Per fortuna Cannes non è solo lo spacco inguinale di Bella Hadid, il pancino di Blake Lively, le Vans sul red carpet di Kirsten Stewart o i bacetti imbarazzati tra Charlize Theron e il suo ex Sean Penn. Per fortuna Cannes è cinema e impegno, cultura e lavoro. Lo dimostra quest’anno l’assegnazione della Palma D’Oro a Ken Loach, il più vecchio regista tra quelli in concorso, coi suoi ottant’anni vissuti tutti per un grande schermo capace di proiettare le sofferenze dei combattenti quotidiani con spaventoso realismo.

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Vince lui, il suo I, Daniel Blake, storia di un carpentiere che oppone l’etica del lavoro allo sfruttamento dei più deboli da parte del sistema. Un film che ha valore, così come le parole pronunciate dal regista nel ritirare il premio: “Il mondo in cui viviamo si trova in una grave situazione, le idee che chiamiamo neo-liberiste rischiano di portarci alla catastrofe, ovunque. Ma la disperazione è pericolosa, voglio dare un messaggio di speranza: un mondo migliore è possibile e necessario”.

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Dal personale che sconfina nel sociale di Loach, si passa all’intimità più passionale nel cinema “d’impatto” di Xavier Dolan. Il 27enne, già premiato due anni fa con Mommy, si aggiudica il Grand Prix col suo Juste la fin du monde. Un altro film scritto con amore e dolore, che racconta la fine del mondo di una famiglia, ovvero la necessità di accettare e accogliere la morte di un figlio malato terminale.

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Miglior sceneggiatura e Miglior attore a Le client di Asghar Farhadi, già noto per i pregevoli Una Separazione e Il passato. Il premio come Miglior attrice va invece alla filippina Jaclyn Jose, interprete di Ma’Rosa di Brillante Mendoza, storia di una madre che prova a sopravvivere nella periferia estrema di Manila.

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Per la regia, vincono ex aequo Cristian Mungiu di Bacalaureat e Olivier Assayas con Personal Shopper (a sorpresa, il film era stato aspramente criticato). Ancora lavoro tra i temi premiati, per American Honey di Andrea Harnold che si aggiudica il Premio della Giuria col suo ritratto generazionale on the road di un gruppo di precari.

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La 69esima edizione di Cannes mostra il meglio del cinema internazionale, senza cedere al fascino di lustrini e paillettes.

Perché, come ha dichiarato Dolan al momento di ritirare il premio, bisogna sempre preferire “la follia delle passioni alla saggezza dell’indifferenza”.