L’intuizione è donna. Potrebbe essere questo il sottotitolo all’intervista di oggi per Bello&Fatto A Mano. Siamo a Milano, in Via Piero Della Francesca n° 34 e lei è Antonella Pesenti, un’amante delle due ruote che, una volta diventata mamma (per due volte in poco tempo), non ha rinunciato alla bicicletta. Prendendo spunto da un fenomeno tornato in voga nei Paesi del Nord Europa – vedi la Principessa Mary di Danimarca –  ha aperto Fridabike, un’officina bellissima in cui progetta e vende cargo bike. Si sta facendo portavoce di un movimento rivoluzionario che ha dichiarato guerra a inquinamento e tempo perso nel traffico cittadino. Ah, qualora non l’aveste capito, anche la rivoluzione è donna.

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Photo credit: Teresa Enhiak Nanni

Ciao Antonella, partiamo dalle basi: cos’è una cargo bike? E perché, dopo un passato da modella e gli studi all’Accademia Di Brera, hai deciso di aprire un negozio-laboratorio in cui vendi e progetti biciclette?
La Cargo Bike è una bicicletta progettata per trasportare carichi oltre al conducente. Ne esistono di diversi tipi: per portare i bambini, gli animali, gli oggetti e anche bici-negozio itineranti. In realtà non l’ho deciso a tavolino e non è stata assolutamente una scelta di tipo commerciale. Da quando ho avuto in regalo la mia prima Cargo Bike, l’ho trovata una soluzione talmente geniale che ho tentato in tutti i modi di promuoverne l’uso scrivendone in alcuni blog, creando un gruppo Facebook di cargo bikers, aiutando nella scelta chi voleva acquistarne una. E così mi sono ritrovata a rivenderle. E’ stata una conseguenza naturale.

Con Fridabike hai partecipato alla Milano Design Week 2016 all’interno dell’evento Biciclette Ritrovate: quale riscontro di pubblico hai avuto?
Alla Design Week ho collaborato con Fix Your Bike a Biciclette Ritrovate da Rossignoli: loro hanno reso unica una delle mie Cargo Bike, personalizzandola e rendendola quasi irriconoscibile, grazie ad una pellicola di rivestimento. E’ stato molto interessante osservare in diretta il tipo di clientela che si sta creando attorno a questi oggetti. I primi clienti erano pionieri e un po’ matti come me, ma in un anno i fruitori stanno leggermente cambiando e le ultime persone a cui ho venduto sono molto preparate sull’argomento, attente alla qualità del prodotto e, soprattutto, all’estetica. E’ giunto il momento in cui i designers che si occupano di biciclette inizino a prendere in considerazione anche le Cargo Bike. In questo senso le collaborazioni sono il metodo migliore.

Il fatto che tu sia una donna che progetta e ripara biciclette, professionalmente ha mai comportato qualche problema?
La questione di essere donna e meccanico esiste. Non è rara la scena in cui il cliente si aggira per l’officina cercando il ragazzo che mi monta le bici per chiedere informazioni a lui. Un giorno un cliente anziano, dopo che gli ho detto che le biciclette le monto io da sola, è scappato e non è più tornato. Specie all’inizio è stata dura conquistare la fiducia dei clienti, ma anche quella dei fornitori. E questo è grave.

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Photo credit: Teresa Enhiak Nanni

Oltre a rispettare l’ambiente, una cargo bike permette di fare attività fisica e non avere costi fissi come carburante, assicurazione e bollo-auto. Tuttavia, quanto ci viene a costare?
Una Cargo Bike economica costa dai 1000 euro ai 1.300 euro, ma per averne una decente si parte da una base di 1.400 euro. Esistono anche Cargo Bike da 4.000 0 5.000 euro; io attualmente non le vendo, trovo che ancora la gente faccia fatica ad accettare di dover spendere più di 1.000 euro per un modello base. Comunque a differenza di una moto, di una macchina o di un passeggino le Cargo non si svalutano molto quando vengono rivendute e questo è un incentivo a comprarle: sai di poterla rivendere facilmente, non essendoci tra l’altro ancora un mercato dell’usato. Poi le spese di manutenzione ordinaria sono pari a zero.

