Ho scoperto con colpevole ritardo la parola Mansplaining anche se segretamente, e con una buona dose di senso di colpa ve lo confesso, ho sempre pensato fosse un fenomeno irritante solo per me e che non fosse buona educazione reagire in malo modo quando mi succedeva. Tecnicamente Mansplaining, sintesi di Man e explaining, ha le sue radici in un essay di Rebecca Solnit, Men Explain Things to Me, e significa

Spiegare qualcosa a qualcuno, di solito si tratta di un uomo rivolto ad una donna, con atteggiamento paternalistico e di sufficienza

In parole povere: spiegazioni non richieste da uomini che, in quanto tali, credono di saperne più di te a prescindere su ogni argomento. Invidiamo tutti in silenzio l’efficacia della lingua inglese che con una sola parola racchiude l’atavico fastidio delle donne nel dover gestire e fronteggiare l’ennesima spiegazione o, più elegantemente e sempre in inglese, manologue.
L’episodio chiave nel libro della Solnit? Un uomo la avvicina e tenta di spiegarle boriosamente il valore di quest’ultimo libro sul fotografo Eadweard Muybridge che gli era capitato di leggere. Due, però, i particolari fondamentali: non aveva letto il libro, ma solo recensioni altrui, e, più nello specifico, l’autrice era proprio Rebecca Solnit. Seguono vani tentativi di interrompere il monologo dell’uomo, fino a quando riescono a fargli notare l’errore e la conversazione finisce bruscamente nell’imbarazzo generale. Rebecca Solnit, allora, costruisce una riflessione importante partendo proprio dalla stupidità di un solo uomo affermando, con sicurezza che:

Nessun uomo si è mai scusato per avermi spiegato, in maniera sbagliata, cose che io conosco e che loro no, non conoscono affatto. Non ancora perlomeno, ma secondo dati statistici potrei avere ancora 40 e qualcosa anni da vivere, più o meno, quindi potrebbe ancora succedere. Di certo non starò qui ad aspettarlo col fiato sospeso.

E quasi in chiusura scrive una cosa ben più importante, riportando il pensiero della sua amica attivista Martina Sitrin a proposito della pubblicazione del suo saggio:

Le giovani donne avevano bisogno di sapere che essere denigrate non era il risultato di loro fallimenti, ma solo la vecchia e noiosa guerra fra i sessi, ed è successo alla maggior parte di noi che siamo state donne ad un certo punto della nostra vita.

Se non vi è mai capitato di assistere al fenomeno e siete già lì col dito puntato pronte a bollare questa come ennesima trovata femminista vi fermo subito. Se non l’hai provato non puoi capire, ma dubito che sia successo, semplicemente non ci hai fatto caso. E se sei un uomo e pensi di non averlo mai fatto non solo ti credo, ma ti assicuro anche che ne sarai per sempre immune se segui alla lettera le regole della buona educazione:

  • non interrompere una donna nel bel mezzo di un discorso
  • non zittirla
  • non assumere a prescindere che sappia meno di te dell’argomento

Se ci sono ancora dubbi guardate questo video di attn: e provate a non arrabbiarvi moltissimo.

Il mansplaining va oltre il concetto di sapientone che deve dimostrare le sue vaste conoscenze, ma sottintende che in quanto donna tu non possa mai essere esperta di uno specifico argomento. Quindi ora è giunto il momento delle domande più che legittime: sarà un caso di mansplaining ogni volta che un uomo spiega qualcosa? Magari il mansplaining stesso, come definizione, è sessismo al contrario? E soprattutto, serve davvero dare un nome a questioni così poco importanti? Le risposte sono immediate.

Come si riconosce il mansplaining

È facile capire quando una conversazione diventa mansplaining perché non c’è contraddittorio, non c’è possibilità di confrontarsi e di imparare dalle informazioni che vi stanno investendo vostro malgrado. Nei casi più gravi il vostro interlocutore non vi lascia nemmeno lo spazio per rifiatare e non si interessa di ciò che ha intorno, troppo preso dalla sua sapienza. Se poi vi parla sopra senza ritegno siete legittimate ad alzare il relativo segnale luminoso “No grazie”.

 

Il mansplaining non è sessismo al contrario

È curioso dover difendere dall’accusa un fenomeno che il sessismo lo stigmatizza. Facciamo un parallelo per spiegarlo velocemente: nessuna donna può impedire ad un uomo di parlare di femminismo e discutere civilmente di alcuni suoi aspetti. È però un dovere proteggere il femminismo dalle teorizzazioni distorte, sentito mai parlare del luogo comune “le femministe odiano gli uomini?” Quindi, ritornando al mansplaining, non abbiate timore di mostrare lacune nelle vostre conoscenze, di chiedere spiegazioni a qualcuno, non rinunciate ad ascoltare, ma non lasciate che vi sottraggano il potere di dare un nome ad un fenomeno irrispettoso. Non fatevi zittire mai in malo modo e se attaccano a spiegarvi la genesi dell’universo avete due opzioni:

  1. Spiegare con gentilezza che l’universo l’avete creato voi
  2. Abbandonate il campo per risparmiarvi la fatica di parlare con chi non vuole sentire

A cosa serve riconoscere il mansplaining

Rebecca Solnit dice di non amare il termine mansplaining, ma dal mio punto di vista dare una definizione alle cose è il miglior modo per riconoscerle e combatterle. Ed è fondamentale anche sensibilizzare le giovani donne a cui è stato sempre insegnato di essere accondiscendenti e ben educate. Come dicevo in apertura per anni ho pensato che non fosse carino stoppare il monologo del sapientone di turno che tentava di indottrinarmi, poi ci ho riflettuto. Perché devo sempre e solo ascoltare in quanto donna? A me piace il confronto, meno le esibizioni.
Imparare a riconoscere il momento esatto in cui il vostro interlocutore parte con la spiegazione inutile e non richiesta vi consente di imparare a rispettare voi stesse, la vostra formazione, i vostri studi e il vostro essere donna. Se l’interlocutore è intelligente si risolverà tutto con cortesia e rispetto, viceversa non sprecate altro tempo. Ed ecco ad un altro nodo della questione: non chiedete scusa quando non è necessario, non abbiate paura di esporvi e difendere le vostre posizioni, anche sbagliando. Abbiamo tutti gli stessi diritti ed è tempo che anche le ragazze lo imparino, ma senza supponenza, solo sano e civile confronto.

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