Ecco cosa mi piace più di tutto quando pratico e insegno yoga, la possibilità di trasformazione attraverso il corpo e il respiro nel connubio degli elementi che ci compongono.

Dalla terra prendiamo la solidità, la fermezza, l’equilibrio, la stabilità.
Dall’acqua la capacità di adattamento, duttilità e cambiamento.
Dal fuoco la magia della trasformazione.
Dall’aria la leggerezza e la libertà, l’apertura verso il mondo e le nostre emozioni.

Da tutti questi elementi acquisiamo i “super poteri” per la “trasformazione”; ecco perché, ogni volta che col corpo rappresentiamo una forma, pur essendo immobili attiviamo molte energie, rimettiamo in circolo la linfa vitale e lentamente modifichiamo – in modo impercettibile ma sempre un po’ di più ogni volta – il nostro essere e il nostro approccio con noi e il mondo, portando tutto in armonia ed equilibrio.

Ma cosa sono più nello specifico le asana?

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Sono delle particolari forme che assume il corpo all’interno di una sequenza statica (hatha yoga/ yoga della forza) e vanno mantenute nell’immobilità nel completo rilassamento mentale e fisico in un delicato equilibrio di forza e abbandono. Il tempo minimo di mantenimento è di almeno tre minuti, perché dal terzo minuto consentiamo alle parti del corpo coinvolte di attivare i chakra – centri energetici – e di portare in queste zone i benefici. Il numero di possibili asana raggiunge la cifra ipotetica di 4.800.000 e rappresentano simbolicamente le forme di natura divina, umana e animale contenuti nel nostro tessuto connettivo, una sorta di memoria ancestrale che custodiamo e che con la pratica “risvegliamo”. L’immobilità dunque si presenta come la chiave per beneficiare della pratica ma non preoccupatevi buona energia e fluidità la troveremo anche nei movimenti abbinati al respiro che ci permettono di entrare nelle forme attraverso il flusso dinamico (vinyasa) e nella staticità piano piano conquistata, quindi all’inizio basteranno pochi respiri per approcciarci a tutte le forme che avremo modo di sperimentare.

Oggi vi presento la figura di TADA ASANA per introdurvi nell’elemento terra che rappresenta la stabilità, il radicamento, le radici, la forza e l’istintività primordiale.

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Illustrazione by Trattonero

Nel corpo la “terra” si colloca nella regione dei piedi e attraverso il contatto possiamo osservare come poggiano, se il peso del corpo è ben distribuito e domandarci se questo contatto ci fa piacere o ci disturba, diventiamo dunque degli osservatori partecipi e critici verso ogni genere di emozione che ci suscita una semplice posizione in piedi. La caratteristica della terra, relazionata al primo chakra Muladhara (sigillo di base), è proprio quella della durezza e di conseguenza della stabilità; per questo il primo chakra è considerato il fondamento vitale che sostiene tutto il nostro corpo e che lo relaziona al mondo fisico ed è qui che risiede il nostro inconscio istintivo. È per questo che se vogliamo fare un buon lavoro dobbiamo sempre partire dalla terra che ci permette di stabilizzarci e di concretizzarci e di costruire le fondamenta.

Addentrandoci più nello specifico nel simbolismo di Tada scopriamo che significa Montagna.

Nella mitologia induista tutte le montagne avevano all’origine grandi ali e vagavano nei cieli. Shiva – divinità maschile tra le più adorate in India – gliele tagliò perché procuravano grandi disagi a tutti gli dei, per questo ora le troviamo saldamente ancorate a terra. Eseguendo la montagna osserverete come si percepisca la potenzialità di questa forma, pur nella sua “apparente” semplicità, il corpo si fa più forte, stabile, presente; idealmente è come se diventassimo una montagna maestosa, sicura, quasi inaccessibile – simbologicamente ci vuole costanza per scalare una montagna ma la sua bellezza è così tanta e la sfida così forte che saranno in molti a volerci con sé ma pochi a conquistarci davvero – la figura della montagna ci permette di lavorare anche sulla nostra autostima e percezione cognitiva che abbiamo di noi, sul nostro valore. Più si riesce a mantenere nell’immobilità più si avvertirà la forza e la sensazione incredibile di rinvigorimento in tutto il corpo.

Tada, esecuzione

In piedi con i piedi perfettamente uniti dai talloni alle punte, le gambe tese, stringere i glutei e retro flettere il bacino in modo da formare una linea dritta dalla nuca al coccige. Le braccia sono lungo il corpo. Il mento leggermente in chiusura verso lo sterno così da raddrizzare tutta la colonna. Inspirare ed espirando distaccare le mani e le braccia dal corpo – di circa 30°- portandole verso l’esterno formando un triangolo in cui il vertice è la sommità del capo. Mantenere gli occhi chiusi.

Tada, mantenimento 

Se riuscite, l’ideale sarebbe mantenerla per almeno cinque minuti, cercando di portare la concentrazione sulla stabilità delle due piante dei piedi, ben salde a terra che permettono la stabilità e al respiro calmo e regolare sull’addome. Con gli occhi della mente si può immaginare un asse centrale che attraversa tutto il corpo aiutandoci così a mantenere la stabilità ed evitare l’oscillio.

Tada, benefici

Si rafforza il sistema nervoso centrale e il senso dell’equilibrio
Aumenta la forza mentale e se si soffre d’insonnia si può eseguire prima di andare a letto proprio perché regolarizza il ciclo di sonno/veglia agendo direttamente sul sistema nervoso
Riduce l’ansia, questo grazie all’apertura delle braccia che permette di lavorare sul muscolo cardiaco, massaggiandolo.
Migliora la postura in generale del corpo, dei piedi piatti e cavi rafforzando cosce, ginocchia e le caviglie
Tonifica  i glutei
Utile nei primi sei mesi di gravidanza.
A livello energetico si attiva il primo chakra – Muladhara – che corrisponde alla forza della terra, del radicamento e della stabilità, all’affermazione del proprio sé.