Quali sono invece le perplessità e gli scetticismi che più ti vengono posti sul tema cargo bike?
Le convinzioni errate più diffuse è che siano biciclette pesanti, che non le puoi usare in Italia (altrimenti come si spiega che fino ad oggi non le abbia avute nessuno?) e che siano difficili da guidare.
In realtà i modelli di fascia prezzo più alta sono leggeri quasi quanto una bicicletta normale. E non sono difficili da guidare, è solo una questione di abitudine. Invece, il fatto che in Italia non si possano usare è falso, perché il codice della strada lo permette: io uso un triciclo a Milano da cinque anni e riesco a spostarmi tranquillamente. Il motivo per il quale ancora non abbiano spopolato resta un mistero per me.

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Photo Credit: Teresa Enhiak Nanni

Sul tuo blog c’è un video tutorial in cui mostri come trasformare una cargo bike con trasporto bimbi in una bici-negozio. Cosa ne pensi del commercio itinerante? Ricevi molte proposte del genere?
Inizio da poco a ricevere commesse di biciclette-negozio, ho iniziato specializzandomi in biciclette per la famiglia. Ora mi capita di avere sempre più richieste dato che il commercio itinerante sta vivendo una nuova primavera anche grazie alla moda dello Street Food che ha reso “onorevole” anche il lavoro di commercio su strada. Aprire un’attività di ambulante è poco dispendioso, ti permette di iniziare con un budget ristretto e poter facilmente cambiare idea. Con i costi iniziali che ha un negozio fisso non si potrebbe fare. È un tema interessante per la giovane imprenditoria.

Ho molto a cuore è il superamento delle disabilità. Pensi che una cargo bike possa essere utile a bambini e quindi genitori che hanno figli con disabilità e che spesso rimangono prigionieri in casa o non possono ammirare le città in cui vivono?
Ho capito la grande importanza che può avere una bicicletta quando ho assistito alla scena in cui un bambino di dieci anni è andato in bicicletta per la prima volta: era portato dal padre ed era un bambino disabile su una delle mie Cargo Bike. È stata un’emozione così forte che ho deciso che avrei portato avanti la mia missione ad ogni costo e che non avrei mai più ascoltato tutte quelle persone che mi intimavano di lasciar perdere questa idea perché economicamente improduttiva. La Cargo Bike cambia la vita, ti semplifica gli spostamenti e ti rende libero. Posso immaginare che questo concetto venga amplificato nelle famiglie in cui è presente un disabile.

 

Ci indicheresti 3 posti belli a Milano da raggiungere in bicicletta?
Il Parco delle Cave verso Giugno, di notte, a fanalini spenti, così si possono vedere le lucciole.
L’Abbazia di Chiaravalle, a Sud di Milano, il percorso è abbastanza breve e quasi tutto ciclabile.
Pic-nic in mezzo ad uno dei prati immensi del Parco Nord.

Domenica 15 Maggio, in Parco Sempione, ci sarà il primo raduno italiano di cargo bike. Ci sveli qualcosa in più?
Alle 13, dopo il Cyclopride, ci sarà il Cargo Bike Camp, un’occasione unica per vedere e provare tante Cargo Bike di diversi modelli tutte insieme, un premio speciale andrà alla miglior Cargo auto-costruita! Poi si svolgerà La Cargona, una gara poco seria tra Cargo accompagnata da musica dal vivo, ci sarà una Cargo Dee-Jay durante il Cargo Pic-nic e trattandosi di Cargo Bike arriveranno molte famiglie e quindi ci saranno tantissime attività pensate per i più piccoli come il gioco della Pignatta, laboratori e premi ai bambini più numerosi che prenderanno d’assalto una Cargo Bike. (Il 20 e 21 maggio Antonella sarà a  Raggio – Stile di vita a pedali, presso Spazio Fase, di cui vi abbiamo parlato qui, NdR)

E per finire, la nostra domanda di rito: qual è la tua cosabella?
La mia cosa bella è Eduardo, ma anche Frida e Antonio. Senza di loro non esisterebbe Fridabike: l’idea è arrivata incontrando loro e ogni cosa che realizzo la faccio ispirandomi a loro.

Fridabike è anche su Facebook, Instagram e Pinterest
Le fotografie di questo articolo sono di Teresa Enhiak Nanni; la trovate anche su Instagram.

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