una cosa quasi incredibile: il Forum taceva, cercando di creare il silenzio adatto a quello che tutti aspettavano: il ritorno dei Radiohead dopo quattro anni senza live. Che dire se non wow? I visual magari impedivano di vedere il palco, ma veicolavano con maggiore forza il messaggio: non dobbiamo necessariamente stupire, tanto lo sapete che siamo i migliori. A chiudere il tutto, Creep; che in un’epoca dove tutti sanno tutto, già lo sapevamo che forse l’avrebbero fatta (nella data di Amsterdam era successo) ma per il nostro cuore malato è stato un colpaccio.

Pj Harvey – Primavera Sound
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Forse questa cosa non la dovrei dire ma: era la mia prima volta. E come tutte le prime volte, avevo paura. Di essere delusa (un sacco di amici che l’amano lo sono stati), di vedere del manierismo. Invece Polly Jean si è trasformata in una direttrice d’orchestra, in una protagonista di una pièce teatrale, in una con una voce meno graffiante ma forse ancora più efficace, emotiva. Alle sue spalle, una band di tutto rispetto, dove oltre ai Parish vari (!) salutiamo con la manina due italianissimi: Enrico Gabrielli e Asso Stefana.

Tame Impala
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Lo ammetto, qui ci stava qualcosa di lisergico al posto delle birre annacquate da festival. Kevin Parker ha solo trent’anni e da qualcuno riesce a darci quello che ogni tanto vogliamo: guardare il mondo con gli occhi a fessura dietro a degli occhiali da sole. In più ci ha messo chilate di confetti sparati e un’inscalfibile pazienza di Giobbe quando per quasi un quarto d’ora il live di interrompe per un (forse) problema tecnico. Ricomincia esattamente da dov’era rimasto e noi gli siamo stati vicino (Eventually aaaaaaaaa a gògò). L’ho pure beccato a vedere Pj Harvey, per cui doppio amore (o forse me lo sono sognato per l’effetto lisergico a scoppio ritardato?).

Last Shadow Puppets – Primavera Sound
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Allora facciamo che questi sono due pazzi, che Alex Turner è sempre più tamarro e che anche per questo gli vogliamo bene – diciamo così per non scendere nella volgarità. Dal vivo pagano le sonore sbronze che a quanto pare amano prendere insieme, ma gli archi, delle sfingi anche davanti a un gradasso Turner che sculetta loro in faccia, riempiono e fanno il lavoro per tutti. I live, dopotutto, se non sono anche ‘ste cavolate che sono? Concerti di Vienna?

Beach House

Li avevo visti all’Estragon e quello che mi ero portata a casa era un disco rifatto bene dal vivo. Nessun picco, nessun afflato hic et nunc. Eccomi alle due di notte al Primavera Sound, da sola a provare di nuovo questo duo artistico con un po’ di titubanze. Spazzate via da un quartetto magico, complici delle luci sognanti e una Victoria nascosta da un mantello nero ma ricca di pathos. Davvero da pelle d’oca.

Deerhunter
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Diciamo che per un palcone come uno dei due main stage forse era impanicato pure lui. Lui è uno da club, da sigarette e non da macchina del fumo. Sembra saperlo e forse proprio per questo ci dà dentro il doppio con risultati super positivi.

Moderat

Viene in Barça per presentare il nuovo disco e quindi lascia a casa molte delle tamarrate che avremmo voluto sentirgli fare, soprattutto visto che erano le due di notte dell’ultimo giorno di festival e le nostre gambe avevano voglia di dimenarsi un po’. Bello, belli i visual e meno botta del solito, ma oh, diventano tutti grandi prima o poi.


Ovvio che non posso ammorbarvi con un elenco già fin qui troppo lungo di pseudo recensioni. Questi forse erano quelli che ero più curiosa di vedere e tutti hanno confermato, anzi, superato di gran lunga le mie aspettative e i miei cinici scetticismi. Serve però ricordare un djset funky alle 13 di Floating Points con cui personalmente ho inaugurato il Primavera, Brian Wilson che ci ha fatto surfare e cantare ma non piangere (per fortuna, Beach Boys don’t cry), Car Seat Headrest promossi, Parquet Courts anche, ma con riserva (quanti ce ne sono di così?), Battles da occhi sbarrati e orecchie pure, Avalanches sculettanti e ci mancherebbe, Altre di B che spettinano con inserti hiphop (!), Destroyer è già un classico, Julia Holther forse non adatta a un Ray-Ban stage all’una del sabato e o mio dio che forza hanno le Savages!, che noia gli Air (ecco, l’ho detta), e che tiro Action Bronson.

Ecco vi ho detto tutto, poi magari se avete voglia e ci vediamo per strada vi racconto anche dei brunchinner, degli amici vecchi e nuovi, del conoscere Pop Topoi, delle gambe a pezzi, dei taxi che non arrivano mai e delle albe che invece sì.

Evviva il Primavera Sound, siempre.
E grazie a Sfera Cubica e A Buzz Supreme! <3

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#Primaverabello