È con un sentimento strano che quest’anno parto per il Primavera Sound Festival. Non chiedetemi perché, perché il risultato sarebbe una seduta dallo psicanalista e non la presentazione di una compila bellissima meglio conosciuta come La Cassettina.
Magari accenno un paio di cose. Sarà che se fai le cose più volte non si hanno le stesse sensazioni di quando fai le cose per la prima volta. E questa dovrebbe essere una lezione per tutte le volte che si dice no a qualcosa di nuovo, per tutte le volte che preferiamo rimanere nella nostra comfort zone e non uscirne per timore di rimanere delusi, di non trovarla più come l’abbiamo lasciata, per non affrontare quello che sta lì fuori. Sarà che non lo credevo possibile, ma inizia a pesare quello che viene definito come “giusto” a livello sociale e insomma se non sei più una giovinetta dovresti pensare a cose più importanti che gasarti per un Festival (questi convinti di sta cosa se volete li andiamo a picchiare insieme). Sarà per tutte queste ragioni che la Cassettina di giugno è ovviamente una celebrazione della line-up del Primavera Sound 2016 e ovviamente un inno al mese dell’estate, della spiaggia e del mare assicurato, perché dai, un giorno, anche uno soltanto, a giugno si deve andare a mettere i piedi nella sabbia o sugli scogli o sui sassolini. E il ponte che apre il mese sembra fatto apposta per questa ragione. Ma questa Cassettina, e a dire il vero me ne sono accorta soltanto dopo averla composta, mentre la riascoltavo, ha un che di sinistro sullo sfondo, non si apre soltanto alla gioia dei capelli umidi e della condensa di un cocktail vicino il mare. C’è della malinconia e vabbè oh, non si può mica essere sempre e soltanto spensierati.

Ok, smetto (ogni tanto un po’ di fatti miei dovete sorbirveli, fate finta sia un blog del 2007).

Dicevamo del Primavera Sound. Si parte, la line-up è come sempre da paura e se non bastano Lcd Soundsystem e Radiohead a convincermi, ci pensa tutto il resto, dai Beach House a Brian Wilson che suona Pet Sound (e poi Pj Harvey, Deerhunter, Moderat, Last Shadow Puppet, Jessy Lanza, Animal Collective, Beirut, Tame Impala e non li scrivo tutti, dai). E se non basta questo elenco *parziale* a caricarmi e a lasciare all’aeroporto le mie paturnie (basta, basta, ok), c’è che tra un po’ mi picchiate («anvedi questa che se lamenta che va al Primavera Sound, ma che è?» avete ragione). E poi c’è questa cosa della mindfullness che ho deciso che dovrà accompagnarmi per tutto il resto del 2016. Ne riparleremo, ma sì, serve eccome, anche alle razionali come la sottoscritta.

Da brava cinicaromantica, ho deciso di darmi degli obiettivi: uno di questi è vedere la Sagrada Familia, che da quando vado a Barcellona per il festival non ce l’ho mai fatta. Sarà che il giorno si inverte con la notte, che i tempi sono sincopati, che vuoi vedere tutto, che vuoi ottimizzare. Ma ecco stavolta non ci sono discussioni: Sagrada Familia arrivo. Vi sembrerà un obiettivo scemo, ma credetemi che no. E poi, come sempre, cercare di vedere quasi tutto quello che mi sono inserita in scaletta, non a caso nel mio bagaglio stavolta non mancheranno le sneakers.

La Cassettina di giugno serve a questo, a fare da colonna sonora a questa trasferta.

Ma è perfetta anche per chi questa trasferta non la farà e vuole solo guardare il mare e per chi magari purtroppo non avrà occasione di vederlo a breve. E non c’è forse un po’ di malinconia nello sfondo a tutto questo? La gioia strana di Beirut, la voce sognante di Victoria Legrand dei Beach House? La cocciutaggine degli Lcd Soundsystem mescolata al chi se ne frega degli Avalanches e all’inno alle coste californiane come lo sono i Beach Boys? Ecco, nella Cassettina di giugno c’è tutto questo. Poi voi potete trovarci quello che vi pare, ci sono ampi margini perché c’è tutto, per cui chi sono io per dirvi cosa c’è e cosa no?

Che sia un giugno spettacolare, e con lui un Primavera Sound esplosivo per chi sarà in terra catalana!

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La foto di copertina è di Ada Favaron.