La famiglia Bélier, una magica commedia francese sulla famiglia, la musica e la disabilità.

Nessuno come il cinema francese sa confezionare commedie brillanti e fuori dagli schemi che trasudano ironia e originalità, politicamente scorrette ma salde nei principi, emozionanti e tenere. Stiamo parlando de La famiglia Bélier, pellicola campionessa d’incassi oltralpe di Eric Lartigau. Un film sulla disabilità dove proprio le “persone normali” sembrano essere quelle più incasinate.

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Paula Bélier è nata in una famiglia di sordi. Madre, padre e fratellino sono serenamente immersi nel silenzio e nei gesti, conducono una vita felice, divisi tra l’allevamento, l’agricoltura e la produzione di formaggi. Paula, purtroppo, ci sente e ha una gran voce. Fa da tramite tra i suoi familiari e il mondo, è l’orecchio e il fiato, il centro di tutto. Eppure diversa da loro, e diversa dai suoi compagni di scuola, ha qualcosa in più e qualcosa in meno, a seconda di chi la sta a guardare.

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Beffa delle beffe Paula, dicevamo, ha una gran voce. Che non le serve quando è dentro casa, dove parla coi gesti e le mani, ma le esplode in petto proprio a scuola, quasi per caso, mentre prova a farsi notare dal ragazzo più carino del liceo ad un corso di canto. Come spiegare a chi non ha mai udito la musica cosa voglia dire cantare? Come farsi amare per un talento invisibile proprio da chi le è più caro?

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“Quando sei nata e mi hanno detto che ci sentivi, ho pianto”, le confessa la madre in una scena esilarante “tuo padre mi consolava, mi diceva, vedrai, sarà sordomuta dentro!”. E mentre i clichè si ribaltano, con la normalità che diventa un deficit, ci si accorge che a mostrarsi sullo schermo è la storia di tutte le famiglie.

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L’appartenenza ad un nucleo, il legame del sangue che tira da una parte e la consapevolezza triste di una differenza incolmabile, di una identità unica e preziosa che si conserva sempre a un costo altissimo, quello del distacco. Non sono vostro, non sono come voi, eppure vi appartengo e vi amo. Non è ciò che sono costretti a dire tutti i figli prima o poi?

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C’è chi lo racconta con lacrime e sospiri e chi invece cantando. La musica è parte integrante del film, fa risaltare i silenzi della casa e sottolinea ogni emozione. Focalizzando l’accento sui “volumi”, giocando coi registri di tono, ne La famiglia Bélier il regista riesce a trattare un tema delicato senza mai sconfinare nello scontato o nel patetico e avvicinandosi così alla realtà.

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Bellissima scoperta la chanson française di Michel Sardou, che anima la scena come un sottotitolo, musicando anche il silenzio, esplodendo in riso, in abbracci, in lacrime in mezzo ai personaggi uniti dalla fede nell’amore.