Simona lo Iacono – Le streghe di Lenzavacche. Candidato al Premio Strega 2016. Presentato da Paolo Di Stefano e Romana Petri

“Le streghe di Lenzavacche” è un romanzo magico, intriso in ogni parola dei colori e i profumi della terra siciliana. Siamo nel 1938, a Lenzavacche per l’appunto, c’è il fascismo e ci sono Rosalba e suo figlio Felice con la matriarca Tilde. Felice è amatissimo, sua madre prova per lui un amore viscerale, sanguigno, ma mai opprimente; ha gli occhi vivi e brillanti e lotta contro la sua disabilità che lo rende diverso, ma non sconfitto. E che importa se gli altri non riescono a comprenderlo e ad accoglierlo nella comunità, lui lotta e vive protetto dalla famiglia e dall’amico di famiglia, il farmacista Mussumeli. Ma è una protezione che non lo nasconde agli sguardi degli altri, lo dice Rosalba stessa:

Non fuggire quello che sei, figlio sbalestrato e sognatore, ti dicevo, avessi anche otto zampe e cento lingue, guardati Felice, guardati.

Alla vita complessa e funestata dai pregiudizi altrui di questa strana famiglia si sovrappone quella di Alfredo Mancuso, maestro napoletano, appena arrivato nell’istituto Maria Montessori di Lenzavacche. Troppo estroso per l’oscurantismo del regime fascista, sempre in bilico nel suo lavoro, il regime non approva e glielo dice anche con lettere ufficiali e pompose:

Non hanno bisogno, i nostri allievi, di divagare con la fantasia, che è una delle nemiche principali della disciplina e della produttività.

Simona Lo Iacono intreccia sapientemente queste storie di umanità sofferente ed emarginata con le credenze antiche, quelle che nel 1600 avevano marchiato come “streghe” le mogli abbandonate, le spose gravide e le ragazze emarginate, proprio come i protagonisti del libro. Ed è in questa commistione perfetta di storie antiche e moderne che Rosalba lotta per i diritti di suo figlio, testarda, inarrestabile e con l’aiuto di un pizzico di antica magia.
Questo libro è leggero, solo 150 pagine, e vola via come un soffio caldo del sole siciliana, ma la sua forza più grande è la scrittura della sua autrice: talmente curata e preziosa da risultare quasi ipnotica, con cambi di registro continui, ma mai bruschi. Le streghe di Lenzavacche è un piccolo gioiello, un incastro di tessere dal carattere forte, femminile, invincibile.

Al che ho capito che ogni volta che una donna sarà madre a dispetto del mondo, e racconterà storie vincendo la morte, le streghe torneranno, cara zia, ancora e ancora, con tenacia e compassione.

Questo libro insegna una verità importante e contemporanea, da scolpire nella mente: non c’è niente di più potente al mondo di una donna tenace, che sappia proteggere i deboli e ricordarsi di non giudicare il prossimo. Non c’è niente di più potente al mondo della magia delle streghe di Lenzavacche.

Le streghe di Lenzavacche, Edizioni e/o.

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