Il 2016 ha dato alla luce la terza stagione di Broad City, sitcom con protagoniste due ragazze a New York. Un prodotto indipendente che proviene direttamente dal fenomeno delle webseries su YouTube, poi acquisita e prodotta da Comedy Central. Le due autrici e attrici Abbi e Ilana (usano i loro stessi nomi anche nella sitcom) ci mostrano la vita a New York con la sua semplicità, gli sketch, le tendenze, i social, la ricerca di soldi. Un continuo dialogo e rapporto tra due amiche, con la quotidianità e la difficoltà della vita attraverso un tono ironico e spinto.

Se pensiamo al classico Sex and the City, troviamo sì la stessa ricerca di indipendenza e di sincerità, ma con dei tabù che in Broad City vengono superati ed eliminati. Perché? Perché la visione della donna negli ultimi 20 anni è cambiata radicalmente e questo ha portato una maggiore attenzione alla rappresentazione femminile, nel modo in cui viene mostrata come nei film anche nelle serie tv. Il grande cambiamento avviene in primis nei contenuti, ecco una panoramica dei temi generali trattati nella serie.

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Broad City. Oltre il sesso

Il tabù per eccellenza in Broad City viene trattato con una grande consapevolezza, la generazione y è abituata al genderless, non c’è il bisogno di essere inseriti in una catalogazione sessuale. Llana è bisessuale e ha una relazione aperta con il suo ragazzo, il sesso è presente ma non è lo scopo principale della sitcom, non è un’ossessione. Divertimento sì ma nello stesso tempo è una scelta indipendente e consapevole. Non esistono uomini da conquistare, esistono due ragazze che ragionano su quello che sono e quello che fanno, con problematiche annesse (una puntata inizia con il problema delle malattie sessualmente trasmissibili). Ci fanno divertire e sono dirette, senza aspettative e senza pressioni sociali.

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Broad City. Native digitali

L’uso dei social network e dei media è sempre presente, come nelle nostre vite, anche nella serie. Loro stesse hanno iniziato nel 2009 con un prodotto fruibile solo attraverso il web. Gli sketch possono addirittura basarsi attraverso discussioni webcam (è capitato mentre una di loro stava facendo sesso con il ragazzo, oppure mentre erano sedute sul water nei loro rispettivi bagni). Rappresentano quindi la generazione Y, le native digitali, i millennials: in antropologia viene definita la generazione di iperattivi e impazienti, nati dagli Novanta in poi, che è cresciuta con la nascita di nuove tecnologie, di internet, dell’istantaneo. Un’intermedialità che è vicina alle nostre abitudini, che ribalta i punti di vista mediati dalla tecnologia. Chi non ha chiamato un’amica durante un momento di disperazione post sbronza?

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Broad City. Il nuovo femminismo

Jane Mills’ Womanwords: A Dictionary of Words About Women definisce broad come “a woman who is liberal, tolerant, unconfined, and not limited or narrow in scope”. Questo è evidente in tutta la serie, in particolare nell’uso di immagini e sinossi di poche righe che presentano perfettamente come le autrici intendono il ruolo della donna. In un’intervista a Out troviamo un’apertura totale alla sessualità femminile e al discorso del queerdom. Anche in questo caso, l’amicizia e il dualismo è presentato alla perfezione nelle gag che creano complicità tra le due ragazze, Abbi e Lleana che vivono con coinquilini con cui non esistono confini prestabiliti, se non umorali e umani.

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