Elena Stancanelli – La femmina nuda. Candidato al Premio Strega 2016. Presentato da Francesco Piccolo e Silvia Ronchey

L’amore è una brutta bestia, soprattutto oggi che quasi tutti hanno imparato a mettere periodicamente, davanti a tutto, la propria felicità. E questo quasi sempre, sembrerà strano, ma finisce per generare tristezza, confusione, disperazione e anni di analisi anche in quello che la felicità aveva deciso di inseguirla per davvero. E che cos’è l’amore se non felicità? Ce l’avevano venduto così, per questo spesso le storie finiscono. A un certo punto pare tutto sbiadito e abitudine e ti domandi “ma le farfalle nello stomaco?” e magari arriva qualcuno che per un po’ ti fa vedere a colori. Quello è amore? È più amore di quello (forse) sbiadito con cui i tic e le battute sono codificate e belle proprio per questo? Forse no, ma ogni tanto vale provarci, cascarci.

Anna scopre così che Davide la tradisce (si sono già traditi entrambi più volte ma stavolta è diverso) con una peggio di lei che lei chiamerà “Cane” per tutto il libro. Si lasciano ma non si lasciano davvero perché lui non vuole staccare la spina, porta via le sue cose ma poi chissà cosa potrebbero pensare gli amici. Scrive “ti amo pazzamente” all’amante ma in realtà non è vero, sono frasi che si dicono. Anna piomba in un vortice di disperazione che, in questa lettera (più che altro un escamotage narrativo) che decide di scrivere una volta guarita alla sua amica Vale – l’unica che l’abbia davvero aiutata non chiedendo mai niente ma cenando con lei in silenzio, sopportando pianti a dirotto e piatti nemmeno assaggiati – chiama “regno dell’idiozia”. Si tratta di mania, di ossessione, di stalking, di entrare nel profilo Facebook di Davide, nelle sua casella mail, di seguire il pallino blu che lo geolocalizza con l’app Trova il mio Iphone, di urlare per la strada, strattonarsi, distruggersi. Per un anno. Leggendo verrà spontanea la domanda su come la protagonista riuscisse a mantenersi, dato che sembra perennemente attanagliata ai profili di lui, a casa, sfatta, sfibrata, sporca, quasi sempre ubriaca mescolato a qualche Xanax che almeno la fa rendere parte del club nemmeno tanto esclusivo di quelli che lo prendono per resistere alla vita con la facilità tipica della Magnesia Sanpellegrino. Verrà da chiedersi “ma le cene, tutte le sere?” Un po’ come con le sigarette nella scena di Ecce Bombo. Ma non sono quelli i problemi. Viene fastidio a vedere la forza di questa mania vuota (perché lei in realtà di Davide non è più innamorata), che stringe tra le sue spire Anna fino a trascinarla giù, privandola dell’amor proprio, della voglia di stare meglio fino al turning point a poche pagine dalla fine.

La Femmina Nuda si legge in pochissimo tempo perché ti fa spiare quello che speri che nessuno arrivi a fare, che tu non arriverai mai a fare. Un voyeurismo della tragedia amorosa ai tempi di internet, una concreta sfiducia nella dimensione della coppia oggi ma forse per sempre. Elena Stancanelli decide di parlare di un’ossessione ma il tono è quello di chi per fortuna l’ha superata, quindi sarcastico, a volte comico. Ci sono delle belle pennellate (il ritratto delle persone danneggiate, il cambiare anche in base a chi ti sta a fianco, l’importanza del corpo, l’amarezza di capire che davanti a tutto questo non si hanno strumenti difensivi, mai) ma quello che non riesce a fare è coinvolgere davvero. La protagonista è palesemente senza ritegno e questo, unito a numerose aggiunte che “calendarizzano” e censiscono la vicenda (le foto erotiche, il film, lo Xanax, la cocaina) rendono questo libro quasi un messaggio per chi può e deve capire, per chi fa parte di un gruppo di ascolto, di amici, di “scena” con lo stesso alfabeto e che di queste cose se ne occupa, per lavoro, per vita vissuta o per sentito dire. Ecco, per chi di questo sa poco o nulla, per chi quando si lascia soffre perché ama o ha amato, per chi continua ad avere degli obblighi sociali che paradossalmente aiutano a far tenere dritta la barra, La Femmina nuda diventa quasi un libro muto, pretenzioso. O comunque, seppure nella sua brevità, con 70 pagine di troppo.

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Anche quest’anno Cosebelle magazine seguirà il Premio Strega con la sua maratona di lettura collettiva di tutti e 12 i libri candidati. Segui tutte le nostre recensioni e commenta con l’hashtag #stregabello