Ecco l’evento del mese o dell’anno se volete! Quello che mi ha fatto sobbalzare dalla seggiola e spalancare la bocca, assolutamente da non perdere per chi ama il teatro oppure si sta avvicinando ora e desidera fare davvero un incontro unico! Peter Brook, regista inglese di fama mondiale, è arrivato in Italia con il suo nuovo spettacolo Battlefield che succede idealmente quel rivoluzionario spettacolo che fu il Mahabharata: nove ore consecutive di teatro, con semplicità, eleganza e ironia in cui il regista rileggeva il più importante e conosciuto poema epico indiano (se volete c’è anche la versione cinematografica, 2 ore 40 minuti di pura alchimia, con uno straordinario Vittorio Mezzogiorno nei panni ai Arjuna).

Non preoccupatevi, il nuovo lavoro dura semplicemente un oretta, si narrano le vicissitudini delle due famiglie indiane e il racconto della guerra fratricida tra i cinque fratelli Pandava e i cugini Kaurava. Si vocifera che nella sua totale semplicità e per i suoi contenuti sia uno dei più bei e intesi lavori mai visti fino ad oggi. Quindi…pronti a vederlo? Ecco tre buoni motivi (se quello che ho scritto qui sopra non è sufficiente.

Facciamo un passo indietro: il Mahabharata Peter Brook.

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Per chi non conoscesse il Mahabharata è IL poema indiano epico più importante della cultura indù che in sanscrito significa letteralmente “la grande storia dell’umanità”; il poema narra le vicende di due grandi famiglie rivali i principi Pandavas e i cugini Kauravas. Composto in 18 canti/libri tra i quali  troviamo un’altra opera molto importante, tra le fondamentali e più conosciute, ossia la Bhagavadgita. Qui le mie “due anime” teatro/yoga non possono evitare la fusione nell’interesse di questo lavoro, primo perché il teatro diventa mezzo utile per portare in scena un opera importantissima per gli indiani, secondo perché lì dentro ci sono tutti i più fondamentali insegnamenti dello yoga. Il Bhagavadgita è il centro, il fulcro, di tutto il poema del Mahabharata e può essere inteso anche come testo a sé (infatti lo trovate acquistabile anche svincolato dall’intero poema epico). È considerato non solo un testo sacro, come i Veda e le Upanisad, anche un testo filosofico, perché tratta delle lotte interiori ed esteriori dell’uomo e illumina nel mistero della vita.

Per chi non conosce Peter Brook.

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Occhi vispi, color del cielo. È uno dei registi più importanti al mondo, ha rivoluzionato il teatro, la scena e trattato temi difficili con semplicità ed essenzialità. All’età di 91 anni è ancora molto attivo e si è sempre occupato con passione di teatro, diventando direttore artistico del Covent Garden Theatre di Londra appena ventenne. A portarlo al successo internazionale è stato il periodo in cui si è dedicato intensamente anche al teatro shakespeariano, giungendo alla realizzazione del bellissimo King Lear, opera in cui per la prima volta il palcoscenico si è rivelato con tutta la potenza dello spazio vuoto. Proprio Lo spazio vuoto è stato uno dei testi più noti e importanti che ha rivoluzionato la messa in scena e la fruizione degli spettacoli negli anni ’70, dove l’energia comunicativa era delegata solo agli attori in scena, ai loro corpi e a nessun altro elemento scenico o visivo relazionandosi e trovando molteplici affinità col metodo di Jerzi Grotowski.
Sempre in quegli anni si trasferisce a Parigi per fondare il Centre International de Recherches Théâtrales, scuola di riferimento per molti attori internazionali contemporanei, con la quale il regista inglese porta avanti la propria sperimentazione.

Perché vedere il Battlefield di Peter Brook?

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Perchè è un sunto del Mahabharata ed è già entrata nelle opere fondamentali del teatro. È un’occasione  per andare alle radici e al fulcro del processo creativo del regista e ritornare all’essenzialità. La semplice risposta di Brook in una intervista ci può fare capire anche il suo punto di vista:

Lo stato della Terra peggiora giorno dopo giorno, confermando ciò che è già scritto nel “Mahabharata”: l’umanità è divisa in 4 epoche, le 4 yuga, ci dice quel libro. La prima è la rapida evoluzione dell’umanità fino al suo punto più alto, le altre tre sono la discesa verso la distruzione totale. Noi siamo tragicamente alla quarta era. Mi fa paura pensare che quando facemmo il primo Mahabharata, c’era un grande ottimismo nel mondo e speranza per il futuro e solo trent’anni dopo siamo di fronte al nostro sfacelo. Se sono tornato al poema indiano è perché lì ci sono le risposte. È una guida, per restare solidi, realistici nel combattere la grande marea che rischia di seppellirci“.

Vi ho convinto? Qui sotto le date utili per andarlo a vedere!

Battlefield
Tratto dal Mahabharata e dal testo teatrale di Jean-Claude Carrière
adattamento e regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne

con Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba, e Sean O’Callaghan
musiche Toshi Tsuchitori
costumi Oria Puppo
luci Philippe Vialatte

Dal 24 maggio approda alla Pergola di Firenze, dal 29 al 30 maggio sarà al Teatro Storchi di Modena.